L’Islam in rivolta: no alla “commercializzazione” della religione

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 10:50 in Francia Medio Oriente

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Diversi Paesi del Medio Oriente hanno continuato a mostrare la propria rabbia verso la Francia, ritenuta responsabile di una campagna di opposizione all’Islam e della pubblicazione di vignette satiriche del profeta Maometto.

Gruppi islamici, perlopiù radicali, hanno esortato la popolazione di diversi Paesi mediorientali, tra cui Siria e Iraq, ad organizzare proteste in ottica “anti-francese”, a seguito delle dichiarazioni del capo di Stato, Emmanuel Macron. Quest’ultimo, oltre ad aver promesso di contrastare il “separatismo islamico”, ha definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e aveva precedentemente dichiarato che il governo avrebbe presentato un disegno di legge, a dicembre, per rafforzare una legislazione del 1905 che separa ufficialmente chiesa e Stato in Francia.

Parallelamente, il capo dell’Eliseo ha mostrato sostegno per alcune vignette satiriche che rappresentavano caricature del Profeta Maometto, alimentando una campagna sui social media per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi arabi e in Turchia. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet sono diventati di tendenza in Stati come Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita e Turchia.

Come riportato da al-Jazeera, alla campagna mediatica si sono uniti movimenti di protesta in diverse località del Nord della Siria, così come davanti alle ambasciate francesi in Iraq e Pakistan. In totale, spiega al-Jazeera, sono stati nove i Paesi islamici ad essersi espressi in merito alla questione, seppur con toni e modalità differenti. Il Ministero degli Esteri del Pakistan ha convocato l’ambasciatore francese a Islamabad, Mark Peretti, per consegnargli una lettera di protesta, in cui sono state denunciate le vignette offensive del profeta Maometto e le dichiarazioni del presidente Macron, definito antimusulmano. Ancor prima, le parole e il comportamento del capo di Stato francese erano stati definiti offensivi per la comunità islamica.

La Giordania ha anch’essa condannato più volte le vignette offensive, considerandole “un chiaro attacco contro simboli religiosi, credenze e santità”, nonché una possibile fonte di odio, violenza, estremismo e terrorismo. Inoltre, per il Regno hashemita, queste hanno “ferito i sentimenti di circa due miliardi di musulmani”. Per tale motivo, il Ministero degli Esteri di Amman si è ufficialmente opposto alla loro pubblicazione e diffusione. Dichiarazioni simili sono giunte anche dal Marocco, il quale ha condannato delle azioni che, a parer suo, denotano una “mancanza di maturità” da parte degli autori. “La libertà di un individuo finisce quando inizia la libertà degli altri e delle loro convinzioni”, è stato affermato in un comunicato del Ministero degli Esteri di Rabat. “La libertà di espressione, per nessun motivo, può giustificare provocazioni e attacchi offensivi alla religione islamica, professata da più di due miliardi di persone”, è stato altresì aggiunto.

Anche il Kuwait ha messo in guardia dal sostegno per “gli abusi e le politiche discriminatorie che collegano l’Islam al terrorismo”, in quanto ciò rappresenta una falsificazione della realtà, oltre ad essere contrario agli insegnamenti dell’Islam e ad offendere i sentimenti dei musulmani di tutto il mondo. Il Qatar, dal canto suo, ha condannato il grande aumento della retorica populista incentrata sulla religione e ha affermato il suo totale rifiuto di tutte le forme di discorso d’odio basate su credo, razza o religione, le quali hanno già alimentato ostilità in tutto il mondo.

Dichiarazioni simili sono poi giunte dalla Mauritania e dall’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che insultare l’Islam e la sua “santità” contribuisce ad alimentare l’estremismo, e insultare 1.9 miliardi di musulmani a causa di crimini perpetrati da estremisti significa sfruttare la libertà di espressione. Infine, anche il governo libico di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha chiesto al presidente Macron di scusarsi nei confronti di tutti i musulmani, anche quelli di nazionalità francese, oltre a condannare fermamente le sue dichiarazioni, ritenute dannose per le relazioni tra Francia e mondo islamico e fonte di odio, a beneficio di “guadagni politici”.

Anche il Muslim Council of Elders ha condannato le dichiarazioni del capo dell’Eliseo, affermando che la libertà di espressione deve rientrare in un quadro di “responsabilità sociale” che preservi i diritti degli altri, e freni il “commercio della religione nei mercati della politica e della propaganda elettorale”. Le ultime affermazioni sulla questione sono giunte, il 27 ottobre, dal Regno saudita, che ha denunciato le vignette “offensive” e ha riferito di “respingere ogni tentativo di collegare Islam e terrorismo”. “Il Regno condanna ogni atto terroristico, indipendentemente dal suo autore, e chiede che la libertà intellettuale e culturale sia un faro che irradi rispetto, tolleranza e pace”, è stato affermato in un comunicato del Ministero degli Esteri di Riad, in cui è stato evidenziato il rifiuto per tutte le “azioni che generano odio, violenza ed estremismo e pregiudicano i valori di convivenza e rispetto reciproco tra i popoli del mondo.”

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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