Il coronavirus mette a dura prova le economie del Golfo

Pubblicato il 28 ottobre 2020 alle 14:26 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti

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Le conseguenze derivanti dalla pandemia di coronavirus e il calo dei prezzi di petrolio hanno messo a dura prova il sistema economico dei sei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Anche le ultime stime mettono in evidenza la forte contrazione prevista per il 2020.

Come riportato dal quotidiano al-Arab il 28 agosto, sulla base di un sondaggio condotto da Reuters, la maggior parte dei Paesi della regione del Golfo dovranno far fronte a serie difficoltà economiche e ad un declino maggiore rispetto a quanto previsto in precedenza, per poi riprendersi nel 2021. La motivazione principale è da far risalire alla forte dipendenza dagli idrocarburi di tali economie. L’idea è stata confermata dagli analisti che hanno condotto il sondaggio tra il 13 ed il 25 ottobre, in un momento in cui diversi Paesi, soprattutto in Europa si trovano a far fronte ad una seconda ondata della pandemia di coronavirus, con conseguenti restrizioni che rischiano di esacerbare ulteriormente il quadro economico a livello internazionale.

L’Arabia Saudita, considerata la maggiore economia della regione del Golfo, nonché tra i maggiori esportatori di petrolio a livello mondiale, potrebbe affrontare una contrazione del PIL del 5,1% nel 2020, con una conseguente ripresa del 3,1% nel 2021 ed un successivo miglioramento pari al 2,7%, nel 2022. Tre mesi fa, la contrazione economica prevista ammontava al 5,2%. Secondo quanto riferito dagli analisti della National Bank of Kuwait, Riad si trova a compiere scelte politiche difficili, in un momento in cui la curva dei contagi da coronavirus continua ad aumentare. In una prospettiva a medio termine, suggeriscono gli esperti, i governi dovrebbero cercare di raggiungere una sostenibilità a livello fiscale ed esterno, in uno scenario che potrebbe continuare ad essere caratterizzato da prezzi bassi del petrolio.

Gli Emirati Arabi Uniti (UAE), che hanno registrato un aumento di nuovi casi positivi al coronavirus, potrebbero assistere ad un calo del PIL del 6,0% quest’anno, che si prevede migliorerà nei prossimi due anni, con una crescita del 2,7% per il 2021 e del 3,8% nel 2022. A luglio, gli analisti prevedevano un calo del 5,1% nel 2020 e una crescita del 2,6% nel 2021. “L’economia degli Emirati Arabi Uniti subirà una contrazione più profonda quest’anno di quanto previsto a maggio”, ha affermato in una nota l’Institute of International Finance (IIF), secondo cui l’economia di Dubai potrebbe contrarsi di almeno l’8%, più di Abu Dhabi, poiché la sua ampia esposizione a turismo, trasporto aereo e altri servizi la rende più vulnerabile agli effetti della pandemia. Negli UAE, inoltre, ha riferito l’IIF, la produzione è diminuita del 9% nella prima metà dell’anno, accanto ad una riduzione dei tassi di occupazione del 10%.

Le previsioni a medio termine per il Kuwait indicano una contrazione del 6,3% nel 2020, con tassi di crescita del 2,6% l’anno prossimo e del 3,3% nel 2022. In Qatar, invece, le previsioni sono rimaste invariate quota 4,0%, mentre le aspettative di crescita per il prossimo anno sono migliorate al 3,0%, dal 2,8% previsto inizialmente. Per l’Oman e il Bahrein si prevede una contrazione economica rispettivamente del 4,9% e del 4,8% nel 2020. Maya Senussi, economista senior presso Oxford Economics, ha evidenziato che in Oman i settori meno favoriti sembrano tuttora essere quelli legati al turismo e al tempo libero, vista la chiusura delle mete principali per i non residenti, mentre ci si avvicina all’alta stagione.

Proprio il Sultanato dell’Oman è stato tra i capifila, nella regione del Golfo, ad adottare un nuovo approccio nei confronti della manodopera straniera, riducendo il numero di impiegati provenienti dall’estero, a beneficio della forza lavoro locale. In generale, le economie del Golfo per anni hanno accolto un gran numero di lavoratori stranieri, provenienti perlopiù dai Paesi asiatici e africani più poveri, i quali hanno tratto beneficio dal clima economico e sociale favorevole che caratterizzava il Golfo Ora, risentendo delle conseguenze della pandemia, gli stessi Paesi si ritrovano ad adottare strategie diverse. 

A tal proposito, ci si chiede se gli Stati del GCC continueranno a portare avanti le iniziative e le “vision” delineate in precedenza, oltre che i “mega-progetti”, tra cui la smart city saudita NEOM. Ciò che è certo, sottolineano gli analisti, è che le loro strategie economiche, politiche e sociali dovranno essere modificate. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione