Afghanistan: aggiornamenti da Doha e continue violenze

Pubblicato il 27 ottobre 2020 alle 13:27 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Quattro membri del team di negoziatori del governo di Kabul hanno lasciato Doha, in Qatar, dove i colloqui preliminari con i talebani sono ancora in stallo. Intanto, l’Afghanistan è scosso da violenze quotidiane. 

La notizia del rientro è stata annunciata il 26 ottobre e i negoziatori in questione sono Saadat Mansoor Naderi, Fawzia Koofi, Matin Beg e Kalimullah Naqibi. Questi sono tornati a casa “per questioni personali”, mentre gli incontri preliminari ai colloqui di pace intra-afghani a Doha rimangono in stallo. In particolare, le parti sono in disaccordo su due questioni: la giurisprudenza religiosa alla base dei colloqui e il riconoscimento dell’accordo USA-talebani come punto di partenza per i colloqui di pace. I talebani insistono per l’utilizzo della giurisprudenza Hanafi, la più antica scuola giuridica dell’Islam sunnita, che predilige un’interpretazione deduttiva della legge e può essere quindi più liberale rispetto ad altre. I rappresentanti del governo di Kabul, invece, chiedono di non imporre una scuola giuridica islamica, affermando che il rispetto del Corano e gli Hadith saranno alla base dei colloqui.

I gruppi di contatto che rappresentano i talebani e il governo afghano hanno tenuto oltre 10 incontri, a partire dal 12 settembre, ma devono ancora risolvere lo stallo e passare a discutere l’ordine del giorno, prima di avviare i veri e propri colloqui di pace. Alcune fonti vicine ai negoziati di Doha affermano che le due parti hanno concordato di consentire al Qatar di svolgere un ruolo di mediatore per risolvere l’impasse sui punti controversi. Il Pakistan ha già provato a porre fine alle divisioni, ma gli sforzi di Islamabad non hanno avuto esiti positivi. A tale proposito, il ritorno in Afghanistan dei 4 delegati ha creato alcuni dubbi sull’andamento e sul futuro dei negoziati di pace.

Nel frattempo, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, si è recato in Norvegia per discutere dei colloqui intra-afghani, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri norvegese, Eriksen Soreide. Questo ha aggiunto che “la Norvegia sostiene gli sforzi diplomatici in corso per raggiungere una pace duratura e inclusiva in Afghanistan”. Soreide ha affermato che è fondamentale per il processo che le parti pongono fine alla violenza e assicurino la partecipazione delle donne al processo politico. Tuttavia, tali affermazioni sembrano estremamente lontane della realtà sul campo dell’Afghanistan, che ha visto un aumento dell’incertezza e delle violenze nelle ultime due settimane. Queste sono state le più letali per le forze armate e i civili afgani da febbraio 2020, quando a Doha si discuteva della firma dell’accordo tra Stati Uniti e talebani, sottoscritto poi il 29 febbraio.

I dati del Ministero degli Interni di Kabul mostrano che i talebani hanno condotto 356 attacchi, dal 19 al 25 ottobre. In questo numero sono stati inclusi 2 attentati suicidi e 52 esplosioni di ordigni. I dati indicano anche che 51 civili sono stati uccisi e altri 137 sono rimasti feriti negli attacchi dei talebani dell’ultima settimana. Il Ministero sottolinea che le forze afghane hanno risposto alle offensive talebane e che 403 combattenti talebani sono stati uccisi e altri 140 feriti. Da parte loro, i militanti islamisti non hanno commentato tali dati. A tale proposito, è importante sottolineare che gli scontri in corso in Afghanistan hanno interessato 24 province e rimangono numerosi e difficili da monitorare. Senza dubbio, alcuni sono stati più letali di altri e di nuovi si verificano ogni giorno. 

Almeno 20 soldati afgani sono stati uccisi in un attacco dei talebani nella provincia meridionale Nimroz, il 22 ottobre. Un altro assalto talebano vicino alla diga di Kamal Khan ha causato la morte di 6 poliziotti a guardia della struttura, secondo quanto riferito da alcuni funzionari. Il gruppo ha anche teso un’imboscata ad un’unità speciale delle forze afghane nella provincia settentrionale di Takhar, uccidendo oltre 50 persone. Inoltre, sono ancora in corso gli scontri alla periferia della capitale di Helmand, la città di Lashkar Gah, iniziati il 10 ottobre. Questi si sono intensificati quando i talebani hanno cominciato a conquistare sempre più territorio, portando all’intervento aereo anche degli Stati Uniti. Il 25 ottobre, il governo ha inviato un nuovo gruppo di forze speciali nella provincia, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Kabul.

Intanto, nella capitale la situazione rimane estremamente critica. I residenti sono ancora sconvolti dall’attentato dell’affiliata afghana dello Stato Islamico del 24 ottobre, che ha colpito un centro educativo di un quartiere sciita ha causato almeno 30 vittime. Inoltre, il 26 ottobre l’esplosione di una mina nel P6 di Kabul ha ferito 3 persone e altre 3 persone sono state uccise dalla detonazione di un altro ordigno nel pomeriggio del 27 ottobre, nel quartiere di Char Qala, alla periferia di Kabul. Infine, tra le nuove violenze note, si segnala la morte di altre 3 persone e il ferimento di 33 individui, in un attacco avvenuto la mattina del 27 ottobre contro un’unità speciale della polizia nella provincia orientale di Khost. Un’autobomba è esplosa vicino al muro del centro in cui si trovano le forze speciali di polizia. Un gruppo di aggressori ha fatto irruzione, scontrandosi con le forze di sicurezza. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha ancora rivendicato l’attacco. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.