Il Kashmir sciopera contro la “svendita” del proprio territorio

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 18:39 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Kashmir indiano è entrato in sciopero in segno di protesta contro una controversa legge che ha cambiato  i diritti di proprietà sui terreni nella regione, consentendo anche agli indiani di acquistarli, il 31 ottobre. Nella stessa giornata il governo indiano ha schierato le proprie forze in tenuta anti-sommossa a Srinagar, la città più popolosa del Kashmir indiano. Il giorno prima, invece, il Pakistan ha richiamato l’inviato indiano nel proprio Paese per protestare contro le violazioni del cessate il fuoco lungo il confine conteso tra i due Paesi nella regione del Kashmir nelle quali sono rimaste ferite 2 persone.

Lo sciopero nel Kashmir indiano è stato indetto da un gruppo separatista capeggiato da Mirwaiz Umar Farooq, il quale ha condannato la nuova legge, sostenendo che faccia parte “della politica di cambiamento demografico permanente” che, a sua detta, Nuova Delhi starebbe portando avanti nella regione. La popolazione, invece, ha definito la nuova mossa delle autorità di Nuova Delhi un “progetto coloniale di ricollocamento”.

La legge in questione è entrata in vigore martedì 27 ottobre, scatenando proteste tra la popolazione locale e tra la classe politica, riscuotendo dissenso anche tra i politici pro-India del Kashmir. Secondo il nuovo emendamento, ai cittadini indiani sarà consentito acquistare terreni nella regione del Kashmir Indiano in quanto dalla legge in materia è stata omessa la dicitura “essere un residente permanente dello Stato” tra i requisiti per acquistare terreni nel Jammu e Kashmir. Secondo la popolazione locale, però, i cambiamenti apportati “svenderebbero” il territorio. Oltre a questo, secondo le nuove disposizioni l’Esercito indiano sarebbe ora autorizzato a dichiarare qualunque area “strategica” per le proprie operazioni, in termini di residenza o di esercitazione contro i ribelli locali.

Agli indiani è stato proibito acquistare territori nel Kashmir indianofino allo scorso  5 agosto 2019, quando l’esecutivo del premier Narendra Modi, che è anche leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), ne aveva suddiviso il territorio sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Così facendo, lo status speciale delle regione era stato revocato, la sua costituzione separata era stata annullata ed erano state rimosse le protezioni ereditarie sulle terre e sui lavori.

Modi aveva motivato la decisione affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Isalamabad del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu.

Nell’agosto 2019, prima del provvedimento governativo con il quale era stata revocata la semi-autonomia dell’area, era stato altresì imposto un totale stallo delle comunicazioni, interrompendo le linee telefoniche e la connessione ad internet e, contemporaneamente, decine di migliaia di soldati indiani erano arrivati nella valle del Kashmir, rendendola una delle aree più militarizzate al mondo. Al momento, Nuova Delhi ha circa 200.000 tra militari e paramilitari dispiegati in loco.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti,  l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Proprio sulla linea di controllo, il 29 ottobre scorso, secondo il Ministero Affari Esteri pakistano, le forze armate dell’India avrebbero aperto il fuoco nei settori di Nezapir and Rakhchikri della LoC in modo “indiscriminato e senza essere state provocate”, ferendo due persone, di cui una è una donna di 22 anni. Il Ministero Affari Esteri pakistano ha sottolineato che quella del 29 ottobre sarebbe stata la violazione numero 2.580 dall’inizio del 2020 e in totale sarebbero state 19 le persone uccise in simili incidenti e 199 quelle ferite.

 Dal 5 agosto 2019, invece, il Pakistan ha più volte protestato contro i cambiamenti apportati dall’India nella propria porzione di Kashmir, declassando da subito lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto scorso, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo la LoC al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. Quest’ultima ha da subito respinto le modifiche pakistane, sostenendo che non abbiano basi legali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.