Il Medio Oriente, e non solo, continua a ribellarsi a Macron

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 9:43 in Egitto Francia Turchia

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Le azioni e i movimenti di protesta contro il presidente francese, Emmanuel Macron, continuano ad interessare diversi Paesi musulmani. In Turchia, quattro partiti hanno firmato una dichiarazione congiunta di condanna, mentre l’Egitto sembra trovarsi in una posizione delicata.

Il capo di Stato francese, oltre ad aver promesso di contrastare il “separatismo islamico”, ha definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e ha mostrato sostegno per alcune vignette satiriche che rappresentavano caricature del Profeta Maometto. Ciò ha alimentato una campagna sui social media per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi arabi e in Turchia. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet sono diventati di tendenza in Stati come Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita e Turchia, i quali hanno successivamente condannato apertamente le dichiarazioni di Macron, ritenute offensive.

Come riportato da al-Jazeera il 28 ottobre, i movimenti di protesta anti-francesi sembrano non essersi placati. Anche in Malesia partiti e organizzazioni non governative hanno avviato una campagna volta a boicottare le merci francesi nel Paese, invitando il capo dell’Eliseo a porre fine alla promozione di un “terrorismo islamico” e a studiare i veri valori dell’Islam. In tale quadro, il 27 ottobre, il Parlamento turco ha approvato una nota di protesta, presentata dal presidente dell’assemblea Mustafa Shantoub, in cui sono state condannate le dichiarazioni di Macron, ritenute un insulto contro l’Islam e la comunità musulmana.

Parallelamente, quattro partiti turchi, tra cui il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, il cui leader è il presidente Recep Tayyip Erdogan, hanno invitato leader di pensiero, politici e artisti in Occidente a prendere posizione contro quelle che sono state definite dichiarazioni provocatorie e offensive nei confronti dell’Islam e del suo Messaggero, Maometto. I partiti di Ankara hanno messo in guardia da possibili ripercussioni a livello internazionale e dal rischio di eventuali conflitti e disaccordi, che influenzerebbero negativamente e profondamente i fedeli di tutte le religioni.

La Giordania e la Cisgiordania, nella giornata del 27 ottobre, sono state testimoni di movimenti di protesta, i cui gruppi di manifestanti hanno bruciato foto del presidente Macron, inneggiando slogan contro la Francia e il suo capo di Stato, affermando: “Una nazione guidata da Maometto non crollerà”. Il segretario generale del Fronte d’Azione Islamica, il braccio politico dei Fratelli musulmani in Giordania, Murad Al-Adaileh, durante il sit-in ha dichiarato: “Chiediamo al governo francese scuse ufficiali e immediate per aver offeso il Messaggero di Dio” aggiungendo che “l’odiosa retorica razzista guidata da Macron può portare a una guerra di religione se non verrà frenata (…) È Macron che crea l’estremismo e lo alimenta, e conduce una guerra razzista contro la nazione araba e islamica”. Nel frattempo, gli scaffali dei supermercati giordani sono stati svuotati dei prodotti francesi.

In tale quadro al-Jazeera riferisce che i media egiziani si sono trovati ad affrontare una situazione delicata, vista la vicinanza del Cairo all’alleato francese e la sua opposizione alla Turchia in diverse questioni regionali, Libia in primis. I media affiliati al presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, riferisce al-Jazeera, hanno mostrato confusione nel trattare la questione del boicottaggio dei prodotti francesi. Da un lato, la popolazione egiziana ha mostrato solidarietà verso la comunità musulmana, condannando i tentativi di offendere la religione ed il suo Profeta. Dall’altro lato, la campagna di boicottaggio è stata perlopiù collegata alla Fratellanza Musulmana e al presidente Erdogan, alterando le reali motivazioni di base. Contrariamente a quanto accaduto in altri Paesi, non vi è stata particolare mobilitazione per le strade egiziane e i social media egiziani hanno assistito a una “contro-campagna” per boicottare i prodotti turchi. Non da ultimo, dal Cairo non è stata espressa alcuna condanna ufficiale per le dichiarazioni di Macron.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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