Brasile: esercito in Amazzonia fino ad aprile 2021

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 12:57 in America Latina Brasile

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Il governo brasiliano ha deciso di prolungare la presenza delle forze armate in Amazzonia fino ad aprile 2021 per continuare il lavoro di contrasto alla deforestazione illegale e agli incendi. È quanto ha annunciato il vicepresidente del Paese, Antônio Hamilton Mourão.

“L’operazione durerà fino ad aprile, la estenderemo fino a quel mese” – ha dichiarato Mourão parlando con la stampa, aggiungendo che la presenza dell’esercito è necessaria per via della debolezza degli organismi deputati alla difesa dell’ambiente.

“Il ruolo delle forze armate è quello di fornire supporto logistico e di sicurezza al lavoro dell’Istituto Brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali rinnovabili (IBAMA) e all’Istituto Chico Mendes per la conservazione della biodiversità (ICMBio) perché queste due istituzioni non hanno forze per svolgere questo compito da sole” – ha dichiarato il vice di Jair Bolsonaro.

Inizialmente, la cosiddetta “operazione Brasile verde”, che ha portato migliaia di soldati nella foresta amazzonica lo scorso maggio, avrebbe dovuto concludersi a luglio, ma ha già avuto una prima proroga di quattro mesi. La proroga, attualmente in corso, scade il prossimo 6 novembre.

Secondo Mourão, ci sono risorse sufficienti per continuare con l’operazione. Finora sono stati spesi 400 milioni di reais (70 milioni di euro circa al cambio attuale) e sono ancora disponibili altri 180 milioni (30 milioni di euro).

Fino al 25 ottobre di quest’anno sono state rilevate 89.604 fonti di incendio, più che in tutto il 2019 (quando furono registrate 89.176 fonti), rivelano i dati ufficiali dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (INPE), che monitora via satellite la situazione della più grande foresta del mondo.

Per quanto riguarda la deforestazione, sempre secondo i dati INPE a settembre sono andati persi 964 chilometri quadrati di foresta, il secondo peggior dato degli ultimi cinque anni. Tuttavia, i dati tra gennaio e settembre sono leggermente migliori di quelli dello stesso periodo dello scorso anno: sono andati persi 7.603 chilometri quadrati di foresta, il 10,25% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2019, cosa che il governo attribuisce agli effetti deterrenti dell’operazione militare.

La maggior parte degli specialisti e delle organizzazioni ambientaliste, duramente critiche nei confronti dell’esecutivo di Jair Bolsonaro, assicurano che la presenza militare nella giungla è un palliativo e non è efficace, e chiedono che le risorse necessarie vengano fornite agli organi statali che sono storicamente responsabili del perseguimento dei crimini ambientali, come l’Istituto brasiliano dell’ambiente (IBAMA). Bolsonaro ha accusato in diverse occasioni le organizzazioni ambientaliste di essere corresponsabili del disastro ecologico, in parte per recuperare fondi all’estero e in parte per mantenere protagonismo sulla scena politica e sociale del Brasile.

La scorsa settimana i responsabili dell’IBAMA hanno annunciato che avrebbero sospeso tutto il lavoro dei vigili del fuoco per mancanza di finanziamenti adeguati, anche se pochi giorni dopo, con lo sblocco delle risorse, le attività sono state riprese.

In precedenza, in una conversazione televisiva con l’ex vicepresidente USA Al Gore, Bolsonaro aveva affermato che Washington potrebbe cooperare con Brasilia nella difesa dell’Amazzonia. Mourão ha assicurato che il Brasile non ha intenzione di cedere sovranità né di monitorare l’Amazzonia assieme agli Stati Uniti. “Il Presidente ha sempre detto che tutte le società straniere che intendono operare in Amazzonia nel rispetto della nostra legge sono le benvenute” – ha affermato il vicepresidente brasiliano.

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Italo Cosentino, interprete di portoghese

di Redazione

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