Etiopia: scontri tra Stati regionali, almeno 27 morti

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 11:08 in Africa Etiopia

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In Etiopia, gli scontri tra lo Stato di Somali e quello di Afar, interessati da una lunga disputa di confine, hanno provocato almeno 27 morti in un Paese già dilaniato da un’ondata di violenza etnica. “Le uccisioni sono state provocate da una serie di conflitti lungo i confini tra i due Stati”, si legge nel comunicato del governo di Addis Abeba.

Ali Bedel, portavoce della regione di Somali, ha confermato gli omicidi e incolpato i militanti di Afar. “La milizia locale di Afar è responsabile delle uccisioni”, ha riferito Bedel all’agenzia di stampa Reuters, che ha contattato anche un portavoce della regione Afar, il quale invece si è rifiutato di commentare l’accaduto.

Nel 2014, il governo federale ha ridisegnato il confine tra i due stati e trasferito ad Afar tre piccole città che la regione di Somali considera proprie e desidera riavere indietro. “Il trasferimento di tre città dello Stato di Somali all’amministrazione regionale di Afar, nel 2014, avvenuto senza alcuna procedura legale, è al centro delle ricorrenti uccisioni tragiche e insensate al confine tra le due regioni”, ha spiegato a Reuters Mohamed Olad, analista politico con sede ad Addis Abeba.

Disordini intermittenti scuotono con sempre maggiore frequenza l’Etiopia da quando il primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere, nell’aprile 2018. In quanto seconda nazione più popolosa dell’Africa, l’Etiopia è una delle economie in più rapida crescita del continente e si prevede che terrà nuove elezioni nel prossimo anno. Tuttavia, decenni di frustrazione derivanti dalle repressioni attuate dal governo di Addis Abeba e una serie di riforme democratiche introdotte da Abiy al momento della presa del potere hanno incoraggiato le milizie regionali a riemergere e a far sentire la propria voce sfidando il partito di governo. Come notato da Olad, “le frustrazioni a lungo represse spesso esplodono in violenza etnica”, e questo sembrerebbe proprio il caso dell’Etiopia negli ultimi mesi.

Il 13 ottobre, almeno 12 persone sono state uccise nella zona di Metakal, compresa nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. Le uccisioni hanno fatto seguito a due attacchi nella stessa zona avvenuti il mese scorso, precisamente tra il 6 e il 13 settembre, quando circa 45 persone erano state uccise da uomini armati non identificati. L’episodio sottolinea ancora una volta gli ostacoli in termini di sicurezza per il governo di Addis Abeba. 

Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco del suo mandato, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nella regione del Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Secondo vari analisti, una delle conseguenze della linea dura del premier è stata quella di ampliare le divisioni etniche del Paese. In questo modo, partiti etnocentrici, come il Movimento Nazionale di Amhara (NAMA), stanno guadagnando un crescente sostegno e la loro retorica sta alimentando una forte violenza interetnica. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2018, il NAMA si è imposto come principale rivale della coalizione di governo, che detiene il potere in Etiopia dal 1991.

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Chiara Gentili

di Redazione

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