Nagorno-Karabakh: Pashinyan favorevole a forza di pace russa

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 9:44 in Uncategorized

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Il dispiegamento di una forza di pace russa potrebbe essere una “soluzione ottimale” al conflitto in Nagorno-Karabakh, ha detto il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in un’intervista pubblicata venerdì 30 ottobre.

“Sono favorevole a portare le forze di pace russe nella zona del conflitto” – ha dichiarato Pashinyan. “Ma il problema è che il dispiegamento delle forze di mantenimento della pace dalla Federazione russa nella zona del conflitto deve essere approvato da tutte le parti in conflitto” – ha aggiunto.

Il primo ministro ha anche osservato inoltre che, a suo avviso, l’Europa dovrebbe compiere maggiori sforzi per ottenere la fine del sostegno della Turchia all’Azerbaigian e sostenere le iniziative di pace promosse da Sergej Lavrov e Mike Pompeo.

Il 24 ottobre, il ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan aveva affermato che Erevan sostiene l’idea di dispiegare forze di mantenimento della pace in Nagorno-Karabakh. Il governo armeno ritiene che un passo del genere consentirebbe di raggiungere un cessate il fuoco effettivo nella regione e quindi di consolidare un regime di tregua reale.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, circa 700 militari sono stati uccisi in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene, che accusano la Turchia di aver schierato miliziani jihadisti nella regione a fianco degli azeri. La presenza dei jihadisti, negata da Ankara e Baku, è stata registrata da diversi osservatori internazionali.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Erevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. 

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive. Un nuovo negoziato a Washington, il 24 ottobre, aveva portato a una terza proclamazione del cessate il fuoco, ma anche questa è fallita e da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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