Violazione dei diritti umani in Ecuador: il Difensore Civico contro il Ministro dell’Interno

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 6:31 in America Latina Ecuador

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Il difensore civico dell’Ecuador, Freddy Carrión, ha riferito a una commissione dell’Assemblea nazionale che durante lo sciopero nazionale dell’ottobre 2019 ci sono state violazioni di vari diritti umani da parte dello Stato. “Nel contesto dello sciopero nazionale, sono stati violati diversi diritti: integrità personale, libertà personale, vita e altro ancora”, ha affermato Carrión.

Carrión è comparso davanti alla Commissione di sorveglianza del Parlamento, nel quadro di un processo di impeachment che è in corso contro il ministro dell’interno María Paula Romo, per presunte violazioni delle funzioni che avrebbe commesso durante le proteste di un anno fa, che hanno scosso l’Ecuador per diversi giorni.

Per quanto riguarda il ruolo svolto dal ministro Romo in qualità di capo della Polizia Nazionale, Carrión ha sottolineato che il suo livello di responsabilità non è stato ancora oggetto di indagini approfondite dal punto di vista giudiziario o politico.

Secondo il difensore civico, tra il 3 e il 13 ottobre 2019, gli agenti dello Stato hanno agito con comportamenti violenti che hanno causato gravi danni alla popolazione civile. “In alcuni casi, è stato un danno irreversibile”, ha osservato ed ha aggiunto che finora le cifre sul numero di morti nel contesto dei giorni di protesta non sono chiare.

Nella sua audizione Carrión ha spiegato che la Commissione interamericana sui diritti umani (CIDH) ha calcolato 13 morti; il governo, 9; la Conaie, la confederazione delle associazioni indigene, anche 9; il Ministero della Salute (MSP) dell’Ecuador, 7; nel frattempo, la Commissione per i diritti umani dell’Assemblea nazionale, parla di 8 morti. 

Secondo Carrión, nelle proteste c’è stato un uso sproporzionato della forza da parte dello Stato, poiché gli agenti non hanno rispettato i principi di legalità, necessità, proporzionalità e precauzione. Ha indicato inoltre che durante le proteste, un totale di 1.192 persone sono state arrestate a livello nazionale, di cui 532 nella provincia di Pichincha (dove si trova la capitale Quito), nel nord dell’Ecuador, seguita da Guayas (ovest) con 310 e Tungurahua (centro) con 59 arresti.

Il Difensore civico ha dichiarato che tra i detenuti c’erano persone che sono state maltrattate, trattenute in isolamento e che sono state illegalmente private della loro libertà, tra questi anche adolescenti e persone con disabilità.

Secondo i calcoli del difensore civico, inoltre, 1.340 feriti sono stati registrati a seguito delle manifestazioni, con Pichincha dove è stato registrato il numero più alto (913), seguita dalle province di Azuay (122) e Guayas (46). Le persone ferite hanno riferito di essere state vittime di colpi di arma da fuoco al corpo, che si configurerebbero come un attacco contro il diritto alla vita, ha detto ancora Carrión, che ha specificato che almeno 20 persone hanno perso un occhio a causa dell’impatto di lacrimogeni e pallini.

Il ministro dell’interno ecuadoriano, María Paula Romo ha risposto negando le “insinuazioni” di Carrión e afferma che l’ufficio del difensore civico ha inventato le cifre sui morti, i feriti e le detenzioni nelle proteste del 2019.

Durante le proteste dell’ottobre dello scorso anno, esplose contro la decisione dell’esecutivo di ritirare il sussidio per il carburante, in Ecuador si sono registrate violenze senza precedenti e il presidente Moreno dovette abbandonare Quito per diversi giorni. Durante le mobilitazioni e le proteste si sono verificati saccheggi e distruzioni di proprietà pubbliche e private, atti vandalici, blocchi stradali, incendi dolosi, tagli alla fornitura di acqua, danni agli impianti di produzione di petrolio e una serie di atti violenti, tra cui l’incendio dell’edificio della Corte dei Conti, eventi senza precedenti nella storia del paese andino.

Lo scorso gennaio, la Commissione interamericana sui diritti umani (CIDH) ha esortato il governo ecuadoriano a indagare e punire i responsabili delle violenze e dell’uso eccessivo della forza durante le manifestazioni dello scorso ottobre.

Domenica 25 ottobre, attraverso un video pubblicato sui social, il ministro dell’interno Romo ha sostenuto che il processo intentato contro di lei è per aver impedito un colpo di stato nell’ottobre 2019. Il 31 ottobreprossimo Romo deve comparire davanti alla Commissione di supervisione dell’Assemblea nazionale, l’organo che si occupa dell’impeachment. 

Se la commissione parlamentare approva l’impeachment, sarà l’Assemblea nazionale a votare sulla definitiva rimozione del ministro dai suoi incarichi. La legge ecuadoriana richiede un minimo di 70 voti a favore su un totale di 137 deputati per rimuovere un ministro dall’incarico.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione