Siria: le forze di Assad colpite dai ribelli e dall’ISIS

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 11:14 in Medio Oriente Siria

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Circa dieci membri dell’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, sono morti a seguito di un attacco condotto dai gruppi ribelli a Idlib. Parallelamente, la regione centrale siriana ha assistito a nuove tensioni alimentate dallo Stato Islamico.

Come riferito dal quotidiano Asharq al-Awsat, il primo attacco è del 27 ottobre, ed è giunto in risposta ai raid aerei russi perpetrati il 26 ottobre, che avevano causato decine di vittime tra i gruppi di opposizione filoturchi. Il bilancio delle vittime del 27 ottobre include, invece, 10 ufficiali appartenenti alle forze governative, a cui sono da aggiungersi decine di feriti. I gruppi di opposizione hanno preso di mira, con centinaia di proiettili e missili, le postazioni militari dell’esercito di Assad situate nel governatorato Nord-occidentale di Idlib, provocando altresì la distruzione di una sede del comando delle operazioni russe a Maasran, a Sud della medesima regione.

In tale quadro, il portavoce del Fronte di Liberazione nazionale, affiliato all’opposizione siriana, il capitano Naji Mustafa, ha dichiarato, il 27 ottobre, che i gruppi di opposizione hanno posto fine all’accordo di cessate il fuoco raggiunto, il 5 marzo, da Mosca e Ankara, visti gli attacchi reciproci tra i ribelli e le forze del regime, che hanno riguardato, in particolare, Aleppo, Idlib, Hama e Latakia. Il riferimento va all’intesa raggiunta dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, il 5 marzo scorso, con il fine di promuovere una tregua nella regione Nord-occidentale e favorire il ritorno di sfollati e rifugiati.

Nel frattempo, nella sera del 27 ottobre, le forze del regime siriano hanno subito perdite in termini di vite umane e di equipaggiamento militare, a seguito di attacchi separati condotti dall’organizzazione dello Stato Islamico nei distretti di Deir Ezzor e Homs, nella Siria centrale. Secondo quanto riferito da un attivista locale, Abu Muhammad al-Jazrawi, membri dell’organizzazione terroristica hanno lanciato un attacco contro le postazioni delle forze del regime e delle milizie iraniane situate sull’asse dell’aeroporto di Al-Hamdan, vicino alla città di Abu Kamal. Ad essere stati presi di mira sono stati i soldati della “Brigata Fatemiyoun”, del 47esimo reggimento, e della “Difesa nazionale”, nel deserto di Siyal. Dopo l’attacco, i combattenti dell’ISIS si sono ritirati nel deserto di Rusafa, situato a Sud-Est di Deir Ezzor.

A detta di fonti locali, scopo dell’ISIS è impedire all’esercito governativo di inviare rinforzi nella regione. Tuttavia, le forze di Assad si sono mobilitate soprattutto nelle città di Abu Kamal e Al-Mayadin, temendo un attacco di più ampia portata da parte delle cellule dell’ISIS, sebbene, secondo quanto riportato, non abbiano ancora inviato rinforzi aggiuntivi. Anche le forze russe si sono impegnate, nel corso degli ultimi giorni, in operazioni di monitoraggio nelle medesime aree.

Negli ultimi mesi, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Nel frattempo, il perdurante conflitto scoppiato il 15 marzo 2011 non può dirsi ancora concluso. L’ultima regione posta ancora sotto il controllo dei ribelli è Idlib, dove, nonostante l’accordo di cessate il fuoco, continuano ad essere denunciate violazioni, anche a danno di civili. Il team del Response Coordination Group ha documentato almeno 3.174 violazioni dal 5 marzo, che hanno causato l’uccisione di almeno 33 civili, oltre ad aver preso di mira più di 17 “infrastrutture vitali”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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