Polonia: proseguono le proteste per difendere il diritto all’aborto

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 19:34 in Europa Polonia

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In migliaia in Polonia sono scesi in piazza e hanno bloccato le strade e le città per protestare contro la sentenza della Corte costituzionale che, giovedì 22 ottobre, ha vietato l’aborto in caso di malformazione grave del feto, equiparandolo ad una “pratica eugenetica”. Sventolando striscioni con la scritta “Basta”, “Non saremo i vostri martiri” e “Vogliamo la scelta, non il terrore”, i manifestanti si sono riuniti in varie città del Paese a dispetto delle restrizioni imposte a causa del coronavirus. Le proteste continueranno fino a quando il divieto non sarà revocato, hanno minacciato i cittadini scesi in strada per manifestare il loro dissenso.

Lunedì 26 ottobre è stato il sesto giorno di protesta. Nei giorni scorsi, i manifestanti sono entrati nelle chiese, in diversi casi durante le messe, per ribadire che “sul corpo delle donne non decide né il governo né la chiesa”, hanno spiegato le organizzatrici della rivolta civile.

La sentenza della Corte ha alimentato una reazione senza precedenti contro la potente Chiesa cattolica polacca, che nel Paese è considerata strettamente legata al governo nazionalista conservatore presieduto dal partito Diritto e Giustizia (PiS). Il movimento ha altresì accresciuto le critiche al primo ministro, Mateusz Morawiecki, salito al potere nel dicembre 2017. I critici del governo affermano che la Corte abbia agito per conto del partito, che in passato si era trovato costretto a dover retrocedere dagli sforzi per inasprire le regole sull’aborto a causa di ampie proteste pubbliche. Il PiS, tuttavia, nega qualsiasi tipo di influenza sulla decisione del tribunale.

L’UE si è più volte scontrata con la Polonia per le politiche del governo di Varsavia che, secondo Bruxelles, tenterebbero di limitare le libertà civili e personali dei cittadini. Negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si sono ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria della riforma che tenta di imporre il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o il pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.

In Polonia, dove il 98% degli aborti è praticato per gravi malformazioni del feto, la sentenza della Corte costituzionale significa di fatto un divieto totale all’interruzione di gravidanza. Sarà legale solo in caso di stupro, incesto o minaccia per la salute della donna.

Il governo, dal canto suo, sta chiedendo ai manifestanti di sospendere le proteste a causa del crescente numero di casi di coronavirus che rischia di travolgere il sistema sanitario. Ad eccezione di scontri isolati con la polizia, le rivolte sono state in gran parte pacifiche e, in alcuni casi, i media locali hanno riferito che gli agenti avrebbero espresso sostegno ai manifestanti.

“Quello che sta succedendo in questi giorni è assolutamente inaccettabile”, ha detto in un’intervista radiofonica il capo dello staff del premier, Michal Dworczyk. “Le regole della pandemia sono state violate”, ha aggiunto. La Polonia ha registrato, lunedì 26 ottobre, 10.241 nuovi casi di coronavirus, rispetto al record di 13.632 rilevato tre giorni prima.

Domani, martedì 27 ottobre, le proteste dovrebbero continuare vicino alla casa del leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski, in un ricco quartiere di Varsavia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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