Riprendono i colloqui tra Libano e Israele: atmosfera positiva

Pubblicato il 29 ottobre 2020 alle 17:03 in Israele Libano

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Un nuovo round di colloqui tra il Libano e Israele, volto alla delimitazione dei confini marittimi nella regione del Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo, il 28 e 29 ottobre, nella città libanese di Naqura. Sebbene non sia stata ancora rilasciata alcuna dichiarazione, l’atmosfera è stata definita “positiva”.

L’obiettivo dei meeting è porre fine ad una disputa riguardante 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, situato a Sud del Libano, e che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. In tale area, negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni. Nel 2017, Beirut ha concesso ad un consorzio formato dalla compagnia italiana Eni, dalla francese Total e la russa Novatek di condurre la prima esplorazione offshore in due blocchi, uno dei quali oggetto della disputa con Israele. Tuttavia, le divergenze tra Israele e Libano hanno spesso ostacolato le attività di esplorazione.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il luogo scelto per l’incontro è Naqura, sede della Missione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL). A parteciparvi, vi sono stati delegati libanesi e israeliani, oltre all’ambasciatore statunitense John Desrocher, visto il ruolo di mediatore svolto dagli Stati Uniti. Per il Libano erano presenti due ufficiali dell’esercito, un esperto delle norme riguardanti i confini marittimi e un responsabile libanese per il settore petrolifero. Israele, da parte sua, ha inviato sei rappresentanti, tra cui il direttore generale del Ministero dell’Energia, il consigliere del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in materia di politica estera e il capo della divisione strategica dell’esercito.

Un primo incontro si era tenuto il 14 ottobre, ma si è trattato di un meeting di circa un’ora, definito semplicemente introduttivo e tecnico. A detta del quotidiano al-Arab, il secondo round, invece, ha rappresentato il primo passo per  negoziati “complessi” che potranno richiedere settimane o addirittura mesi. Secondo alcuni analisti, se, da un lato, gli Stati Uniti mirano ad assicurare il successo dei colloqui, dall’altro lato, l’Iran, attraverso Hezbollah, potrebbero porre ostacoli.

Nonostante tali dubbi, l’atmosfera dell’incontro del 28 ottobre, durato circa quattro ore, è stata definita “positiva”. Sia il Libano sia Israele hanno specificato che il ciclo di negoziati non riguarda accordi di normalizzazione, pace o riconoscimento dei Paesi, ma si concentrerà perlopiù su questioni tecniche e pratiche. In tale quadro, l’ex ministro degli Esteri libanese, Charbel Wehbi, aveva precedentemente riferito che Beirut non ha nulla da perdere e che, in un quadro economico in crisi, non ha alcun interesse nel fare concessioni.

Il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, il 28 ottobre, ha sottolineato che i negoziati per la demarcazione dei confini non porteranno ad accordi di normalizzazione con il “nemico israeliano”, ma questi hanno il solo scopo di affermare i diritti del Libano, il quale desidera investire beneficiando della ricchezza a sua disposizione, senza né aumenti né restrizioni. Anche il governo israeliano, prima dell’inizio del meeting, si è espresso a favore di un accordo che consenta lo sviluppo delle risorse regionali.

Secondo le prime voci giunte, il Libano avrebbe richiesto di includere nei propri territori anche ulteriori 1.430 km2, sede di due giacimenti di gas, uno dei quali oggetto di attività di esplorazione sotto concessione di Israele. Tuttavia, non è chiaro quale sia la posizione israeliana in merito al tale rivendicazione aggiuntiva. A detta di alcuni osservatori, è probabile che tale richiesta miri semplicemente a dimostrare che Beirut non è in una posizione di debolezza.

Al-Jazeera ha poi riportato, sulla base di fonti libanesi, che Beirut e Tel Aviv hanno presentato due mappe opposte relative alla delimitazione dei confini. In particolare, tenendo conto della carta inviata alle Nazioni Unite nel 2011, da parte libanese i confini sono spostati verso Sud, e sono stati rivendicati diritti sul Blocco 9. Israele, invece, ha spinto per spostare i propri confini verso Nord. Tuttavia, stando a quanto riportato da al-Jazeera, le due parti non sono giunte ancora a nessun accordo e hanno concordato di incontrarsi nuovamente l’11 novembre. 

Sebbene i negoziati riguardino solo i confini marittimi, il Libano rivendica da anni anche le cosiddette fattorie di Shebaa, circa un chilometro quadrato da dove gli israeliani non si sono ritirati nel 2000, alla fine all’occupazione del Sud del Paese. Un motivo di attrito riguarda un muro che Israele sta costruendo. Per Beirut, tale muro attraversa parte del territorio appartenente al Libano, ai sensi della cosiddetta “linea blu” demarcata dalle Nazioni Unite. Per la controparte, il muro tocca soltanto i territori israeliani.
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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