Afghanistan: scontri in 28 province su 34

Pubblicato il 30 ottobre 2020 alle 20:45 in Afghanistan Asia

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Gli scontri in Afghanistan si sono estesi a 28 delle 34 province del Paese, nelle ultime 24 ore, mentre i colloqui tra governo afghano e talebani a Doha continuano a subire ritardi.

La notizia è stata resa nota dalle autorità di Kabul il 30 ottobre. I militanti islamisti rimasti nel Paese hanno attaccato gli avamposti di sicurezza nella provincia settentrionale di Kunduz, la sera del 29 ottobre, uccidendo almeno un membro delle forze di sicurezza e ferendone altri tre. “Da ieri sera continuano gli intensi combattimenti tra le forze di sicurezza e di difesa nazionali afghane e i talebani”, ha riferito Rabbani Rabbani, membro del Consiglio Provinciale di Kunduz. “Le persone sono estremamente angosciate dalla violenza”, ha aggiunto. “Hanno organizzato l’offensiva, ma hanno trovato una forte resistenza da parte delle forze di sicurezza. Otto combattenti nemici sono stati uccisi, altri due feriti e il loro attacco è stato respinto”, ha dichiarato Inamuddin Rahmani, portavoce della polizia di Kunduz. Il Ministero della Difesa di Kabul ha confermato che le forze di sicurezza afghane hanno inflitto pesanti perdite ai talebani.

“I talebani hanno organizzato attacchi ai posti di blocco e alle basi delle forze governative in 28 province nelle ultime 24 ore, ma le forze governative hanno respinto i loro attacchi e hanno inflitto loro pesanti perdite”, ha dichiarato il portavoce del Ministero della Difesa, Rohullah Ahmadzai. Tuttavia la situazione sul campo è estremamente critica. Le province dove è stata segnalata una nuova ondata di violenza sono Uruzgan, Badghis, Badakhshan, Baghlan, Balkh, Paktia, Takhar, Jawzjan, Khost, Zabul, Sar-e-Pul, Ghazni, Ghor, Faryab, Farah, Kabul, Kapisa, Kunduz , Kandahar, Kunar, Laghman, Logar, Maidan Wardak, Logar, Nangarhar, Nuristan, Nimroz, Herat e Helmand.

In tale contesto, gli afgani continuano ad esprimere la loro preoccupazione per la lentezza dei progressi nei negoziati di pace a Doha e mettono in dubbio le intenzioni dei talebani. “Non sono interessati alla pace. Se fossero veramente impegnati a raggiungere la pace, entrambe le parti dovrebbero annunciare un cessate il fuoco”, ha dichiarato un residente di Kabul. “I nostri anziani sono andati a Doha e in altre aree per discutere di pace, ma la loro pace non ha alcun senso”, ha aggiunto un altro cittadino della capitale afghana. 

Da parte sua, un portavoce dei talebani ha dichiarato che questi “non si sono mai” impegnati a fermare la lotta contro le forze di sicurezza afghane, ma solo contro gli Stati Uniti. L’inviato speciale degli USA per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, l’11 marzo, aveva però dichiarato che i militanti si erano impegnati alla riduzione delle violenze e avevano dichiarato che non avrebbero effettuato attacchi nei grandi centri urbani, come le capitali provinciali. Nuove ondate di violenza sono state segnalate a Kabul, Helmand, Nimroz, Maidan Wardak, Badakhshan, Ghazni, Takhar, Kunduz, Baghlan, Faryba e Ghazni.

Un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che l’accordo firmato dai talebani il 29 febbraio era solo con gli Stati Uniti, affermando che è necessario un accordo separato con le forze afghane per pacificare il Paese. Il 27 ottobre, Khalilzad ha dichiarato in una serie di tweet di essere tornato nella regione, ma di essere deluso dal fatto che la violenza sia continuata “nonostante gli impegni presi in precedenza”. “Gli afgani devono puntare allo sviluppo invece che alla distruzione, alla stabilità e non al caos, al perdono invece che alla vendetta, al compromesso invece che all’inflessibilità”, ha dichiarato Khalilzad. Ha poi concluso che “gli afgani hanno bisogno di orientarsi verso lo sviluppo anziché la distruzione, la stabilità invece del caos, il perdono invece della vendetta, il compromesso invece dell’inflessibilità”.

Ad oggi, l’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto numerosi sconvolgimenti. Nel 1996 i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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