La Giordania teme la rielezione di Trump, ma continua a cooperare con Washington

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 7:35 in Giordania USA e Canada

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La Giordania teme che un secondo mandato del presidente USA, Donald Trump, possa portare all’attuazione del cosiddetto Accordo del Secolo, a danno dei territori della Cisgiordania. Nonostante ciò, il Regno continua a rafforzare i propri legami con Washington, anche in materia di difesa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, l’establishment militare statunitense attribuisce ancora grande importanza al suo rapporto con la Giordania, che si è tradotto, nel corso degli ultimi anni, in manovre militari congiunte e in frequenti visite di funzionari militari nel Regno hashemita. L’ultima è stata la visita del segretario della Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ad Amman, il 29 ottobre, durante la quale ha incontrato il re giordano, Abdullah II, prima di partire per Israele. Secondo fonti giordane, il meeting ha rappresentato un’ulteriore occasione per discutere dei legami bilaterali tra i due Paesi e del loro partenariato strategico, oltre che degli sforzi da profondere a livello regionale ed internazionale nella lotta al terrorismo, nel quadro di un approccio “olistico”.

Amman ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico, collaborando con la coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense. Washington, dal canto suo, ha anche un interesse strategico nel supportare Amman, dal momento che il Regno hashemita è un Paese politicamente stabile e collocato in una posizione chiave nella regione. Alla luce di ciò, gli Stati Uniti hanno classificato la Giordania come uno dei principali alleati non NATO, nel 1996, il che ha consentito al Regno di essere tra i principali beneficiari degli aiuti statunitensi per scopi di difesa.

A tal proposito, Trump ha escluso la Giordania dalla lista dei Paesi interessati da una riduzione degli aiuti esteri e il disegno di legge del bilancio per l’anno fiscale 2021 prevede lo stanziamento di circa 1.525 miliardi di dollari in aiuti diretti ad Amman, suddivisi in 1.082 miliardi di dollari in aiuti economici, 425 milioni in aiuti militari, 13.600 milioni per la non proliferazione di armi, la lotta al terrorismo, le operazioni di sminamento e questioni correlate. Infine, 4 milioni di dollari sono stati destinati alla formazione e all’addestramento militare.

Alcuni analisti ritengono che molti circoli politici statunitensi vedano ancora con interesse l’asse Washington-Amman, ma non è così per i residenti della Casa Bianca, poiché Trump e il suo team non sembrano interessarsi al vecchio alleato e alle sue preoccupazioni. Non da ultimo, la politica estera dell’attuale amministrazione, riporta al-Arab, è stata spesso influenzata da Israele e la Giordania non ha esitato ad opporsi ai piani espansionistici dell’alleato degli USA, nonché al cosiddetto accordo del secolo, presentato dal capo della Casa Bianca il 28 gennaio 2020. Ciò ha spesso portato a relazioni diplomatiche definite “fredde”, soprattutto con i repubblicani. 

Secondo quanto riferito da al-Arab, la Giordania teme che la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 3 novembre prossimo possano causare ulteriori frizioni nel complesso panorama geopolitico mediorientale, in quanto prevede che, nel caso di un secondo mandato, il capo attualmente in carica alla Casa Bianca cercherebbe a tutti i costi di portare a compimento il piano di pace in Medio Oriente precedentemente delineato.

Se attuato, il progetto garantirebbe ad Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, e manterrebbe gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Si tratta di un accordo contro cui la popolazione giordana si è ribellata, scendendo per le strade del Paese e chiedendo l’espulsione dell’ambasciatore israeliano in Giordania, oltre all’annullamento del trattato di pace Israele-Giordania del 1994. Sebbene le statistiche sulla popolazione non siano accurate, almeno la metà dei cittadini giordani è di origine palestinese, con 2.1 milioni di rifugiati palestinesi ancora presenti nel Regno.

Altra fonte di preoccupazione è rappresentata dai recenti accordi di normalizzazione raggiunti da Israele, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein, sostenuti da Washington. A tal proposito, il Regno hashemita guarda con timore ad una crescente influenza israeliana e ad un cambiamento degli assetti geopolitici mediorientali, sebbene Trump sia determinato a favorire alleanze con i Paesi vicini a Israele, Giordania inclusa.

Circa i rapporti tra la Giordania e gli Stati Uniti, il ministro per la Pianificazione e la Cooperazione Internazionale, Wissam Al-Rabadi, e il direttore della missione statunitense “United States Agency for International Development” (USAID), Jim Barnhart, hanno firmato, il 5 maggio, tre accordi da un valore di oltre 340 milioni di dollari, da inserirsi nel quadro del programma di assistenza allo sviluppo promosso da Washington. Nel solo 2019, il valore complessivo degli aiuti forniti dagli Stati Uniti al Regno hashemita è stato pari a 1.08 miliardi di dollari.

I tre nuovi accordi del 5 maggio riguardano la qualità del settore sociale, il rafforzamento della “responsabilità democratica” e lo sviluppo economico. Nello specifico, gli USA si sono impegnati a promuovere diversi progetti riguardanti lo sviluppo di istruzione, risorse idriche, il ruolo di donne e giovani, politiche di genere, stato di diritto, governance e società civile, commercio, competitività e opportunità di investimento.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione