Polonia: organizzata a Varsavia “la più grande protesta degli ultimi giorni”

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 7:22 in Europa Polonia

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A Varsavia, venerdì 30 ottobre, i leader del movimento contro la sentenza sullaborto si sono organizzati per raccogliere manifestanti da tutta la Polonia e tenere quella che hanno definito la più grande protesta degli ultimi giorni. Decine di migliaia di attivisti stanno mettendo in piedi, da oltre una settimana, manifestazioni quotidiane, marciando per le città e interrompendo le funzioni religiose nel Paese.

Le agitazioni sono nate dopo che, il 22 ottobre, la Corte costituzionale della Polonia ha deciso, con una sentenza, di vietare l’aborto in caso di malformazione grave del feto, equiparandolo ad una “pratica eugenetica”. Le leggi del Paese sull’interruzione di gravidanza erano già tra le più severe in Europa. Centinaia di migliaia di attivisti, soprattutto donne, si sono riversati nelle strade per giorni, sfidando il rischio di contagio in mezzo a un picco di infezioni da COVID-19. I nuovi casi hanno raggiunto quota 22.000 venerdì 30 ottobre.

“Sono le più grandi proteste dalla sentenza”, ha detto il portavoce della polizia di Varsavia, Sylwester Marczak. “Considerando la grandezza, usiamo sempre il supporto della polizia di altri reparti”, ha aggiunto. La leader del movimento Strajk Kobiet (Womens Strike), Marta Lempart, ha invitato gli attivisti a denunciare eventuali attacchi e a resistere a qualsiasi tentativo di persecuzione o arresto. “Non stiamo facendo nulla di male protestando e scendendo in strada”, ha detto in una conferenza stampa.

Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha affermato che questa settimana le riunioni di massa potrebbero causare più infezioni da coronavirus e ha dichiarato che le autorità stanno progettando di perseguire gli organizzatori della protesta per motivi di salute pubblica. “Quello che sta succedendo in questi giorni è assolutamente inaccettabile”, ha detto in un’intervista radiofonica il capo dello staff del premier, Michal Dworczyk. “Le regole della pandemia sono state violate”, ha aggiunto.

In Polonia, dove il 98% degli aborti è praticato per gravi malformazioni del feto, la sentenza della Corte costituzionale significa di fatto un divieto totale all’interruzione di gravidanza. Sarà legale solo in caso di stupro, incesto o minaccia per la salute della donna.

La decisione ha alimentato una reazione senza precedenti contro la potente Chiesa cattolica polacca, che nel Paese è considerata strettamente legata al governo nazionalista conservatore presieduto dal partito Diritto e Giustizia (PiS). Il movimento ha altresì accresciuto le critiche al primo ministro, salito al potere nel dicembre 2017. I critici del governo affermano che la Corte abbia agito per conto del partito, che in passato si era trovato costretto a dover retrocedere dagli sforzi per inasprire le regole sull’aborto a causa di ampie proteste pubbliche. Il PiS, tuttavia, nega qualsiasi tipo di influenza sulla decisione del tribunale.

L’UE si è più volte scontrata con la Polonia per le politiche del governo di Varsavia che, secondo Bruxelles, tenterebbero di limitare le libertà civili e personali dei cittadini. Negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si sono ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria della riforma che tenta di imporre il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o il pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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