Nagorno-Karabakh: Azerbaigian bombarda Stepanakert e Shushi

Pubblicato il 29 ottobre 2020 alle 12:50 in Armenia Azerbaigian

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I combattimenti sulla linea del fronte della regione contesa del Nagorno-Karabakh vanno ormai avanti da oltre un mese.

L’esercito di Difesa dell’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh ha riferito che le città di Stepanakert e Shushi sono state colpite da attacchi missilistici delle forze armate dell’Azerbaigian.

“Dopo la mezzanotte e dal mattino presto il nemico ha ripreso i bombardamenti dei centri abitati. In particolare, le forze nemiche hanno colpito con degli attacchi missilistici le città di Stepanakert e Shushi, e i centri abitati vicini”, si legge in una nota pubblicata su Facebook. Stando alle informazioni riportate, due persone sarebbero rimaste ferite.  

Tali informazioni non sono state ad ora né confermate né smentite dalle autorità di Baku.

A sua volta, l’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di aver ripreso l’offensiva nelle zone del fronte comprese tra le località di Xocavend, Fizulin e Gubadlin.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, circa 700 militari sono stati uccisi in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene.

L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Yerevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. I negoziati sono durati oltre dieci ore.

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.


Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.