Conflitto nel Nagorno-Karabakh: l’Armenia chiede aiuto a Putin

Pubblicato il 31 ottobre 2020 alle 12:32 in Armenia Azerbaigian Russia

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Secondo una dichiarazione del Ministero Affari Esteri dell’Armenia, il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha chiesto formalmente al presidente russo, Vladimir Putin, l’avvio di consultazioni “urgenti” sul conflitto con l’Azerbaigian nella regione contesa tra i due Paesi del Nagorno-Karabakh, con l’intento di determinare “il tipo e la quantità di aiuti che la Federazione Russa può fornire all’Armenia per garantirne la sicurezza”, il 31 ottobre. Nella stessa giornata, Erevan ha accusato Baku di aver utilizzato munizioni con fosforo bianco nel Nagorno Karabakh ma il Ministero della Difesa azero ha smentito, sostenendo che il suo Esercito non possegga armi vietate dalla legge internazionale.

Pashinyan ha indirizzato una lettera a Putin nella quale ha specificato che le ostilità con l’Azerbaigian si stanno avvicinando ai confini con l’Armenia e ha ribadito che Baku sta ricevendo sostegno dalla Turchia, suo maggiore alleato. Il primo ministro armeno ha invocato l’aiuto di Mosca alla luce degli stretti legami tra i due Paesi e del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza che lega i due Paesi dal 29 agosto 1997. Quest’ultimo prevede, tra le altre cose, che Mosca fornisca il suo sostegno militare all’Armenia nel caso in cui il territorio di quest’ultima venisse attaccato e viceversa. Oltre a questo, la Russia ha anche una base militare in Armenia. La lettera del 31 ottobre, ha rappresentato la prima volta in cui Erevan si è appellata al trattato del 1997 chiedendo aiuto alla Russia.

Di fronte a tale richiesta, il Ministero Affari Esteri russo ha affermato che Mosca fornirà l’assistenza necessaria all’Armenia secondo l’intesa del 1997 laddove il conflitto con l’Azerbaigian raggiungesse il territorio armeno e ha esortato le parti ad interrompere le ostilità. Il Ministero Affari Esteri russo ha chiesto alle fazioni belligeranti di attenersi a quanto stabilito con il cessate il fuoco raggiunto a Mosca lo scorso 10 ottobre per raggiungere una risoluzione pacifica al conflitto. Ad oggi, Mosca ha cercato di mediare tra Baku ed Erevan e ha specificato che il Nagorno-Karabakh non è un territorio coperto dal trattato che la lega all’Armenia. 

L’appello alla Russia è arrivato dopo che Baku ed Erevan non sono riuscite a raggiungere un accordo per il cessate il fuoco durante un apposito incontro organizzato a Ginevra il 30 ottobre tra i rispettivi ministri degli Esteri, Jeyhun Bayramov e Zohrab Mnatsakanyan. In tale occasione, le parti hanno stabilito misure per ridurre le tensioni e si sono impegnate a non colpire obiettivi civili deliberatamente, nel rispetto della legge umanitaria internazionale. Le parti si sono altresì impegnate a fornire le rispettive liste di prigionieri alla Croce Rossa per organizzare un eventuale scambio.

La Russia aveva fatto concludere all’Armenia e all’Azerbaigian due cessate il fuoco, rispettivamente il 17 e il 10 ottobre scorsi, ma, in entrambi i casi, le parti erano tornate da subito a scontrarsi, rendendo vani i tentativi russi. Successivamente, il 24 ottobre, anche gli USA avevano cercato di portare Baku ed Erevan ad un cessate il fuoco alla luce del loro ruolo di co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE insieme a Russia e Francia ma anche in tal caso la tregua non aveva retto. Gli USA avevano quindi fatto un secondo tentativo, il 26 ottobre, quando Baku ed Erevan avevano stabilito un quarto cessate il fuoco umanitario a Washington ma anche stavolta da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso e, da quel giorno, ci sono state più battaglie sulla linea di contatto, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. Da allora, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno introdotto la legge marziale e hanno annunciato la mobilitazione. Ad oggi, sia Erevan, sia Baku hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, invece, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto. A tal proposito, Ankara è stata accusata dall’Armenia e dal presidente francese, Emmanuel Macron, di aver rifornito le forze azere di mezzi, armi e uomini. In particolare, il capo di Stato francese, il 2 ottobre scorso, aveva accusato la Turchia di aver portato in Azerbaigian militanti jihadisti reclutati in Siria.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti che, con l’appoggio armeno, si è proclamato indipendente con il nome di Repubblica di Artsakh. Quest’ultima è un’entità non riconosciuta dalla Comunità Internazionale e nemmeno dall’Armenia, ma ha formalmente governo, amministrazione ed esercito distinti da quelli armeni.

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Camilla Canestri

di Redazione

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