Libia: al-Sarraj esortato a rinviare le sue dimissioni

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 8:32 in Africa Libia

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L’Alto Consiglio di Stato libico, legato al governo di Tripoli, ha chiesto al primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, di rinviare le sue dimissioni, fino a quando non verranno istituiti organismi politici sostitutivi.

La richiesta è stata avanzata il 29 ottobre dal capo dell’Alto Consiglio, Khaled al-Mishri, il quale ha invitato il premier del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), a rimanere in carica, in qualità di primo ministro e di capo del Consiglio presidenziale, per evitare un vuoto politico che potrebbe destabilizzare ulteriormente il Paese.  Tale richiesta è stata avanzata sulla base dei principi del cosiddetto “accordo politico”, con riferimento agli accordi di Skhirat raggiunti il 17 dicembre 2015, con cui era stata sancita l’istituzione del GNA, in contrapposizione al governo di Tobruk affiliato all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e al generale Khalifa Haftar.

Risale alla sera del 16 settembre l’annuncio di al-Sarraj, con cui si era detto pronto a cedere il proprio mandato ad una “nuova autorità” entro la fine del mese di ottobre. Ora, però, sia al-Mishri sia i rappresentanti della Camera dei Rappresentanti di Tripoli hanno esortato il premier a rinviare le sue dimissioni. Tale richiesta è stata giustificata dalle clausole sancite nell’accordo politico, tra cui l’impegno ad adempiere alla Dichiarazione costituzionale e al processo politico, a loro volta basati su principi democratici e sul “passaggio di potere” in maniera pacifica. Parallelamente, è stato evidenziato come le dimissioni del primo ministro, o il suo decesso, portano allo scioglimento dell’intera squadra governativa.

Secondo al-Mishri, al momento la Libia si trova a vivere una situazione delicata ed è in attesa del Forum di dialogo politico che si terrà, presumibilmente, a Tunisi, il 9 novembre. Tale incontro mira a giungere ad una risoluzione politica della crisi libica, così come alla ristrutturazione del Consiglio presidenziale, il cui capo non sarà più la stessa persona nominata a guidare l’esecutivo. Inoltre, verrà stabilita una data per elezioni legislative e presidenziali, da tenersi nel minor tempo possibile.

Dal canto loro, i deputati tripolini hanno evidenziato come il Paese debba tuttora affrontare molteplici crisi, tra cui la pandemia di coronavirus. Per tale ragione, è necessaria la presenza di una leadership forte e di una stabilità delle istituzioni statali per far fronte a tali sfide.

Non è chiaro, al momento, se al-Sarraj accetterà o meno di rimanere al governo. Secondo alcune fonti, dietro la richiesta dell’Alto Consiglio, ci sarebbe altresì l’influenza di Ankara, forte sostenitrice del governo tripolino e del suo premier. In particolare, a detta di alcuni analisti, la Turchia non vuole rischiare di perdere il suo alleato, fino a quando non riuscirà a portare a compimento i propri piani nel Paese Nord-africano. Non da ultimo, anche gli Stati Uniti, tramite il loro ambasciatore, Richard Norland, hanno esortato al-Sarraj a rimanere in carica per prendersi cura degli interessi del Paese e della popolazione libica.

In tale quadro, Ali al-Takbali, deputato al parlamento libico, ha evidenziato che al-Sarraj aveva precedentemente dichiarato che sarebbe rimasto alla guida dell’esecutivo tripolino fino alla formazione di un nuovo governo a cui poter cedere il potere. Tuttavia, ha affermato al-Takbali, questa non sarà una missione semplice, in quanto il futuro dialogo politico vede la presenza di personalità diverse, con opinioni divergenti. Pertanto, il processo potrebbe richiedere diverse settimane, e non è da escludersi l’ipotesi di fallimento. Nel caso in cui al-Sarraj si dimetta prima della formazione di un nuovo governo, l’articolo 4 dell’accordo politico stabilisce che i suoi poteri vengano trasferiti a uno dei suoi due vice, Ahmed Maiteeq, o Abdulsalam Kajman.

Tale ultimo sviluppo si inserisce nel quadro di mobilitazione diplomatica a livello nazionale, regionale e internazionale che ha riguardato la Libia dal 21 agosto scorso, data in cui il premier al-Sarraj e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno annunciato un cessate il fuoco presso i fronti di combattimento libici, con particolare riferimento alla città costiera di Sirte e alla base di al-Jufra, nella Libia centrale. Successivamente, il 23 ottobre, delegazioni rivali, riunitesi nella cornice del Comitato militare congiunto 5+5, hanno ufficialmente firmato un accordo di tregua, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Per molti si è trattato di un “risultato storico”, nonché di un primo passo per porre fine alla situazione di grave instabilità che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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