Algeria: nasce “22-2”, l’iniziativa politica di manifestanti e attivisti

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 16:27 in Africa Algeria

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Attivisti e attori del movimento popolare in Algeria, il cosidetto “Hirak”, hanno lanciato una nuova iniziativa politica, intitolata “22 febbraio”, con l’obiettivo di rivendicare ulteriormente le proprie richieste di cambiamento.

Il nome richiama la data di inizio della mobilitazione del 2019.  Il movimento pro-democrazia “Hirak”, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è iniziato proprio il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Ora, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, i gruppi di manifestanti hanno deciso di lanciare una nuova iniziativa pacifica ed “indipendente”, ovvero non legata ad alcuna forma di potere, con l’obiettivo di presentare una propria risoluzione definitiva per la crisi politica da cui l’Algeria sembra non essere ancora completamente uscita, oltre che per rivendicare i propri diritti politici, le libertà individuali e collettive, l’uguaglianza tra i cittadini, e la sovranità del popolo nel quadro di un sistema civile, sociale e democratico, da realizzarsi a seguito di una fase di transizione politica regolare e indipendente.

Il popolo algerino, sottolineano i promotori dell’iniziativa, desidera rompere con il passato, ovvero con le personalità e le istituzioni politiche tuttora partecipi del panorama algerino. Il processo di cambiamento, sottolineano gli attivisti, non può essere nuovamente affidato alle classi al potere, così come non possono più essere accettate pratiche “pseudo-democratiche, che prendono in prestito tecniche e meccanismi per svuotarli del loro contenuto e li trasformano in uno strumento di riproduzione di un sistema di potere illegittimo con nuove cifre”.

Come evidenziato da al-Arab, per la prima volta il movimento Hirak sta assumendo un carattere “politico”. I firmatari dell’iniziativa hanno riferito di essersi basati sulla dottrina alla base del movimento popolare e sulle sue richieste di base, ma l’obiettivo è favorire l’emergere di una forza politica con un programma che spinga alla concretizzazione di quelle richieste e di quegli slogan fino ad ora rimasti paralizzati, oltre che ad elaborare una “visione politica strategica” in grado di trattare con le forze al potere. La mobilitazione popolare dell’ultimo anno, è stato dichiarato, è un’opportunità che non deve essere sprecata, ma su cui investire per compiere una transizione democratica ordinata, imporre la sovranità popolare e costruire istituzioni “in piena libertà e trasparenza”.

L’iniziativa 22-2 si è poi proposta di rivendicare la libertà di espressione, di opinione, di pensiero, oltre che di manifestare pacificamente e di usufruire di mezzi di comunicazione “liberi ed equi”, non soggetti a restrizioni e pressioni. Altro diritto rivendicato riguarda la possibilità di istituire partiti politici, sindacati e associazioni e di garantire la libertà di aderirvi. Il tutto nel pieno rispetto del pluralismo e della diversità e in un quadro di lotta alla corruzione in tutte le sue forme, a livello sia politico sia economico. Infine, è stato specificato, il movimento popolare continuerà a rivendicare il diritto di redigere “una Costituzione consensuale”, attraverso istituzioni legittime democraticamente elette in un clima di libertà e trasparenza, e di stabilire un contratto politico che garantisca la costruzione di uno stato civile e proibisca la militarizzazione della vita politica e sociale.

Gli emendamenti alla Costituzione vigente rappresentano uno dei punti cardine della politica adottata da Tebboune sin dalla sua nomina. Questi verranno sottoposti a referendum popolare il primo novembre, e riguardano sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni. L’obiettivo della nuova costituzione, ha affermato Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione