I risultati del tour asiatico di Pompeo contro la Cina

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 9:09 in Cina USA e Canada Vietnam

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha concluso in Vietnam un tour asiatico volto a contrastare l’influenza regionale della Cina nella regione, il 30 ottobre. I media cinesi hanno avvisato: “Pompeo è un veleno che i Paesi asiatici devono maneggiare con cautela”.

Il segretario di Stato ha deciso di aggiungere la visita in Vietnam all’ultimo minuto in quanto Hanoi non era una tappa prevista dall’itinerario iniziale che lo ha portato in India, Sri Lanka, Maldive e Indonesia. Nella capitale vietnamita sono stati festeggiati i 25 anni dalla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Washington e Hanoi e Pompeo ha incontrato il primo ministro vietnamita, Nguyen Xuan Phuc, il vice primo ministro e ministro degli Esteri, Pham Binh Minh, e il ministro alla Pubblica Sicurezza, To Lam. In tale occasione, i commenti di Pompeo su Pechino sono stati limitati e più moderati rispetto a quelli utilizzati nelle altre Nazioni asiatiche visitate, limitandosi a ribadire l’intenzione di lavorare insieme al Vietnam per continuare a costruire solide relazioni bilaterali e per rendere “la regione che interessa il Sud-Est Asia, l’Asia e l’Indo-Pacifico sicura, pacifica e prospera”. Allo stesso modo anche la parte vietnamita ha confermato l’intenzione di intensificare le relazioni bilaterali. Hanoi è implicata in dispute territoriali con la Cina nel Mar Cinese Meridionale rispetto alle quali Washington potrebbe essere un’utile risorsa ma, allo stesso tempo, Hanoi ha importanti legami politici ed economici con Pechino.

Prima dell’arrivo di Pompeo ad Hanoi, il Dipartimento di Stato degli USA ha rilasciato una dichiarazione nella quale è stato espresso il sostegno di Washington per un Indo-Pacifico libero e aperto, inclusa la regione del Mar Cinese Meridionale, aggiungendo che gli USA rispettano “i diritti e gli interessi del Vietnam così come il suo intento di preservare la pace e la libertà dei mari in base alla legge internazionale”. Il Dipartimento di Stato ha poi ricordato la posizione ufficiale di Washington sulle dispute del Mar Cinese Meridionale, come espressa dallo stesso Pompeo lo scorso 13 luglio, con la quale ha sostanzialmente respinto le rivendicazioni storiche avanzate dalla Cina in tali acque.

Il viaggio in Asia di Pompeo ha avuto l’intento di limitare la crescita dell’influenza cinese nella regione e di riunire Nazioni accomunate dal fatto di avere attriti con Pechino, prima della sua partenza per l’Asia il segretario di Stato degli USA aveva dichiarato che tra i temi che avrebbe affrontato ci sarebbe stato “il modo in cui Nazioni libere possono lavorare insieme per annientare le minacce poste dal Partito Comunista cinese”.

Tra i risultati del viaggio asiatico di Pompeo vi è la firma di un accordo in materia di difesa con l’India, il Basic Exchange and Cooperation Agreement, che consentirà agli USA di condividere dati top-secret ottenuti da satelliti e sensori che potrebbero aiutare l’India nell’indirizzare i propri missili e nello schierare le proprie truppe, aumentando l’accuratezza di armi e droni indiani. Oltre a questo, l’accordo prevede anche l’istallazione di tecnologie di navigazione di ultima generazione nei jet da combattimento che gli USA forniscono all’India. Quest’ultima ha una disputa aperta con la Cina in merito alla definizione dei confini nella regione himalayana che ha di recente provocato tensioni tra gli eserciti di Nuova Delhi e Pechino, culminate lo scorso 15 giugno nella morte di 20 soldati indiani. A tal proposito, Pompeo ha affermato che gli USA sarebbero stati dalla parte dell’India nella difesa dei suoi diritti di sovranità.

In Sri Lanka, il segretario di Stato ha poi promesso un aumento degli investimenti statunitensi, opponendosi a quelli della Cina, descritta come un “predatore” e nelle Maldive ha invece annunciato l’apertura di un’ambasciata statunitense a Male. Entrambi gli Stati insulari hanno aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, ampiamente criticato da Washington. Infine, in Indonesia, Pompeo ha elogiato la fermezza indonesiana rispetto alle dispute territoriali con Pechino.

 A conclusione del tour asiatico di Pompeo il Global Times, quotidiano del Partito comunista cinese (PCC), ha ammonito le Nazioni vicine titolando: “Pompeo è un veleno che i Paesi asiatici devono maneggiare con cautela”. La testata ha sottolineato che, nonostante i ripetuti attacchi alla Cina di Pompeo e il suo tentativo di far sembrare che i Paesi ospitanti condividessero la sua visione, sia stata evidente la distanza presa da questi ultimi. Per il Global Times, Pompeo è “un distruttore” ma ciò di cui l’Asia ha bisogno adesso è la “costruzione” e, per quanto possano esserci dispute regionali, non c’è alcuna ragione per la quale queste debbano dominare le questioni dell’area. Per la testata cinese, Pompeo vorrebbe essere egli stesso tale ragione e per questo è “un veleno per la regione” ma “il veleno può essere utilizzato come un medicinale  e può curare malattie solamente  se usato con estrema attenzione, ma in ogni caso nessuno lo berrebbe”. Global Times ha affermato che Pompeo se ne è andato così come è venuto e che quelle Nazioni asiatiche che ha visitato accantoneranno il suo ricordo in un angolo così come si fa con un veleno.

Il tour asiatico è stato l’ultimo viaggio dell’attuale segretario di Stato degli USA prima delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre, alle quali il presidente uscente, Donald Trump, cercherà un secondo mandato. Nella sua campagna elettorale uno tra i principali punti riguardo alla politica estera è stato proprio il contrasto alla Cina e, a tal proposito, Washington sta cercando di intensificare le relazioni con i propri alleati nell’Indo-Pacifico.

Lo scorso 6 ottobre, Pompeo si era già recato in Giappone dove aveva incontrato i suoi omologhi giapponese, australiano e indiano, con i quali gli USA formano l’alleanza del gruppo Quad e ai quali Washington aveva chiesto una maggiore cooperazione per contrastare le crescente influenza regionale della Cina. Insieme ad Australia, India e Giappone gli USA hanno n programma un’esercitazione militare congiunta nota come esercitazione MALABAR, e che, quest’anno, si terrà proprio il 3 novembre.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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