Nagorno-Karabakh: nella notte respinti attacchi dell’esercito azero

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 12:49 in Armenia Azerbaigian

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Gli scontri nella regione contesa del Nagorno-Karabakh vanno avanti senza sosta dallo scorso 27 di settembre.

L’esercito di Difesa dell’Autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh ha reso noto che nella notte tra giovedì e venerdì le forze armate azere hanno avviato un’offensiva nelle zone sudorientale e settentrionale della linea del fronte, precisando che tali attacchi sono stati tutti prontamente respinti.

Nel comunicato, diffuso dalle autorità del Karabakh, è stato inoltre aggiunto che le forze armate di Baku hanno subito importanti perdite:

“Nel corso di tutta la notte i distaccamenti dell’Esercito di Difesa hanno continuato a compiere missioni di ricerca e distruzione in diverse aree in cui sono schierati i distaccamenti del nemico, in seguito alle quali è stata distrutta una grande quantità di armi e munizioni e sono stati inflitte gravi perdite al nemico”, afferma la nota.

E’ stato quindi reso noto che le forze armate armene hanno continuato il bombardamento di alcuni centri abitati situati non lontani dalla linea del fronte.

Tali informazioni sono state smentite dal Ministero della Difesa di Baku in un altro comunicato rilasciato nella mattinata odierna. In precedenza, il dicastero diplomatico azero aveva dichiarato che le forze armate di Yerevan avevano ripreso l’offensiva in diverse zone del fronte nella notte tra il 29 e il 30 ottobre.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, circa 700 militari sono stati uccisi in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene, che accusano la Turchia di aver schierato miliziani jihadisti nella regione a fianco degli azeri. La presenza dei jihadisti, negata da Ankara e Baku, è stata registrata da diversi osservatori internazionali.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Erevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin.

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive. Un nuovo negoziato a Washington, il 24 ottobre, aveva portato a una terza proclamazione del cessate il fuoco, ma anche questa è fallita e da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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