Pompeo visita Jakarta, gli USA aprono un’ambasciata nelle Maldive

Pubblicato il 29 ottobre 2020 alle 12:01 in Indonesia Maldive USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, è arrivato in Indonesia, il 29 ottobre, dove è tornato ad attaccare la Cina e ad opporsi alla sua espansione nel Mar Cinese Meridionale. Il giorno precedente, durante la sua visita nelle Maldive, Pompeo aveva annunciato l’apertura di un’ambasciata statunitense nell’arcipelago insieme ad un cambiamento “dell’ultimo minuto” che vedrà il segretario di Stato degli USA dirigersi anche in Vietnam, diversamente da quanto previsto inizialmente dal suo itinerario asiatico.

Parlando da Jakarta, dove ha sede l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), il 29 ottobre, Pompeo ha elogiato la leadership indonesiana in seno all’ASEAN nel respingere “le rivendicazioni illegali” della Cina e si è complimentato con Jakarta per la protezione del proprio territorio. Parlando con il suo omologo indonesiano, Retno Marsudi, il segretario di Stato statunitense ha poi rimarcato che gli USA rispettano la libertà dei mari, la sovranità e lo stato di diritto. In risposta, Marsudi ha affermato la necessità del rispetto della legge internazionale ma non ha nominato esplicitamente la Cina.

Nella stessa occasione, Pompeo ha anche affermato: “Le nostre Nazioni che si attengono alla legge respingono le rivendicazioni illegali del Partito Comunista Cinese nel Mar Cinese Meridionale, così come ha dimostrato l’Indonesia con la sua coraggiosa leadership dell’ASEAN e in seno alle Nazioni Unite […] Si tratta di una causa che vale la pena perseguire in contesti multilaterali e l’amministrazione Trump è assolutamente a sostegno di tutto ciò”. Tali affermazioni hanno riecheggiato quanto già affermato dallo stesso Pompeo lo scorso 13 luglio quando aveva per la prima volta esposto la posizione ufficiale di Washington sulle dispute del Mar Cinese Meridionale. Pompeo aveva ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016 e l’allineamento ufficiale della posizione di Washington a quanto da essa previsto. Contestualmente, Pompeo aveva rivolto un appello ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarebbe stata dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimita la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche. La sentenza dell’Aia a cui aveva fatto riferimento Pompeo aveva invalidato le rivendicazioni storiche della Cina, la quale, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, iniziato nel 2013, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione. Tra i Paesi del Mar Cinese Meridionale, la posizione e i conseguenti comportamenti della Cina hanno provocato tensioni soprattutto tra Pechino e Vietnam, Malesia e Filippine.

L’ultimo episodio in cui Jakarta era intervenuta contro Pechino nel Mar Cinese Meridionale, invece, risale allo scorso settembre, quando due imbarcazioni della Guardia costiera cinese sono state cacciate da navi indonesiane per aver sostato all’interno della Zona economica esclusiva (ZEE)  del Paese dal 12 al 14 settembre. L’incidente era avvenuto al largo delle isole Natuna, situate nel Mar Cinese Meridionale tra la penisola di Malacca e il Borneo, dove, di frequente, si verificano episodi simili in cui la Guardia costiera o pescherecci cinesi sconfinano in acque indonesiane. Sebbene l’Indonesia non si consideri uno dei Paesi coinvolti nelle dispute di sovranità sul Mar Cinese Meridionale, la Cina vi rivendica un’area che si sovrappone alla ZEE indonesiana proprio intorno alle isole Natuna.

Per quanto riguarda invece le Maldive, Pompeo ha visitato la capitale Male il 28 ottobre, dopo essersi recato in India e Sri-Lanka. L’arcipelago ha visto crescere l’influenza di Pechino nel suo territorio in quanto ha attinto a finanziamenti cinesi nel quadro delle Nuove Vie della Seta, progetto di investimenti infrastrutturali e di finanziamenti, promosso dalla Cina dal 2013. A tal proposito, a Male, Pompeo ha affermato che il Partito Comunista Cinese sta portando avanti un atteggiamento illegale e minaccioso. Il segretario di Stato USA ha quindi annunciato l’apertura di un’ambasciata statunitense nelle Maldive a testimonianza sia dei solidi legami tra i due Paesi, sia dell’intenzione di Washington di rafforzare la cooperazione tra le parti in futuro.

Il 28 ottobre, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha criticato Pompeo per aver parlato della “minaccia cinese” e per aver descritto come “predatorio” l’atteggiamento della Cina, durante le sue visite in India e Sri Lanka. Per Wang, il fine ultimo di Pompeo è quello di far ripiombare la Cina in un’epoca di povertà e arretratezza e di far cadere il mondo intero in un abisso di scontri e divisione. Per Wang sarebbe proprio questa la principale minaccia mondiale al giorno d’oggi. Tuttavia, il portavoce ha aggiunto che, per sua sfortuna, Pompeo è nato nell’epoca sbagliata, in quanto quella attuale è caratterizzata da pace, sviluppo, cooperazione e relazioni di mutuo vantaggio.

Pompeo è ora diretto ad Hanoi, in Vietnam, nell’ambito di un tour asiatico che lo ha finora portato a Nuova Delhi, in Sri Lanka, nelle Maldive e in Indonesia dal 25 al 30 ottobre e al centro del quale c’è stata la “promozione di un Indo-Pacifico libero e aperto” e una ferma opposizione alla Cina. A tal proposito, in India, Pompeo ha siglato un accordo in materia di difesa, il Basic Exchange and Cooperation Agreement, per la condivisione di informazioni d’intelligence, che consentirà agli USA di condividere dati top-secret ottenuti da satelliti e sensori che potrebbero aiutare l’India nell’indirizzare i propri missili e nello schierare le proprie truppe, aumentando l’accuratezza di armi e droni indiani.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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