Fondi e soldati russi per l’indipendenza catalana

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 6:30 in Russia Spagna

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La magistratura spagnola sta indagando sulla presunta offerta di Vladimir Putin a Carles Puigdemont di 10.000 soldati russi per “fare della Catalogna un paese come la Svizzera”. La notizia, trapelata sui media spagnolo il 29 ottobre scorso, ha provocato la reazione dell’ambasciata russa a Madrid che ha definito “ridicole” la accuse.

L’indagine parte da presunta deviazione di fondi pubblici per sostenere le spese dell’ex presidente catalano, fuggito a Waterloo il 30 ottobre 2017, un filone di un’inchiesta su sospette riqualificazioni pianificazione urbana locale. L’operazione di polizia, avviata mercoledì 28 ottobre in Catalogna dalla Guardia Civile, che si è conclusa con 21 arresti e 31 perquisizioni nei comuni di Barcellona e Gerona, ha assunto i contorni del complotto internazionale. Quella che la Guardia Civile ha battezzato come Operazione Volhov, e diretta dal capo della Corte d’istruzione numero 1 di Barcellona, Joaquín Aguirre, copre quasi tutto.

Il magistrato, che sta indagando se fondi pubblici siano stati dirottati per sostenere le spese Puigdemont in Belgio, ritiene che l’ambiente dell’ex presidente catalano si sia messo in contatto con i russi e con attivisti come Julian Assange – fondatore di Wikileaks – per partecipare congiuntamente a una sorta di strategia internazionale di destabilizzazione dell’Unione Europea. Il giudice dà credibilità a una telefonata intercettato dalla Guardia Civile tra il repubblicano Xavier Vendrell e il leader di Convergència Democràtica de Catalunya (CDC) Víctor Terradellas il 16 maggio 2018. Aguirre non vede alcun motivo “per dubitare della sua legittimità e autenticità”, in base al fatto che lo stesso Terradellas ha registrato la chiamata. Da quel discorso, sarebbe venuto fuori che Vendrell avesse suggerito a David Madí, braccio destro dell’ex presidente catalano Artur Mas (2010-16), di commentare con Xavier Vinyals, presidente della piattaforma Pro Selecciones Catalanas, la possibilità che la Generalitat usasse criptovalute per impedire allo Stato di controllare i loro conti. Terradellas, secondo il giudice, era in contatto con un gruppo russo per lo sviluppo di queste criptovalute da oltre cinque mesi. Inoltre, aveva programmato di recarsi in Russia dodici giorni dopo – il 28 maggio 2018- e Vendrell si offrì di accompagnarlo.

La conversazione, secondo il giudice, ha portato a molto di più: Terradellas ha riferito a Vendrell che questo gruppo russo aveva offerto a Puigdemont il 24 ottobre 2017 – tre giorni prima che questi proclamasse l’indipendenza della Catalogna- 10.000 soldati e fondi a sufficienza per ripianare il debito pubblico della Catalogna.

L’operazione non è andata avanti, poiché Puigdemont ha avuto paura, sempre secondo le dichiarazioni di Terradellas. Detto gruppo russo presumibilmente aveva l’intenzione di “rendere la Catalogna un paese come la Svizzera”, ha scritto il giudice nell’ordinanza che ha dato il via all’operazione Vlahov. E Vendrell, in quel discorso, ha mostrato a Terradellas la sua preoccupazione di essere sotto la sorveglianza dei servizi segreti e di volere la massima sicurezza in modo che le relazioni con la Russia non trascendessero. In un’altra telefonata, Terradellas dice che Puigdemont ha finito i soldi in Belgio e ha bisogno di centomila euro.

Il giudice assicura inoltre che il 9 novembre dello stesso anno, l’uomo d’affari nel campo delle comunicazioni Oriol Soler ha incontrato Assange presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il magistrato, che riproduce letteralmente nell’ordinanza alcune segnalazioni della Guardia civile, inquadra questo incontro “nella strategia di disinformazione e destabilizzazione a cui avrebbe partecipato anche il Cremlino”. Lo stesso Soler, secondo il giudice, si sarebbe recato a San Pietroburgo il 5 giugno 2017 per trasmettere il messaggio di Puigdemont di “riconoscimento della Crimea in cambio del sostegno russo all’indipendenza della Catalogna”. “Sembra evidente che l’ interferenza russa come misura della strategia geopolitica di destabilizzazione fosse un dato di fatto durante l’autunno del 2017” – conclude il giudice.

Di tutti questi nomi dei circoli indipendentisti sopra menzionati, Madí, Vendrell e Soler fanno parte dei venti detenuti nell’operazione condotta questo mercoledì dalla Guardia Civile. Non così Terradellas, che però è stato arrestato due anni fa in un’operazione, ordinata dallo stesso giudice, in un caso in cui è ancora allo studio se i fondi pubblici del Consiglio provinciale di Barcellona che dovevano essere destinati al Terzo Mondo siano stati dirottati per finanziare il “procés” indipendentista.

L’ambasciata russa in Spagna ha accolto con scherno le informazioni sui presunti contatti del movimento per l’indipendenza catalana con il governo di Vladimir Putin in modo che Mosca inviasse 10.000 soldati per Carles Puigdemont durante il tempo del “procés”.

Sul suo account Twitter ufficiale, l’ambasciata russa ha pubblicato un comunicato in cui deride l’informazione. “Attenzione: le informazioni apparse sui media spagnoli sull’arrivo di 10.000 soldati russi in Catalogna sono incomplete. Bisogna aggiungere due zeri al numero dei soldati e il più importante di tutta questa congiura: le truppe dovrebbero essere trasportate dagli aerei “Mosca” e “Chato” assemblati in Catalogna durante la Guerra Civile e nascoste in un luogo sicuro sulle montagne catalane ricevere attraverso queste pubblicazioni l’ordine criptato di agire” – ironizzano i diplomatici russi.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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