Immigrazione: la crisi di Piazza Victoria ad Atene

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 7:00 in Grecia Immigrazione

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Il governo greco ha ricollocato circa 11.000 migranti e rifugiati dalle strutture di accoglienza alla Grecia continentale, negli ultimi 4 mesi. Alcuni di questi, senza una dimora fissa, dormono a Piazza Victoria. 

Come racconta il sito web InfoMigrants, Piazza Victoria è un piccolo parco cittadino nel centro di Atene, dove ogni sera si radunano sempre più persone. Alcuni cercano i propri connazionali, altri sono rifugiati che non hanno nessun altro posto dove andare: madri e padri con neonati, bambini, donne incinte, persone con problemi di salute mentale e fisica e anziani. Quasi tutti indigenti. I reporter raccontano di una famiglia afghana che dorme su pezzi di cartone e coperte sistemate alla base di un albero da settimane. La famiglia era arrivata ad Atene dal campo di Moria, a Lesbo, dove aveva ottenuto lo status di rifugiato.

Il 9 settembre, quando le fiamme sono divampate nel centro di accoglienza di Lesbo, quasi 13.000 persone si sono ritrovate senza un tetto, costrette a vivere per giorni in tende improvvisate sui lati delle strade e nella boscaglia circostante. Il centro era stato costruito circa 5 anni fa, al culmine della crisi dei rifugiati in Europa. Migliaia di persone si sono ritrovate a dover dormire sotto tendoni allestiti ai bordi delle strade o nei parcheggi dei supermercati. Nella giornata del 16 settembre, circa 1.000 nuove tende sono state montate nel nuovo sito, ciascuna in grado di ospitare da otto a dieci persone. Successivamente, alcuni migranti e rifugiati sono stati trasferiti nella Grecia continentale. Tuttavia, Atene non ha risorse e nemmeno un piano per la gestione di queste persone.

A Piazza Victoria, di tanto in tanto, la polizia effettua uno sgombero. Si tratta di episodi estremamente spiacevoli, sopratutto per i bambini presenti. Alcuni dei profughi rimossi dalla piazza negli ultimi mesi sono stati portati a Eleonas o in altri campi ad Atene e oltre. Tuttavia, i campi hanno raggiunto rapidamente la capacità massima. Le condizioni dei residenti, all’interno di queste strutture, appare agli stessi pericolosa e peggiore della piazza. Il governo, da parte sua, ha consigliato ai cittadini che abbiano ottenuto l’asilo di registrarsi al programma HELIOS gestito dall’OIM, che offre un sussidio per l’affitto a coloro che sono in grado di trovare un alloggio. Tuttavia, i numeri sono impossibili da gestire. La Grecia ha concesso asilo a decine di migliaia di persone negli ultimi due o tre anni: il programma può aiutare solo una piccola parte di loro.

Le persone con cui InfoMigrants ha parlato a Victoria Square non partecipavano al programma HELIOS né ricevevano alcun altro supporto per l’integrazione. Inoltre, i rifugiati in Grecia non possono accedere al lavoro o ai servizi sociali finché non hanno un codice fiscale. Per ottenerlo hanno bisogno di una residenza, che non possono ottenere se sono senzatetto. Senza dubbio, esiste un grave mancanza di piani e prospettive per l’integrazione a lungo termine, secondo Natalia-Rafaella Kafkoutsou, avvocato presso il Consiglio Greco per i Rifugiati. “Lo Stato greco non offre opportunità di imparare la lingua o di avere, ad esempio, un codice fiscale per entrare nel mercato ed essere in grado di lavorare”, ha aggiunto. 

In tale contesto, secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nei mesi di settembre e ottobre 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra, complessivamente, 21.218 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri dall’inizio del 2020 risulta essere l’Italia, con oltre 26.700 arrivi, seguita dalla Spagna, con oltre 26.500 arrivi, Grecia quasi 14.000 arrivi, Malta, con oltre 2.200 sbarchi, e Cipro, quasi 1000 sbarchi. Il numero dei morti in mare nei primi dieci mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ammonta a 728. Tali numeri segnano una forte diminuzione rispetto alle cifre di settembre-ottobre 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra quasi 37.500 stranieri.

Di conseguenza, la Commissione Europea ha lanciato una nuova proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti all’interno dell’UE. Il piano è stato presentato il 23 settembre e prevede un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” e una conseguente divisione degli oneri, almeno finanziari, in tale ambito. Tuttavia, la proposta è stato fortemente criticata poiché, per i progressisti, non è abbastanza. Una delle questioni è la possibilità di rimpatriare i migranti, in periodi di emergenza migratoria.

Per alcuni conservatori e per gli Stati più duri sul tema e meno disponibili a venire a patti, la proposta della Commissione è invece eccessiva. Il documento deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo e alcuni Paesi membri, specialmente quelli dell’Est Europa, si sono già opposti. Il nuovo piano per l’immigrazione era stato presentato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento ha lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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