Yemen: nuove tensioni tra Houthi e Arabia Saudita

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 10:48 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno affermato, lunedì 26 ottobre, di aver colpito l’aeroporto di Abha, nel Sud dell’Arabia Saudita. Parallelamente, la coalizione internazionale a guida saudita ha riferito di aver intercettato e distrutto droni lanciati dai ribelli, nel corso delle ultime ore.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, il portavoce delle milizie Houthi, Yahya Sarea, ha dichiarato che le proprie forze aeree hanno condotto un’operazione “di attacco” contro l’aeroporto internazionale di Abha, nella mattina del 26 ottobre, perpetrata per mezzo di un aereo K-2. L’obiettivo colpito all’interno dell’aeroporto è stato di tipo militare, ha specificato Sarea, il quale ha poi aggiunto che l’attacco è giunto in risposta ai perduranti crimini perpetrati dagli “aggressori” e al continuo assedio imposto contro “il proprio popolo”.

Parallelamente, anche il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha annunciato che le proprie forze sono state in grado di intercettare e distruggere due droni lanciati dai ribelli Houthi, uno dei quali colpito mentre sorvolava lo spazio aereo yemenita. Il primo drone risale alla sera del 25 ottobre, mentre il secondo velivolo esplosivo è stato intercettato nella mattina del 26 ottobre. A detta di al-Maliki, gli Houthi miravano a colpire oggetti e soggetti civili all’interno del Regno saudita, ma non sono stati forniti dettagli sul luogo del lancio. Dal 24 ottobre, la coalizione ha riferito di aver distrutto, in totale, 6 droni.

L’aeroporto saudita di Abha, situato al confine tra Yemen ed Arabia Saudita, è stato più volte bersagliato, negli ultimi due anni, dai ribelli sciiti, in risposta alle offensive della coalizione all’interno dei territori yemeniti. È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi. Nello specifico, Sarea aveva dichiarato che il Ministero della Difesa e l’Intelligence sauditi, la base dell’aeronautica saudita Salman, e altre postazioni militari situate perlopiù a Riad, Jizan e Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita, sarebbero rientrate nel mirino delle milizie Houthi. Secondo i ribelli, le loro azioni sono da inserirsi in un’ottica di legittima difesa e si sono più volte detti disposti a continuare fino a quando lo Yemen non sarà un Paese libero e indipendente e fino a quando non cesseranno le operazioni “criminali” perpetrate dalle forze saudite.

Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Nelle ultime settimane, sono state poste speranze nelle operazioni di scambio di prigionieri tra il governo legittimo e le forze ribelli. A tal proposito, il 15 ottobre, circa 700 prigionieri yemeniti sono stati rilasciati dalle prigioni di Seiyun, nel governatorato orientale di Hadramout, e della capitale Sana’a, mentre il giorno successivo, il 16 ottobre, altri 352 sono stati liberati tra Aden e la capitale.

Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti stipulati nell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato, tra le diverse clausole, di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e ribelli, pari a circa 15.000 detenuti.

In tale quadro, il 25 ottobre, gli Houthi, rivolgendosi alle Nazioni Unite, si sono detti disposti a portare avanti l’accordo e ad avviare nuovi negoziati per lo scambio di un numero maggiore di prigionieri.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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