Afghanistan: rivolta in carcere e la questione dei detenuti talebani

Pubblicato il 29 ottobre 2020 alle 17:20 in Afghanistan Asia

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Un leader dei talebani ha discusso con il rappresentante speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, per chiedere un ulteriore rilascio di prigionieri. Separatamente, nella città di Herat, una rivolta in carcere causa la morte di 8 persone. 

Il 28 ottobre, Khalilzad ha incontrato alcuni membri di alto livello dei talebani a Doha, tra cui il vice leader del gruppo, Abdul Ghani Baradar. Le due parti hanno discusso le questioni relative all’attuazione dell’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, firmato il 29 febbraio. Tale intesa era stata il primo passo verso l’apertura di un dialogo intra-afghano, inaugurato il 12 settembre e attualmente in stallo. Le difficoltà nel portare avanti i colloqui diplomatici tra talebani e governo afghano si affiancano ad un aumento delle violenze, ormai quotidiane, nel Paese. In tale contesto, i delegati dei militanti islamisti a Doha affermano di non essersi impegnati, nell’accordo con gli USA, a fermare gli attacchi contro le forze di sicurezza Afghane. Tuttavia, in un clima così teso tra le due parti, il portavoce dei talebani Mohammad Naeem ha riferito che il rappresentante statunitense e il leader dei militanti hanno discusso del rilascio di un gruppo di prigionieri, la cui liberazione era stata negata per ragioni di sicurezza. 

La questione del rilascio dei prigionieri è durata mesi. Il 3 settembre, il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale afghano (NSC) aveva confermato il completamento del rilascio di prigionieri talebani, come previsto dall’accordo talebani-USA, ad eccezione di 7 individui su cui gli alleati internazionali hanno espresso riserve. Il governo afghano, in cambio, aveva visto tornare a casa 1000 soldati afghani tenuti in ostaggio dai talebani. “Gli sforzi diplomatici sono in corso. Ci aspettiamo che i colloqui diretti inizino prontamente”, aveva dichiarato il portavoce del governo in tale occasione. Nel frattempo, anche fonti vicine ai talebani avevano confermato il rilascio di 5.000 prigionieri. Tuttavia, 7 individui rimanevano in detenzione, dopo che alcuni Paesi stranieri avevano esortato le autorità di Kabul a non rilasciarli direttamente. I talebani in questione avevano commesso gravi crimini, anche ai danni di cittadini stranieri.

A tale proposito, il 15 agosto, la Loya Jirga, la grande assemblea degli anziani afgani, aveva approvato il rilascio di 400 prigionieri talebani che il governo non voleva liberare. Anche questa decisione era stata percepita come una spinta chiave per l’avvio dei negoziati intra-afgani. I talebani in questione erano stati rilasciati dalla prigione di Pul-e-Charkhi di Kabul, la più grande del Paese. Secondo i dati del governo, dei 400 prigionieri in questione, 156 erano stati condannati a morte, 105 erano accusati di omicidio, 34 erano accusati di sequestro di persona che ha portato all’omicidio, 51 erano accusati di traffico di droga. Inoltre, 44 di loro erano sulla lista nera del governo afghano e dei suoi alleati. Fonti non meglio specificate hanno riferito che alcuni Paesi, come Stati Uniti, Francia e Australia, hanno mostrato riserve sul rilascio di alcuni prigionieri. Tuttavia, nel mese successivo era stata completata la liberazione di numerosi talebani, tranne quelli ritenuti estremamente pericolosi. 

Il 28 ottobre, dopo oltre un mese di tentativi di negoziare la pace con i talebani a Doha, un portavoce del governo afghano ha dichiarato che la richiesta di rilasciare altri prigionieri non ha alcun valore. “Ciò che i talebani hanno detto e fatto ha indebolito il processo di pace”, ha dichiarato il portavoce presidenziale Sediq Sediqqi. “Il protrarsi della violenza e queste assurde dichiarazioni, che chiedono persino sollevare nuovamente la questione dei prigionieri crea problemi per il raggiungimento della pace”, ha aggiunto. Ad oggi, il governo afghano afferma di aver rilasciato più del numero di prigionieri previsti dall’accordo USA-talebani, per un totale di 5.600 prigionieri, pur di avviare i  negoziati di pace. Inoltre, è importante sottolineare che nonostante le rassicurazioni, alcuni prigionieri talebani liberati dal governo afghano erano poi tornati sui campi di battaglia, secondo il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Kabul. 

Intanto, in un incidente non necessariamente collegato, la notte tra il 28 e il 29 ottobre, almeno 8 detenuti sono stati uccisi e altre 12 persone sono rimaste ferita in una rivolta all’interno di una prigione situata nella città occidentale di Herat. La violenza è esplosa la notte del 28 ottobre, secondo Mohammad Rafiq Shirzai, portavoce del dipartimento sanitario provinciale. Inoltre, altre 12 persone – 8 detenuti e 4 guardie carcerarie – sono rimaste ferite nei disordini che hanno avuto luogo nella struttura, che ospita circa 2.000 prigionieri. Non è noto se ci fossero dei talebani nel penitenziario. La rivolta è scoppiata dopo che le guardie carcerarie hanno iniziato ad eliminare alcuni divisori creati dai prigionieri nel cosiddetto Blocco 5 della prigione. La polizia ha cercato di requisire oggetti non necessari in possesso dei prigionieri e questi hanno opposto resistenza. Una delle 8 vittime riportava ferite da arma da fuoco. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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