La Libia riprende ad esportare petrolio

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 8:35 in Africa Libia

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La National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, ha annunciato la ripresa delle attività di esportazione dei giacimenti libici, a seguito di un blocco durato circa nove mesi. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha esortato le parti coinvolte nella crisi libica ad attuare l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre.

Nello specifico, la compagnia NOC ha affermato che una petroliera ha attraccato al porto di Sidra, uno dei maggiori depositi petroliferi del Paese Nord-africano, ed è pronta a spedire il primo carico di petrolio. Il 25 ottobre, un’altra petroliera era giunta ad al-Zawiya, un porto petrolifero situato a Ovest della capitale Tripoli, dopo che era stato precedentemente revocato lo stato di forza maggiore dal giacimento di al-Sharara, che alimenta proprio al-Zawiya. Parallelamente, ha riferito NOC, sono riprese le attività di produzione nei giacimenti di Al-Ghani, Abu- Attifel e Amal, situati nel centro e nell’Ovest del Paese.

É dal 18 gennaio scorso che gruppi alleati all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e al suo generale, Khalifa Haftar, avevano bloccato le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”, diretto soprattutto contro la continua ingerenza della Turchia. Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72.000, determinando altresì perdite pari a più di 8 miliardi di dollari in 208 giorni, secondo gli ultimi dati forniti dalla compagnia petrolifera statale libica, il 15 agosto.

Nonostante un parziale sblocco del 10 luglio, il giorno successivo, l’11 luglio, le forze di Haftar avevano nuovamente ordinato l’interruzione delle esportazioni, a causa di un mancato accordo sulla distribuzione delle entrate petrolifere.  Poi, il 18 settembre, Haftar ha ordinato la riapertura dei giacimenti petroliferi e dei porti e la conseguente ripresa delle attività di produzione ed esportazione, a seguito di un accordo che ha visto tra i protagonisti Ahmed Maiteeq, vicecapo del Consiglio presidenziale di Tripoli. Tra i punti concordati vi sono la creazione di una commissione tecnica per la gestione e la suddivisione equa dei proventi del settore, l’unificazione del cambio del dinaro libico, la ripresa di più attività bancarie nell’Est della Libia, l’istituzione di un sistema che consenta di beneficiare di vendite in valuta estera e finanziamenti per la National Oil Corporation, incaricata di riportare la produzione ai livelli precedenti alla chiusura.

Secondo quanto riferito da Bloomberg, la riapertura di porti e giacimenti costituisce un risultato rilevante per la Libia, consentendo al Paese di passare da meno di 100.000 barili prodotti quotidianamente a circa 700.000, come rivelato all’agenzia statunitense da una fonte in condizioni di anonimato. Il giacimento di al-Sharara, il maggiore in Libia e con una capacità di circa 300.000 barili al giorno, ha riaperto l’11 ottobre. Si prevede che, nel mese di novembre, il Paese Nord-africano potrà essere in grado di esportare almeno 168.000 barili al giorno, per un totale di 5,04 milioni di barili di greggio. Parallelamente, otto petroliere trasporteranno circa 630.000 barili a novembre dal porto di Zawiya, mentre al-Feel, riaperto il 26 ottobre, ha ripreso a produrre 75.000 barili al giorno. 

La ripresa delle attività di esportazione giunge dopo che, il 23 ottobre, delegazioni dei due gruppi rivali, l’LNA e il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno siglato un accordo di cessate il fuoco, sotto l’egida delle Nazioni Unite, nella cornice del Comitato militare congiunto 5+5. Anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha accolto con favore il risultato raggiunto ed ha esortato gli attori libici a rispettare la tregua e a mostrate la medesima determinazione anche nel futuro dialogo politico che si terrà a Tunisi a partire dal 9 novembre, il cui obiettivo sarà giungere ad una soluzione politica della crisi libica.

Dopo la riapertura dei giacimenti e delle vie di comunicazione interne, l’inviata speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, si è detta speranzosa circa il forum previsto a Tunisi, in cui si spera che le parti riescano a concordare la data delle elezioni, che dovranno tenersi il prima possibile, a prescindere dalla “autorità esecutiva” che verrà designata. Il fine ultimo sarà porre fine alla situazione di instabilità che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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