Nicaragua-Honduras: operazione congiunta nella lotta al narcotraffico

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 6:30 in America Latina America centrale e Caraibi

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L’esercito nicaraguense e quello honduregno hanno condotto operazioni congiunte contro il traffico di droga alla frontiera tra i due paesi e per garantire sicurezza agli abitanti dell’area lungo il confine comune, secondo quanto hanno indicato in un comunicato le forze armate nicaraguensi.

“Questo sforzo congiunto tra le Forze Armate dell’Honduras e l’Esercito nicaraguense è altamente positivo; il livello di sicurezza avvertito dalle popolazioni vicine al confine è aumentato grazie all’Operazione Sandino-Morazán. Il dispiegamento delle truppe, il pattugliamento lungo i nostri confini, aumenta quel livello di fiducia e sicurezza per i residenti e dà forza alle operazioni di contrasto alla criminalità organizzata” – ha dichiarato il generale Julio César Avilés, comandante in capo dell’Esercito del Nicaragua.

Le dichiarazioni del generale Avilés hanno avuto luogo al termine di un incontro di lavoro virtuale con il capo di stato maggiore congiunto delle forze armate honduregne, il generale Tito Livio Moreno.

A seguito di queste operazioni, l’Esercito nicaraguense ha arrestato 118 persone responsabili di atti criminali, 44 honduregni e 74 nicaraguensi, oltre ad aver sequestrato tre imbarcazioni e fermato 180 migranti illegali. Sono state inoltre confiscate sostanze stupefacenti e armi da fuoco.

“Vogliamo ringraziare il Nicaragua per gli sforzi compiuti, gli sforzi congiunti combinati che abbiamo fatto per metterci in condizione di proteggere i nostri confini, per combattere i crimini transnazionali che colpiscono la nostra società. Tutto ciò è stato possibile grazie alla comune volontà, alla fratellanza tra i nostri paesi e a quella solidarietà di cui hanno dato prova entrambe le istituzioni” – ha affermato da Tegucigalpa il generale Moreno.

Le forze armate dell’Honduras hanno comunicato l’arresto di 104 persone responsabili di vari reati, tra queste, 32 nicaraguensi e 72 honduregni, nonché di aver fermato 343 migranti illegali e di aver impedito l’ingresso nel territorio del Paese di droga, legna di contrabbando, armi da fuoco, munizioni, e valuta contante, di cui 100mila dollari statunitensi e quattro milioni di lempiras honduregne (più di 150.000 euro).

L’operazione congiunta con l’Honduras, uno dei principali alleati degli Stati Uniti in America Centrale, rompe, dopo oltre due anni, l’isolamento del governo di Managua anche a livello regionale. Dall’inizio delle proteste contro il governo sandinista di Daniel Ortega nell’aprile 2018, il Nicaragua è stato non solo oggetto di sanzioni da parte di Washington e Bruxelles, ma è stato isolato dai vicini che hanno dovuto affrontare le conseguenze dell’emigrazione di massa, in particolare verso Costa Rica e Panama.

L’accordo migratorio tra Washington e Tegucigalpa, che prevede che i migranti diretti negli USA vengano fermati in Honduras e attendano nel Paese centroamericano che le autorità statunitensi valutino la loro posizione, aveva ulteriormente raffreddato i rapporti con Managua.

La necessità di rafforzare il controllo alle frontiere per via delle attività illegali, accresciute durante la quarantena applicata dall’Honduras, ha spinto Tegucigalpa e Managua a riavvicinarsi per il contrasto al narcotraffico, al contrabbando e all’immigrazione illegale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione