Francia: due nuovi arresti per l’attentato di Nizza

Pubblicato il 1 novembre 2020 alle 15:29 in Europa Francia

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La polizia francese ha effettuato due nuovi arresti nell’indagine per l’attentato contro la chiesa di Nizza che ha causato tre morti. 

Le autorità stanno interrogando un totale di 6 persone per capire se queste sono collegate al tunisino Brahim Aoussaoui, 21 anni, senza precedenti. La polizia sta cercando di stabilire con quali persone fosse in contatto l’assalitore, che è ancora ricoverato in gravi condizioni. Due uomini sono stati presi in custodia dalla polizia nel tardo pomeriggio del 30 ottobre, secondo quanto riferisce la stampa francese

I due nuovi sospettati, di 63 e 25 anni e di nazionalità algerina, erano a casa di un altro sospetto a Grasse. Quest’ultimo, un cittadino tunisino di 29 anni, aveva avuto un diverbio con l’attentatore. Gli altri 3 sospetti in custodia sono: un uomo di 47 anni, arrestato la sera del 29 ottonbre, dopo essere stato visto accanto all’attentatore in un filmato girato da alcune telecamere a circuito chiuso, il giorno prima dell’attacco. L’altro è un uomo di 35 anni arrestato il 30 ottobre, a Nizza, per essere stato in contatto con Brahim A. Anche il cugino di uno dei sospettati, 33 anni, è stato preso in custodia. 

Grazie in particolare all’analisi dei suoi telefoni e delle telecamere a circuito chiuso a Nizza, gli inquirenti hanno potuto accertare che l’attentatore è arrivato in città il 27 ottobre dall’Italia. L’uomo ha fatto poi passare poco più di 24 ore prima del massacro con il coltello nella chiesa. Le tre vittime sono due fedeli, Nadine Devillers, 60 anni, Simone Barreto Silva, 44 anni, e il sacrestano Vincent Loquès, 54 anni.

La Francia sta vivendo un momento difficile, sotto la costante minaccia dell’estremismo islamico. L’attentato a Nizza arriva meno di due settimane dopo che l’insegnante di storia Samuel Paty, 47 anni, è stato decapitato fuori dal suo liceo, dopo aver mostrato alcune caricature in una lezione sulla libertà d’espressione, tra cui una del Profeta Maometto. Dopo la morte di Paty a Conflans-Sainte-Honorine il 16 ottobre, Macron ha dichiarato che la Francia è impegnata in una battaglia “esistenziale” contro il fondamentalismo islamista.

Diversi Paesi del Medio Oriente hanno continuato a mostrare la propria rabbia verso la Francia, ritenuta responsabile di una campagna di opposizione all’Islam e della pubblicazione di vignette satiriche del profeta Maometto. Gruppi islamici, perlopiù radicali, hanno esortato la popolazione di diversi Paesi mediorientali, tra cui Siria e Iraq, ad organizzare proteste in ottica “anti-francese”, a seguito delle dichiarazioni del capo di Stato, Emmanuel Macron. Quest’ultimo, oltre ad aver promesso di contrastare il “separatismo islamico”, ha definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e aveva precedentemente dichiarato che il governo avrebbe presentato un disegno di legge, a dicembre, per rafforzare una legislazione del 1905 che separa ufficialmente chiesa e Stato in Francia.

Da parte sua il presidente francese, Emmanuel Macron, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera in cui ha affermato di comprendere lo shock provocato dalla pubblicazione delle caricature di Maometto da parte della testata Charlie Hebdo ma ha ribadito che non vi è alcuna giustificazione alla violenza. Macron ha poi precisato di non aver mai sostenuto la pubblicazione di immagini che per i credenti musulmani possano essere offensive ma di aver difeso il diritto d’espressione. Il capo di Stato francese è stato duramente criticato per aver adottato una serie di politiche volte a contrastare il “separatismo islamico”, per aver definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e per aver sostenuto alcune vignette satiriche che rappresentavano caricature del Profeta Maometto. 

In particolare, il 2 ottobre scorso, Macron aveva annunciato una nuova legge contro il “separatismo” religioso che, secondo quanto specificato da Parigi, punterebbe a liberare il Paese dall’islamismo radicale e che sarà presentata in Parlamento il prossimo dicembre. Successivamente, dopo l’uccisione dell’insegnate francese, il 19 ottobre, la Francia ha annunciato l’espulsione di 231 sospetti estremisti, inseriti in una lista di controllo del governo con l’accusa di convinzioni religiose radicali e, il giorno successivo, Macron aveva annunciato lo scioglimento di un gruppo pro-Hamas, attivo in Francia, accusato di essere “direttamente implicato” nell’omicidio dell’insegnante decapitato.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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