Proteste in Thailandia: le concessioni del governo e la posizione della Germania

Pubblicato il 29 ottobre 2020 alle 10:08 in Germania Thailandia

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Il primo ministro della Thailandia, Prayut Chan-o-cha, ha accettato la richiesta dei manifestanti di emendare la costituzione del Paese, a conclusione di un incontro speciale del Parlamento, indetto per valutare le richieste dei manifestanti e analizzare la crisi politica in corso nel Paese, dal 27 al 28 ottobre. Intanto la Germania, Paese in cui il sovrano thailandese, Maha Vajiralongkorn, passa gran parte del suo tempo, ha affermato di non ritenere che il re stia conducendo affari di Stato thailandesi sul suolo tedesco in maniera continuativa.

“Fino alla stesura di una nuova costituzione il Paese dovrà attenersi a quella vigente”, ha precisato Prayut, il quale si è rifiutato di dimettersi, non accettando così la principale richiesta dei manifestanti, ma ha annunciato altre mosse di apertura. In primo luogo, Prayut ha affermato che non avrebbe nulla in contrario a revocare il potere del Senato, camera non elettiva, di nominare il primo ministro della Thailandia e ha aggiunto che la questione è da discutere in Parlamento. Infine, il premier thailandese e il suo governo hanno proposto la creazione di una commissione di riconciliazione per risolvere la crisi politica in corso della quale farebbero parte rappresentanti dei diversi partiti, il Senato, i membri del Parlamento e gli attivisti pro-democrazia

Prayut ha quindi mostrato parziale apertura ai manifestanti ma la loro richiesta primaria restano le dimissioni del primo ministro e del suo governo, alla quale seguono la stesura di una nuova costituzione più democratica e riforme monarchiche. Lo stesso 28 ottobre, durante un’intervista telefonica, un leader delle proteste, Jatupat Boonpattararaksa, ha affermato che il movimento non si fermerà finché tutte e tre le richieste della popolazione verranno soddisfatte, specificando che i tre cambiamenti dovranno avvenire allo stesso tempo.

 L’attuale primo ministro thailandese è un ex membro dell’Esercito nazionale che aveva preso il potere per la prima volta nel 2014, con un colpo di Stato. Nel 2017, Prayut aveva poi adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. 

Per quanto riguarda il re, invece, la popolazione chiede la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passa gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

A tal proposito, il 26 ottobre, i manifestanti thailandesi hanno chiesto al governo di Berlino di investigare sulle attività del 68enne re Maha Vajiralongkorn per capire se abbia condotto affari di Stato thailandesi, come ad esempio la firma di ordini reali o l’Atto di spesa annuale, mentre si trovava su suolo tedesco. La Germania ha affermato che sarebbe inaccettabile se il re thailandese conducesse la politica del proprio Paese su suolo tedesco e il ministro degli Esteri di Berlino, Heiko Mass, ha garantito che il proprio governo controllerà la condotta del re durante i suoi soggiorni in Germania.

Il 28 ottobre, una fonte interna al Parlamento di Berlino ha rivelato che, in seguito ad un incontro della commissione Affari Esteri del Bundestag, al momento, il governo tedesco ritiene che al re sia concesso adottare decisioni sporadiche dalla Germania e ha aggiunto che l’esecutivo tedesco ritiene che il sovrano non abbia condotto continuativamente gli affari di Stato thailandesi dal proprio territorio. Rispetto al suo status mentre si trova in Germania, il re thailandese ha un visto che gli consente di stare nel Paese europeo per più anni come cittadino privato e gode di immunità diplomatica in quanto capo di Stato.

Dal 14 ottobre, a Bangkok, è iniziata una delle più importanti dimostrazioni anti-governative, tutt’ora in corso, con la partecipazione di decine di migliaia di persone. Le attuali manifestazioni sono state le più partecipate dall’inizio delle proteste, nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio.

 Le richieste finora avanzate stanno dimostrando che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese, come rivelato, ad esempio, dagli inediti attacchi alla monarchia. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione. 

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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