Leopoldo López: la fuga dell’oppositore venezuelano che provoca tensioni tra Caracas e Madrid

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 9:19 in Spagna Venezuela

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Le circostanze della partenza di Leopoldo López dal Venezuela lo scorso sabato 24 ottobre hanno portato all’ennesimo scontro diplomatico tra Caracas e Madrid. Il governo di Nicolás Maduro ha accusato la Spagna di essere compartecipe dell’operazione che ha permesso al leader dell’opposizione di lasciare la residenza dell’ambasciatore spagnolo a Caracas, Jesús Silva, dove era stato nascosto per un anno e mezzo, e di abbandonare il Paese eludendo i controlli delle forze di sicurezza chavista. Tuttavia, il regime bolivariano si è limitato a un’escalation retorica ed ha evitato, per il momento, di adottare misure concrete.

La fuga di López, arrivato domenica 25 ottobre a Madrid per incontrare la sua famiglia, ha sollevato dubbi, anche nelle fila dell’opposizione, sui dettagli dell’operazione. La residenza dell’Ambasciata di Spagna si trova nel quartiere noto come Country Club, tra i più esclusivi di Caracas, che, dal fallito golpe del 30 aprile 2019 che ha portato alla liberazione del politico fino ad allora dagli arresti domiciliari, è permanentemente circondata da agenti del Servizio Bolivariano de Inteligencia (Sebin) e, spesso, anche da pattuglie delle forze speciali e della Polizia.

 Il tono della dichiarazione rilasciata domenica dal ministero degli Esteri venezuelano, però, contraddice nettamente la tesi di una presunta trattativa tra il governo di Maduro e l’opposizione con la mediazione spagnola. Tutti gli interessati lo hanno anche negato categoricamente. Il governo di Caracas accusa apertamente Silva, che un mese fa è stato sollevato dalla sua posizione e passerà il testimone nelle prossime settimane, affermando che “il capo della missione diplomatica spagnola in Venezuela è stato il principale organizzatore e complice reo confesso della fuga dal territorio venezuelano del criminale Leopoldo López”. E afferma che, “nonostante il fatto che il Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione di Spagna abbia promesso in varie occasioni di non consentire l’azione politica del golpista latitante, dalla residenza ufficiale dell’ambasciatore, la realtà è stata ben diversa”.

Il Chavismo ha accusato López di essere responsabile del fallito tentativo di invasione marittima sulla costa vicino a Caracas con la partecipazione di almeno due mercenari americani. Tuttavia, la leadership delle forze raggruppate attorno a López e allo stesso Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale e principale avversario di Maduro, si è dissociata da tali eventi. In ogni caso, Maduro ritiene che “il Regno di Spagna partecipa attivamente alla fuga illegale di un pericoloso criminale e decide di accoglierlo nel suo territorio, indipendentemente dalle leggi internazionali e persino dalle leggi spagnole sull’immigrazione e dagli accordi bilaterali in materia di immigrazione e giustizia”.

Nonostante queste accuse, Caracas evita di annunciare misure concrete. Nel 2018, Silva era stato espulso con il pretesto di presunte interferenze nella politica interna del Venezuela. Il governo di Mariano Rajoy, all’epoca al potere a Madrid, agì reciprocamente e dichiarò persona non grata il più alto rappresentante diplomatico del Venezuela in Spagna. Mesi dopo, prima delle elezioni presidenziali del maggio di quell’anno, i rapporti si rilassarono e i due diplomatici tornarono ai rispettivi incarichi. Lo scorso luglio, l’annuncio dell’espulsione dell’ambasciatore dall’Unione Europea, di cui era responsabile lo stesso Maduro, ha spinto al limite la tensione con Bruxelles. In quell’occasione, il successore di Hugo Chávez ha colto l’occasione per lanciare un duro monito all’ambasciatore spagnolo e ha parlato di possibili “azioni diplomatiche” contro di lui.

L’esecutivo spagnolo, che aveva assicurato che la sostituzione di Silva non avrebbe influenzato la situazione di López presso la sede diplomatica di Caracas, ha attribuito la partenza del leader dell’opposizione a una decisione esclusivamente “personale e volontaria”. Quest’ultimo, che negli ultimi anni ha pilotato la strategia contro Maduro nonostante fosse stato privato della libertà sin dal 2014, l’ha giustificata sostenendo l’inizio di una nuova fase di lotta dall’estero. In ogni caso, anche il ministero spagnolo degli Affari esteri ha criticato il governo di Caracas senza mezzi termini.

“La Spagna condanna gli arresti del personale lavoratore della sua ambasciata, nonché le perquisizioni effettuate nelle case del personale addetto agli stessi atti che ipotizzino una violazione degli obblighi contenuti nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche” – sostiene il Ministero degli Esteri spagnolo in un comunicato.

Le vessazioni dei servizi di intelligence del regime nei confronti del personale dell’ambasciata e dell’ambiente di López sono iniziate sabato dopo che la fuga del politico è stata resa nota. Gli agenti del Sebin hanno arrestato sei guardie private che avevano lavorato in unità diplomatiche e il coordinatore di quella squadra di sicurezza. Ore dopo, questi lavoratori sono stati rilasciati. Le autorità hanno anche arrestato la collaboratrice domestica di López, successivamente liberata.

“La Spagna”, prosegue la nota, “ribadisce la sua convinzione che la crisi multidimensionale che sta attraversando il Venezuela richieda una soluzione negoziata, guidata dagli stessi venezuelani, che consenta lo svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari con piena garanzia democratica”. Secondo la Spagna e l’Unione Europea, le elezioni previste per il prossimo 6 dicembre non godono di tali garanzie.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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