Paraguay: trovati i cadaveri di sette migranti diretti in Italia

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 9:00 in Immigrazione Italia Paraguay

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Sette uomini sono saliti su un treno alla stazione serba di Sid, al confine con la Croazia, lo scorso luglio. Da quel momento non si sono più avute loro notizie. Quasi quattro mesi dopo, i loro corpi sono stati trovati ad Asunción, la capitale del Paraguay. Le famiglie in seguito hanno appreso che le vittime erano entrate in un container con sacchi di fertilizzanti impilati, con solo 12 pollici di spazio dal soffitto. Nascosti, intendevano raggiungere Milano, in Italia, circa 900 chilometri a ovest, ma qualcosa è andato storto. La rotta dei migranti è terminata a 16.000 chilometri a sud della loro destinazione, in un paese senza sbocco sul mare.

L’accaduto ha scosso la società paraguayana. Per anni paese di immigrazione nel XX secolo, il Paraguay è ormai da tre decenni origine di flussi migratori diretti verso Argentina, Cile e Brasile.

I nomi dei migranti erano Ahmed Belmiloudi, Said Rachir, Rachid Sanhaji e Mohamed Hadoun (di origine marocchina); Zugar Hamza e Sidahmed Ouherher (algerini) e Yessa Aymen (egiziani). Avevano tra i 20 ei 40 anni, secondo i loro parenti, perché la scientifica del pubblico ministero di Asunción non è ancora riuscita a identificarli. Il medico legale ha detto che i decessi sono stati causati dall’asfissia subito dopo l’inizio del viaggio.

La madre di Sidahmed Ouherher, in dichiarazioni ai media algerini ripresi dalla stampa del Paraguay, ha chiesto alle autorità di rimpatriare i resti del figlio per poter fare un funerale e seppellirlo. La famiglia ha condiviso l’ultimo audio che ha inviato loro: “Non c’è segnale, non c’è wifi. Ci sono persone che non sono affatto amichevoli. Che Allah mi aiuti. Allah mi ha aiutato e ho trovato il wifi in una stanza e ho potuto chiamarti. Ci hanno portato in Serbia. La mia testa sta per esplodere. Tutto quello che ho rischiato è stato vano”.

Venerdì mattina, 23 ottobre, il proprietario di un’azienda di fertilizzanti ad Asunción ha intuito che il contenitore di fertilizzanti che aveva importato dalla Serbia aveva qualcosa non andava, per via dell’odore. La polizia ha trovato i corpi in avanzato stato di decomposizione. Per via dall’azione dei fertilizzanti che non erano rimasto altro che ossa e vestiti. Portavano pochissime bottiglie d’acqua e quasi nulla da mangiare.

I sette defunti si erano conosciuti sei mesi prima in Serbia, da dove, in cerca di lavoro, cercavano di entrare nell’Unione Europea come tanti altri migranti dall’Africa e dall’Asia in questo hotspot sulla rotta balcanica verso l’Europa occidentale. Migliaia di persone aspettano in questa zona accampate all’aperto nella speranza di attraversare il confine . A Sid, la città serba di 15mila abitanti dove sono saliti sul treno, c’è un valico di frontiera per la Croazia , Paese che fa parte dell’UE.

Il numero di migranti che hanno seguito la rotta balcanica verso l’Europa occidentale ha raggiunto il picco nel 2015, quando circa un milione di persone hanno effettuato questo viaggio, molte delle quali a piedi. Sebbene da allora i paesi europei abbiano rafforzato i controlli alle frontiere, circa 9.000 persone, principalmente provenienti da Afghanistan, Siria e Iran, sono bloccate in Serbia, la maggior parte in condizioni critiche. Il Centro serbo per la protezione dell’asilo ha messo in guardia sulla situazione nella città di Sid all’inizio della pandemia covid-19 : “Non c’è abbastanza capacità per accogliere tutti; molti hanno fame e non possono nemmeno mangiare ”. E ha previsto che il sovraffollamento sarebbe aumentato.

Il container con i sette uomini è partito dalla Serbia il 25 luglio, ma invece della rotta prevista, passando per Zagabria, la capitale della Croazia, e poi per la Slovenia e il nord-est dell’Italia fino a Milano – è stato portato al porto croato di Rijeka, e da lì in nave ha raggiunto il Paragua, dopo aver effettuati soste in Egitto, Spagna e Argentina. È arrivato ad Asunción il 19 ottobre, quattro giorni prima che fosse aperto dall’importatore, secondo l’indagine della Procura Generale del Paraguay. “Erano migranti in cerca di una vita migliore in Europa. Si sono nascosti nel container perché se la polizia li cattura, li tortura” – ha detto un amico algerino delle vittime, Smail Maouchi, al quotidiano paraguaiano ABC Color il giorno dopo aver appreso della tragedia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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