Egitto, Etiopia e Sudan riprendono i colloqui sulla grande diga africana

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 11:15 in Egitto Etiopia Sudan

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Le delegazioni di Egitto, Etiopia e Sudan hanno deciso di riprendere i colloqui a tre sulla questione della grande diga africana e di impegnarsi a raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti. I ministri degli Esteri e delle Risorse Idriche dei tre Paesi hanno concordato di tenere una videoconferenza, martedì 27 ottobre, con la mediazione dell’Unione africana. La decisione arriva circa tre mesi dopo l’ultimo dialogo sulla costruzione del mega progetto, da 4,6 miliardi di dollari, che l’Etiopia intende realizzare sul fiume Nilo Azzurro.

Il 23 ottobre, il presidente americano Donald Trump ha affermato che, se non ci sarà un accordo, è possibile che scoppi una “guerra” tra i tre vicini africani e ha sottolineato che, in ogni caso, qualora l’Egitto non fosse contento dei risultati del progetto, “non avrebbe alcun problema a distruggerlo”. Trump, pertanto, si è detto contrario alla grande diga etiope, soprattutto in virtù del fatto che, per l’amministrazione americana, raggiungere un’intesa è un’impresa estremamente ardua. Dal canto suo, il 24 ottobre, il governo di Addis Abeba ha precisato che non cederà alle aggressioni esterne e ha dichiarato che le minacce di guerra “sono solo strategie per indurre l’Etiopia a soccombere a condizioni inique, che rappresenterebbero un affronto alla sua sovranità, sono fuorvianti e non produttive, oltre che delle chiare violazioni della legge internazionale”.

Il ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, ha dunque convocato l’ambasciatore statunitense ad Addis Abeba, Michael Raynor, per confrontarsi sulle ultime dichiarazioni di Trump.”L’incitamento alla guerra tra l’Etiopia e l’Egitto da parte di un presidente in carica non riflette né la partnership di lunga data tra l’Etiopia e gli Stati Uniti, né risulta accettabile ai sensi del diritto internazionale che regola le relazioni interstatali”, ha affermato il Ministero degli Esteri etiope. L’ufficio del premier Abiy Ahmed ha difeso con forza il progetto della diga e ha sottolineato che il suo Paese è disposto a impegnarsi seriamente nei colloqui guidati dall’Unione Africana, che finora, a detta di Abiy, hanno compiuto “progressi significativi”. Il 3 settembre, il Dipartimento di Stato USA, su richiesta del presidente Trump, aveva invece deciso di tagliare temporaneamente gli aiuti all’Etiopia a causa di una “mancanza di progressi” nei colloqui con l’Egitto e il Sudan sulla questione della grande diga africana, altresì chiamata Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). Un portavoce del Dipartimento di Stato aveva dichiarato che la decisione di “sospendere momentaneamente alcuni aiuti verso un alleato chiave per la sicurezza regionale del Corno d’Africa riflette la preoccupazione degli Stati Uniti per la decisione unilaterale dell’Etiopia di iniziare a riempire la diga prima che un accordo e tutte le misure di sicurezza necessarie per la diga fossero attuate”.

La cosiddetta GERD è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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