Il punto sulle proteste in Nigeria

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 14:19 in Africa Nigeria

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Una Commissione giudiziaria nominata per indagare sulla brutalità della polizia in Nigeria e sulla recente sparatoria contro i manifestanti disarmati nella città di Lagos si è riunita per la prima volta, il 26 ottobre. Intanto, la tensione nel Paese rimane alta. 

La creazione di un organo indipendente per supervisionare le indagini sulla cattiva condotta della polizia è stata una delle principali richieste dei manifestanti nigeriani. Questi, nel mese di ottobre, sono scesi in piazza in tutto il Paese per protestare contro la violenza degli agenti e chiedere riforme radicali. Il 20 ottobre, a quasi due settimane dall’inizio delle proteste, manifestanti e gruppi per la tutela dei diritti umani hanno riferito che i soldati hanno aperto il fuoco sui gruppi che protestavano a Lekki, una zona esclusiva della città di Lagos, la capitale economica della Nigeria. L’esercito ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco. Tuttavia, Amnesty International ha dichiarato che 12 persone sono state uccise a Lekki e Alausa, un’altra zona di Lagos, da soldati e da agenti della polizia.

“Il modo in cui il governo gestirà la questione della sparatoria di Lekki potrebbe contribuire a placare le preoccupazioni di molti nigeriani”, ha affermato il manifestante Ignatius Preye, che vive a Lagos e ha preso parte alle proteste contro la brutalità della polizia. “Le persone dovrebbero essere ritenute responsabili delle proprie azioni e un risarcimento deve essere giustamente riconosciuto alle vittime”, ha aggiunto, affermando che “non c’è giustificazione per il livello di violenza utilizzato contro i manifestanti disarmati che sono rimasti pacifici per tutta la protesta”. La Commissione giudiziaria di Lagos, che ha un mandato di 6 mesi, ha ricevuto finora 15 denunce. Non tutte sono tutte collegate alla sparatoria di Lekki. Inoltre, almeno altri 5 Stati nigeriani hanno istituito gruppi di inchiesta simili per indagare sugli abusi da parte della polizia. 

“Sono fiducioso che tutti questi pannelli statali contribuiranno a garantire che sia fatta giustizia per i manifestanti pacifici e gli agenti delle forze dell’ordine che purtroppo hanno perso la vita”, ha dichiarato il 25 ottobre il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, in un post su Twitter. Il 23 ottobre, aveva reso noto che 69 persone sono decedute dall’inizio delle proteste, di cui 51 civili, attribuendo la violenza al “teppismo” che aveva preso il controllo delle proteste. Il presidente aveva poi aggiunto che 11 poliziotti e 7  soldati sono stati uccisi dai “rivoltosi”. Secondo Amnesty, almeno 56 persone sono state uccise e centinaia sono rimaste ferite dall’inizio delle proteste. “Tra le vittime ci sono manifestanti e agitatori che potrebbero essere stati assunti dalle autorità per contrastare i manifestanti. In molti casi, le forze di sicurezza hanno usato una forza eccessiva nel tentativo di controllare o fermare le proteste”, ha riferito l’organizzazione per la tutela dei diritti umani.

Le proteste in Nigeria sono iniziate l’8 ottobre nella capitale nigeriana, Abuja, dopo che è stato pubblicato un video in cui i membri della squadra speciale anti-rapina, nota come Special Anti-Robbery Squad (SARS), hanno sparato a sangue freddo contro un uomo, uccidendolo, nella regione del Delta del fiume Niger. Dopo lo scandalo, il governo si è impegnato a sciogliere l’unità della polizia, che è stata smantellata l’11 ottobre. Tuttavia, il 13 ottobre ha affermato che sarà creata una nuova unità di sicurezza, dotata di armi e tattiche speciali, per “colmare il vuoto” lasciato dalla SARS. Lo stesso giorno, l’esecutivo ha anche rassicurato i cittadini sul fatto che nessun agente utilizzerà la violenza contro i manifestanti. Prima di tale data, alcuni elementi delle forze di sicurezza hanno però represso le proteste con percosse e tramite l’utilizzo di gas lacrimogeni e armi da fuoco, secondo Amnesty International. 

I manifestanti hanno protestato contro l’intenzione del governo di creare una nuova unità di polizia, temendo che la nuova squadra sarà semplicemente una versione rinominata della SARS. Il 14 ottobre, quindi, centinaia di persone si sono radunate ad Abuja, e nella megalopoli Lagos, per continuare a protestare. Il governatore dello Stato di Lagos, Babajide Sanwo-Olu, ha esortato i manifestanti a smettere con le rimostranze, affermando che le iniziative dei giorni precedenti avevano causato un’interruzione generale delle attività lavorative, che ancora erano in ripresa a causa delle restrizioni dovute alla pandemia del nuovo coronavirus. Numerose organizzazioni internazionali e nigeriane per la tutela dei diritti umani hanno accusato la SARS di brutalità, molestie ed estorsioni per anni. A tale riguardo, ci sono state molteplici promesse in passato. Lo stesso governo dell’attuale presidente Buhari, in carica dal 2015, aveva promesso che avrebbe effettuato una riforma di questa unità.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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