Il coronavirus in Libano: un’ulteriore piaga

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 12:00 in Libano Medio Oriente

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Il numero dei contagi da coronavirus continua ad aumentare anche in Libano, raggiungendo quota 72.186. L’emergenza ha messo in ginocchio il sistema sanitario di un Paese già colpito da una grave crisi economica e finanziaria, e sempre più ospedali rischiano di chiudere.

Secondo i dati registrati nella giornata del 26 ottobre, in Libano vi sono stati  796 nuovi casi positivi nelle 24 ore precedenti, mentre il numero di morti è salito a 579, visti i 14 nuovi pazienti deceduti nel corso della giornata. Di fronte ad un quadro in peggioramento, le autorità libanesi hanno stabilito un lockdown per 63 tra villaggi e città fino al 2 novembre prossimo, per la quarta settimana consecutiva. Nel frattempo, bar e discoteche sono stati chiusi in tutto il Paese “fino a nuovo avviso”.

La pandemia ha colpito un Paese che deve far fronte ad una perdurante crisi economica e finanziaria, definita la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990, a cui ha fatto seguito una fase di instabilità politica e sociale.  Tra le diverse conseguenze, vi è stata una carenza di dollari che, da settembre 2019, ha comportato, a sua volta, una riduzione delle importazioni di forniture mediche essenziali, tra cui mascherine, guanti e dispositivi di protezione, oltre a ventilatori e pezzi di ricambio. Non da ultimo, all’interno delle strutture sanitarie libanesi, è stato difficile assumere personale aggiuntivo e acquistare l’attrezzatura ed i dispositivi necessari ad affrontare l’emergenza coronavirus.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, nelle ultime settimane sei ospedali sono stati costretti a chiudere e le casse del sistema sanitario libanese non riescono a garantire, in modo adeguato, l’erogazione dei servizi necessari. In particolare, le sei strutture ospedaliere hanno rilasciato un comunicato in cui si sono scusate con i propri pazienti per l’impossibilità di fornire i servizi richiesti, vista la mancanza di forniture, di provviste e di medicinali essenziali. I funzionari del comparto sanitario, economico e finanziario sono stati esortati ad intervenire e a prendere le misure necessarie per affrontare problematiche simili ed evitare un “rapido collasso dell’intero sistema sanitario ed ospedaliero” libanese. Parallelamente, il Sindacato degli importatori di apparecchiature e forniture mediche in Libano ha invitato i propri clienti, all’interno degli ospedali e di agenzie garanti, a pagare l’85% delle quote richieste in lire libanesi e il restante 15% in valuta estera, condizione necessaria per la consegna di forniture mediche.

Come evidenziato da al-Arab, la sanità pubblica libanese risente delle conseguenze delle crisi in cui versa tuttora il Libano, oltre che di un deterioramento finanziario che non consente di colmare il deficit accumulato nel corso degli anni. Da anni il governo deve agli ospedali milioni di dollari di arretrati, e le quote non ancora saldate si accumulano in modo costante. Inoltre, mancano quote pari a circa un miliardo di dollari, che gli “enti garanti ufficiali” avrebbero dovuto erogare. Non da ultimo, a detta di alcuni esperti, a peggiorare la situazione vi è l’assenza di investimenti privati e la diseguaglianza negli stanziamenti diretti dallo Stato ai fondi di assicurazione sanitaria, che ha causato una disparità a livello di servizi.

Secondo gli esperti, la crisi economica, ulteriormente aggravata dall’esplosione presso il porto di Beirut del 4 agosto, rischia di provocare un collasso per gli ospedali libanesi, non in grado di affrontare l’emergenza da Covid-19. In tale quadro, crescono i timori che i sussidi per i farmaci vengano presto annullati, in un momento in cui gli ospedali hanno raddoppiato i prezzi per far fronte alla forte inflazione. A detta di fonti interne, i pazienti libanesi incontrano sempre più difficoltà ad affrontare i costi delle cure di cui necessitano, sebbene il prezzo più basso sia pari a 50.000 lire, ovvero 6,25 dollari. Inoltre, numerosi medici sono stati costretti a emigrare, viste altresì le misure di licenziamento introdotte. “È una questione di sopravvivenza” è stato affermato da alcuni dirigenti.

Si stima che il Ministero della Salute si occupi della metà dei libanesi privi di assicurazione medico-sanitaria, coprendo l’85% delle spese, mentre i beneficiari degli stanziamenti dovrebbero provvedere alla restante percentuale. Dal mese di aprile scorso, il sindacato degli ospedali arabi ha messo in guardia dalla crisi del settore sanitario privato libanese, avvertendo che il mancato pagamento delle quote da parte del governo di Beirut condurrà alla chiusura di circa 20 ospedali nelle prossime settimane, su un totale di 126 centri privati in Libano. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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