Taiwan: manifestazioni a sostegno dei 12 fuggiaschi di Hong Kong

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 10:09 in Cina Hong Kong Taiwan

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Circa 3.000 persone, tra cui anche esponenti della classe politica taiwanese, sono scese in strada il 25 ottobre a Taipei in sostegno dei 12 cittadini di Hong Kong che sono stati arrestati dalle autorità della Cina continentale a Shenzhen, dopo aver cercato di scappare a Taiwan via mare. Nel corso dell’ultima settimana, oltre a Taipei, almeno altre 10 città a livello globale sono state teatro di manifestazioni in sostegno dei 12 fuggiaschi di Hong Kong.

A Taipei, i manifestanti hanno richiesto il rilascio dei 12 da parte delle autorità cinesi e hanno proposto di stabilire una corte dei diritti umani per l’Indo-Pacifico. Tra gli slogan declamati c’è stato anche “Riportare la luce a Hong Kong, la rivoluzione della nostra epoca”, motto che è stato proibito ad Hong Kong in base alla nuova legge sulla sicurezza nazionale, imposta lo scorso 30 giugno.

All’evento hanno preso parte figure di primo piano della politica taiwanese come il segretario generale del Partito Progressista Democratico (PDD) di Taiwan, Lin Feifan, il quale ha espresso la necessità di continuare a prestare attenzione ai 12 cittadini di Hong Kong affinché non finiscano dimenticati nei meandri delle carceri cinesi. Lin ha poi promesso che Taiwan sarà in prima linea insieme ad Hong Kong per respingere l’oppressione della Cina continentale. Anche Lin Changzuo, conosciuto come Freddy Lim, un legislatore taiwanese, ha partecipato all’evento e ha proposto la creazione di una corte dei diritti umani per l’Indo-Pacifico, specificando che proprio Taiwan possa giocare un ruolo decisivo e strategico nell’intera regione per quanto riguarda la questione dei diritti umani.

Nel fine settimana del 24 e 25 ottobre, oltre a Taiwan, in molte città sono state organizzate manifestazioni per richiedere il rilascio dei 12. Da Hong Kong, è stato organizzato un evento su una pagina Facebook dedicata al quale hanno assistito circa 8.000 spettatori. In tale occasione, l’attivista Gwyneth Ho Kwai-lam ha intervistato parenti dei detenuti che hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di assisterli nel cercare di far tornare sull’isola i propri cari ,mentre l’attivista Joshua Wong Chi-fung ha lanciato un appello per la mobilitazione di tutti i cittadini di Hong Kong che vivono all’estero.

Tra le città occidentali, Londra è stata teatro della maggiore mobilitazione in sostegno dei 12 cittadini di Hong Kong, alla quale ha preso parte l’attivista Nathan Law Kwun-chung che si è auto-esiliato nel Regno Unito dall’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza nazionale. Parlando alla folla, quest’ultimo ha detto che: “La nostra richiesta è semplice: democrazia e autonomia. Non ci arrenderemo”. All’evento londinese hanno partecipato anche due membri della Commissione per i Diritti Umani del Partito conservatore, Benedict Rogers e Luke De Pulford. Rogers ha chiesto che in attesa del ritorno dei 12 a Hong Kong vengano garantiti loro i diritti di scegliere i propri avvocati, avere accesso a cure mediche e  poter contattare le proprie famiglie.

Oltre a Taipei e Londra, anche New York, San Francisco, Brisbane, Melbourne, Milano la Svezia, la Germania e i Paesi Bassi hanno registrato manifestazioni simili.

L’arresto dei 12 cittadini di Hong Kong risale allo scorso 23 agosto, quando la Guardia costiera cinese aveva riferito di aver fermato un motoscafo che stava tentando di attraversare illegalmente i confini marittimi della Cina, al largo della provincia meridionale di Guangdong, le cui autorità avevano poi specificato che i fatti sarebbero avvenuti a 50 km a Est della costa di Hong Kong. Più tardi, il governo dell’isola aveva confermato che la polizia cinese di Shenzhen e Yantian aveva arrestato 12 suoi cittadini di età compresa tra i 16 e i 33 anni per aver attraversato illegalmente il confine. Al momento, i fuggiaschi sono detenuti a Shenzhen e la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, lo scorso 15 settembre, aveva annunciato che il loro caso sarebbe stato gestito dalle autorità della Cina continentale. A Hong Kong, altre 9 persone sono state poi arrestate perchè sospettate di aver aiutato i 12 a fuggire.

Tra i fuggiaschi, l’attivista Andy Li è stato l’unico ad essere stato arrestato ad Hong Kong per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale ed è accusato dei crimini di secessione, sovversione, terrorismo e di collusione con forze straniere. Gli altri 11, invece, erano già stati accusati a Hong Kong per presunti crimini quali assalto contro le forze dell’ordine, incendio doloso, possesso di armi e disordini. Secondo la governatrice di Hong Kong, i 12 sarebbero scappati proprio per sfuggire alle loro responsabilità legali. Al momento, tutti sono detenuti per aver cercato di attraversare il confine illegalmente e 2 di loro sono accusati di aver organizzato la fuga via mare e rischiano fino a sette anni di carcere.

Dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale  modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso. Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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