Immigrazione: i fatti più importanti di settembre-ottobre 2020

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 6:02 in Approfondimenti Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nei mesi di settembre e ottobre 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra, complessivamente, 21.218 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri dall’inizio del 2020 risulta essere l’Italia, con oltre 26.700 arrivi, seguita dalla Spagna, con oltre 26.500 arrivi, Grecia quasi 14.000 arrivi, Malta, con oltre 2.200 sbarchi, e Cipro, quasi 1000 sbarchi. Il numero dei morti in mare nei primi dieci mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ammonta a 728. Tali numeri segnano una forte diminuzione rispetto alle cifre di settembre-ottobre 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra quasi 37.500 stranieri.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 29 ottobre 2020, sono sbarcati 27.190 stranieri, cifra nettamente superiore ai 9.533 arrivi via mare registrati nello stesso periodo del 2019. Le prime cinque nazionalità dei migranti sbarcati risultano essere tunisina, bangladese, pakistana, ivoriana e algerina. Il numero dei minori stranieri non accompagnati, invece, ammonta a 3.483.

Il mese di settembre si è aperto con l’abbandono di oltre 80 migranti, tra cui alcuni bambini, nel deserto del Sahara, da un gruppo di trafficanti di esseri umani che doveva trasportarli clandestinamente in Libia. Nello specifico, i migranti erano originari di Nigeria, Togo, Mali e Ghana, e sono stati lasciati senza né cibo né acqua, a circa 230 km dalla città nigerina di Dirkou, crocevia del Sahara. I mezzi e le persone sono stati abbandonati in seguito all’avvistamento da parte dei trafficanti di veicoli militari. Solo tre giorni dopo, il 3 settembre, una squadra di soccorso dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha trovato i migranti, per caso, durante una pattuglia. Molti erano disidratati, feriti e avevano bisogno di assistenza medica immediata. Dal 2016, l’IOM ha soccorso oltre 20.000 migranti nel deserto del Sahara, una delle regioni più pericolose per i migranti africani occidentali che cercano di raggiungere l’Europa. Solo nel 2020, le squadre di soccorso hanno aiutato 321 persone, escluso l’ultimo gruppo. Spesso, vengono rinvenuti i corpi già deceduti. 

Il 9 settembre, il più grande campo profughi d’Europa, Moria, situato sull’isola greca di Lesbo, è stato distrutto da un incendio, che ha costretto migliaia di rifugiati e richiedenti asilo a fuggire dalla struttura. Il campo, concepito per ospitare 2.200 persone, in realtà, era la dimora di almeno 13.000 migranti, i quali vivevano in condizioni di grave sovraffollamento. L’incendio è giunto in un momento in cui stava crescendo il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. Ad avviso delle autorità greche, l’incendio è stato causato dai migranti stessi. Il 13 settembre, il governo di Atene ha annunciato il ricollocamento di 12.000 stranieri del campo di Moria presso accampamenti installati dall’esercito. Tre giorni dopo, sono stati arrestati 5 migranti accusati di aver appiccato l’incendio.

Il 16 settembre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo stato dell’Unione, ha rivelato che, in un nuovo piano sulle migrazioni il “Regolamento di Dublino” verrà abolito e sostituito da un nuovo sistema di governance. Il regolamento di Dublino, istituito nel 1990, è stato riformato due volte, di cui l’ultima nel 2013. Secondo le regole, tese a impedire ai migranti di presentare più richieste di asilo in Europa, è lo Stato di “primo ingresso” a dover riceve e valutare ciascuna richiesta di protezione internazionale. In questo modo, i richiedenti asilo sono costretti a rimanere per mesi o anni nei Paesi di frontiera in attesa che la loro domanda venga esaminata, senza possibilità di spostarsi in altri Stati né di avviare un vero e proprio percorso di integrazione, nella maggior parte dei casi.

Il 23 settembre, la Commissione Europea ha proposto un nuovo piano per l’immigrazione, basato su un “Meccanismo di Solidarietà Obbligatoria”. In una proposta di 450 pagine, la Commissione Europea, ha presentato cinque regolamenti nuovi e modificati. L’elemento più controverso del piano è l’imposizione ad ogni Stato di un obbligo legale di ospitare un numero assegnato di rifugiati e di avviare politiche di supporto, sulla base di una “solidarietà obbligatoria”. La Commissione ha affermato in precedenza che la solidarietà non significa solo accogliere i migranti, ma anche, ad esempio, inviare forniture mediche o attrezzature dove è necessario. In cambio, ogni Paese riceverebbe 10.000 € per ogni adulto accolto, finanziato dal bilancio del blocco. Lo screening all’ingresso viene consentito per ragioni sanitarie o relative alla sicurezza nazionale. In caso un individuo rappresenti una minaccia per quest’ultima ragione, la Germania ha proposto una valutazione preliminare in cui si possano escludere coloro che non hanno basi per presentare una domanda d’asilo.

Infine, il 28 settembre, è stata presentata una bozza del decreto sull’immigrazione del governo Conte bis, che potrebbe rimpiazzare i due precedenti “decreti sicurezza” dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini. La bozza è formata da 9 articoli che riguardano il sistema di accoglienza dei migranti, la protezione internazionale e complementare, nonché norme che fanno riferimento al diritto penale. Tra le cose più rilevanti, il decreto aumenta le condizioni che consentono di richiedere protezione umanitaria, includendo le persone che fuggono da trattamenti disumani e degradanti. Inoltre, la bozza introduce la possibilità di convertire i permessi di soggiorno in permessi di lavoro e prevede tempi di attesa più brevi per l’ottenimento della cittadinanza italiana (da 48 a 36 mesi). Un altro passaggio importante, riguarda l’atteggiamento nei confronti del soccorso umanitario nel Mediterraneo. Anche in questo caso, si cerca di segnare una cesura con il passato e vengono diminuite le multe da un milione di euro ai danni delle navi delle ONG che recuperano i migranti in mare. Per le organizzazioni che violano il divieto di navigazione potranno essere applicate sanzioni da 10.000 a 50.000 euro, ma saranno esentate le operazioni di soccorso “comunicate in modo tempestivo”. Tuttavia, saranno possibili sanzioni penali (fino a due anni di reclusione) per le ONG che non si coordinano con le autorità marittime del Paese di bandiera o per gli stessi operatori che stanno conducendo operazioni di soccorso.

Il mese di ottobre si è aperto invece con l’arresto, da parte dell’EUROPOL, di 12 individui sospettati di gestire un traffico di migranti attraverso lo Stretto della Manica verso la Gran Bretagna.

Gli arrestati erano quasi tutti iraniani. La polizia ha anche sequestrato 12 veicoli, 10 gommoni e motori, 152 giubbotti di salvataggio, una roulotte, un rimorchio per barche, gioielli e circa 48.000 euro in contanti. Inoltre, alcuni documenti e dispositivi mobili sono stati ritrovati in possesso del gruppo. Gli arrestati sono sospettati di far parte di una banda di contrabbandieri principalmente iraniana con sede in Francia, Paesi Bassi e Gran Bretagna, che organizza le loro attività attraverso una serie di legami nei vari Paesi, costruiti sui social media.

Il 6 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto sull’immigrazione, che prevede il superamento dei cosiddetti “decreti sicurezza” dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. La misura estende la protezione per i migranti e diminuisce i rischi per le navi di soccorso. Il nuovo decreto vuole sancire il ritorno a un “sistema di accoglienza e integrazione”. Il documento è intitolato: “Misure urgenti nel campo della migrazione, protezione internazionale e complementare, nonché nel campo del diritto penale”. Il testo non fa riferimento al tema della “sicurezza” ed è il risultato del lavoro coordinato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Il 12 ottobre, il decreto flussi 2020 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. In base ad esso, la quota massima di lavoratori extra comunitari che potranno fare ingresso in Italia quest’anno è pari a 30.850 individui. I dettagli per i flussi di lavoratori in entrata durante il 2020 sono stati definiti nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2020. L’anno precedente, sotto il governo Conte I, che si reggeva sull’alleanza tra Movimento 5 Stelle e la Lega, il decreto in questione era stato pubblicato il 12 marzo 2019, e prevedeva la stessa quota complessiva dell’anno precedente di cittadini non comunitari, 30.850 individui. Il totale degli ingressi 2020 prevede 12.850 permessi per lavoro subordinato non stagionale, autonomo ed eventuali conversioni. Nell’ambito di questa quota sono riservati 6.000 ingressi per motivi di lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero di cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina e dei Paesi che nel corso dell’anno 2020 dovessero stipulare accordi di cooperazione in materia migratoria.

Il mese di ottobre si è concluso con l’incontro al Viminale del ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, e il suo omologo austriaco, Karl Nehammer, durante il quale hanno discusso sull’immigrazione clandestina. “È stato importante incontrarci, nonostante il periodo di pandemia”, ha affermato la ministra Lamorgese. Questa ha poi aggiunto che la finalità dell’incontro era quella di “rendere ancora più efficaci ed efficienti i nostri rapporti di collaborazione, anche per quanto riguarda l’immigrazione clandestina”. Secondo il Viminale, la cooperazione trans-frontaliera tra Austria e Italia ha prodotto risultati proficui riguardo al contenimento dei flussi migratori illegali. I due ministri hanno anche discusso della proposta della Commissione Europea per l’immigrazione.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.