Il passaggio dell’attentatore di Nizza da Lampedusa

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 21:29 in Francia Italia

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La ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, ha tenuto una conferenza stampa il 30 ottobre in cui ha commentato il passaggio da Lampedusa dell’attentatore di Nizza. 

L’attentato a cui si fa riferimento ha avuto luogo il 29 ottobre all’interno della basilica di Notre-Dame dell’Assunzione, situata nel centro della città. Qui, un uomo armato di coltello ha ucciso tre persone, due donne e un uomo, e ne ha ferite numerose altre. Il procuratore antiterrorismo francese è stato coinvolto per indagare sulle accuse di “omicidio legato a un’organizzazione terroristica”. Il sospetto fermato dalla polizia si chiama “Brahim”, ed è stato inizialmente identificato con Ibrahim Aouissaoui, un ragazzo tunisino di 21 anni, entrato in Europa da Lampedusa il 20 settembre, insieme ad altre decine di migranti. L’uomo è stato portato sulla terra ferma l’8 ottobre e dall’Italia ha poi raggiunto la Francia. 

La ministra dell’Interno ha dichiarato che né le autorità tunisine né i servizi segreti italiani avevano segnalato Aouissaoui come una potenziale minaccia. “Non abbiamo alcuna responsabilità in questo”, ha detto ai giornalisti. La Lega ha accusato il Ministero dell’Interno di non aver impedito l’arrivo di persone dall’Africa e ha affermato che questa è responsabile delle morti di Nizza. Secondo i dati ufficiali, quest’anno circa 27.190 migranti hanno raggiunto l’Italia via mare, un aumento rispetto ai 9.533 dello stesso periodo del 2019. Di questi, 11.195 provengono dalla Tunisia, di gran lunga il gruppo nazionale più numeroso.

Il presidente tunisino, Kais Saied, ha incontrato, il 17 agosto, una delegazione congiunta italo-europea, per discutere dei crescenti flussi migratori illegali diretti verso le coste italiane. Tra i partecipanti, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e la ministra degli Interni. Il meeting, svoltosi nella capitale Tunisi, ha poi visto la presenza dei membri della Commissione UE per gli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, e per il Vicinato e l’allargamento, l’ungherese Oliver Varhelyi. Come riferito dal primo ministro tunisino ad interim, Hichem Mechichi, la Tunisia ha colto l’occasione per ribadire come sia necessario far fronte alle cause che spingono centinaia di tunisini a lasciare, illegalmente, il proprio Paese. Affrontare l’immigrazione illegale, è stato specificato, significa affrontare il problema alla radice, in quanto i soli accordi in materia di sicurezza non sono sufficienti.

La ministra Lamorgese ha affermato che “la questione degli sbarchi va affrontata a livello europeo”, e la presenza dei rappresentanti dell’UE all’incontro del 17 agosto è un segnale dell’importanza della problematica anche per Bruxelles. La ministra dell’Interno ha poi riferito che il traffico dei migranti colpisce in particolare l’Italia, e, nello specifico, la Sicilia e Lampedusa, e pone ulteriori sfide soprattutto in un contesto di emergenza da coronavirus. Tuttavia, ha riferito Lamorgese, la Tunisia può contare sull’Italia e sull’Europa, ma dovrà anch’essa impegnarsi. A detta della ministra, grazie ai progetti che verranno avviati, i giovani tunisini “non devono vedere l’Italia come punto di approdo, ma assumere consapevolezza del loro futuro in Tunisia”.

A seguito dell’attentato, diversi Paesi del mondo arabo hanno sollevato voci di condanna. La Tunisia, Paese d’origine del sospetto attentatore, ha riferito che il pubblico ministero del Consiglio giudiziario per la lotta al terrorismo “ha aperto un’indagine giudiziaria”. In particolare, la polizia tunisina ha avviato un’inchiesta riguardante i membri della famiglia di Brahim, residenti nella città tunisina di Sfax. Tunisi ha condannato duramente l’attacco di Nizza del 29 ottobre ed ha avviato indagini sulla famiglia dell’attentatore. Il Ministero degli Affari Esteri ha affermato il suo totale rifiuto verso tutte le forme di terrorismo, estremismo e violenza, mettendo in guardia dall’utilizzo di luoghi santi e religiosi per scopi ideologici e politici, oltre che del loro collegamento al terrorismo.

Di fronte a tale scenario, ha ribadito il Ministero tunisino, è importante profondere sforzi congiunti a livello regionale e internazionale per sconfiggere la minaccia terroristica e l’estremismo violento e prevenire qualsiasi ripercussione per la sicurezza e la stabilità dei singoli Stati. La tolleranza, il dialogo e la moderazione, è stato evidenziato, sono valori comuni a tutta l’umanità e, in quanto tali, devono essere rispettati. Infine, Tunisi ha evidenziato la necessità di tenere la religione lontana dal flagello del terrorismo, poiché è un “fenomeno transnazionale, senza religione, genere o colore”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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