Algeria: si aprono le urne, al voto gli emendamenti costituzionali

Pubblicato il 1 novembre 2020 alle 10:30 in Africa Algeria

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La popolazione algerina è stata chiamata a recarsi alle urne, domenica primo novembre, per esprimere il proprio parere sugli emendamenti costituzionali proposti dal presidente Abdelmadjid Tebboune. L’obiettivo è garantire maggiori libertà e rispondere alle richieste dei manifestanti scesi in piazza dal mese di febbraio 2019.

Il referendum costituzionale del primo novembre, data in cui si ricorda altresì lo scoppio della guerra d’indipendenza contro il colonialismo francese, è considerato un banco di prova sia per il capo di Stato algerino sia per il cosiddetto “Hirak”, il movimento di mobilitazione popolare che, dal 22 febbraio 2019, non ha mai completamente smesso di chiedere un cambiamento radicale nel Paese, soprattutto tra le classi politiche al potere, nonostante sia riuscito a provocare la caduta dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika.

Già il 10 settembre, i deputati del Parlamento algerino hanno votato a favore del progetto di legge. Per Tebboune, al momento in Germania per visite mediche, gli emendamenti costituzionali proposti rappresentano la pietra miliare di una nuova Repubblica. Per tale ragione, ha fortemente invitato i quasi 25 milioni di algerini, aventi diritto al voto, a mostrare il proprio supporto, il che significherebbe che le proteste sono oramai un capitolo chiuso. “Auguriamo alle donne e agli uomini algerini di ratificare la costituzione in modo che lo Stato algerino sia più etico”, aveva affermato il presidente algerino in un’intervista del 20 settembre, aggiungendo: “Se la popolazione desidera il cambiamento, questo è il momento giusto”. A detta del presidente, gli emendamenti potranno spianare la strada verso una nuova era che soddisfi le speranze della nazione e le aspirazioni della popolazione, per uno “Stato forte, moderno e democratico”.

Le nuove modifiche riguardano sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni. L’obiettivo della nuova costituzione, secondo Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini. Il governo di Algeri ha poi aggiunto che un altro obiettivo cardine degli emendamenti è garantire trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, in modo da “risparmiare al Paese ogni deriva verso il dispotismo tirannico e preservare i diritti e le libertà dei cittadini”.

Tra le diverse novità, una riguarda il settore militare. In particolare, l’Esercito nazionale popolare algerino, secondo gli emendamenti proposti, potrà partecipare alle operazioni al di fuori del territorio nazionale o a missioni internazionali, come quelle legate alle Nazioni Unite e all’Unione africana. Per quanto riguarda la separazione dei poteri, la bozza propone di limitare i mandati presidenziali a due consecutivi, e prevede la creazione della carica di vicepresidente, che sarà nominato dal presidente stesso. Si tratta di un incarico nuovo per Algeri. Non da ultimo, il nuovo testo costituzionale prevede il “diritto al risarcimento” per chiunque venga arrestato e detenuto in modo arbitrario, così da consentire la libertà di riunione e di dimostrazione, e garantisce una maggiore libertà di stampa in tutte le sue forme.

Nonostante i ripetuti incoraggiamenti, per il primo novembre è prevista una bassa affluenza, il che potrebbe porre il capo di Stato algerino di fronte a una situazione “complicata”. Dal canto loro, gli attivisti del movimento Hirak hanno più volte criticato la mossa di Tebboune, ed hanno respinto il testo proposto “nella forma e nel contenuto”. Si tratterebbe, in particolare, di un “cambiamento di facciata”, mentre ciò che la popolazione algerina desidera è un cambiamento del “regime” e dell’élite al potere. Per tale ragione, il movimento ha spinto il popolo a boicottare il referendum del primo novembre.

Coloro che, invece, si sono espressi a favore degli emendamenti sono perlopiù membri del governo e dei partiti della coalizione a capo del precedente esecutivo, come il Fronte di liberazione nazionale, il partito del presidente Bouteflika. Altri partiti islamisti e conservatori, invece, hanno riferito che si recheranno alle urne, ma per votare “no”. Tra questi, il Movimento della Società per la Pace e il Justice and Development Front.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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