Malesia: no allo stato d’emergenza

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 8:43 in Asia Malesia

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Il primo ministro della Malesia, Muhyiddin Yassin, ha convocato un incontro straordinario del governo, il 26 ottobre a Putrajaya, a Sud di Kuala Lumpur dove hanno sede diversi uffici del governo federale, dopo che il sovrano malese, il sultano Abdullah Sultan Ahmad Shah, ha respinto la richiesta del premier di indire lo stato d’emergenza nel Paese a causa del coronavirus, sostenendo che, al momento, non ve ne sia la necessità.

All’incontro indetto dal premier hanno partecipato tutti i leader dei partiti uniti nella coalizione di governo, la Perikatan Nasional, ad eccezione del presidente della United Malays National Organisation (UMNO), Ahmad Zahid Hamidi, assente per motivi di salute. Nel corso della stessa giornata, è programmato un incontro dei parlamentari di UNMO e del partito Barisan Nasional per discutere il loro appoggio al governo. Il ministro degli Esteri malese, Hishammuddin Hussein, ha dichiarato che tra gli argomenti di dibattito ci sarà la questione delle dimissioni di Muhyiddin.

Il sovrano malese ha rifiutato la richiesta di Muhyiddin dopo essersi consultato con altri monarchi, negando al premier poteri speciali che gli avrebbero consentito di adottare misure straordinarie nella lotta al coronavirus, ma anche di mantenere salda la propria presa sul potere, in un momento in cui quest’ultima sta subendo duri attacchi. Respingendo la richiesta, il sovrano malese ha affermato che il governo ha finora gestito bene la crisi portata dal coronavirus e si è detto certo che l’esecutivo di Muhyiddin saprà continuare con il proprio operato.

Tra le misure proposte nel piano d’emergenza, durante il loro incontro dello scorso 23 ottobre, Muhyiddin aveva chiesto al sovrano malese la sospensione del Parlamento, attirando più critiche in base alle quali si sarebbe trattato di un tentativo del premier di mantenere il proprio potere, in quanto, se il re imponesse lo stato d’emergenza, il Paese potrebbe essere gestito adottando ordinanze che, in tali circostanze straordinarie, non potrebbero essere portate in tribunale.

La prossima sfida in vista per il premier avverrà nel mese di novembre quando il Parlamento, nel quale è appoggiato da una maggioranza di due sole sedute, dovrà approvare il bilancio per il 2021. Se l’esecutivo non dovesse riuscire a far passare la proposta, le pressioni su Muhyiddin affinché si dimetta o indica nuove elezioni potrebbero crescere ancora di più. Se però fosse stato approvato lo stato d’emergenza, il premier avrebbe potuto rinviare la votazione sul bilancio e consolidare il proprio sostegno in Parlamento.

Il 25 ottobre, oltre a negare la richiesta per lo stato d’emergenza, il monarca ha anche chiesto alla classe politica di interrompere le tensioni in corso che potrebbero distruggere la stabilità del governo. Il sovrano ha ribadito che proprio il bilancio sarà cruciale per continuare a combattere il coronavirus e far riprendere l’economia.

Al momento, la stabilità politica della Malesia versa in una condizione di fragilità. Lo scorso 23 settembre, il leader dell’opposizione malese, Anwar Ibrahim, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo, scalzando quello di Muhyiddin. Il successivo 13 ottobre, Anwar era stato ricevuto dal sovrano malese per provare l’esistenza della maggioranza a suo sostegno e per chiedergli di sciogliere l’attuale governo in carica. Tuttavia, tale tentativo era fallito e il sovrano non aveva sostenuto Anwar.

L’attuale governo di Muhyiddin, a sua volta, aveva assunto la leadership della Malesia dopo che, lo scorso 24 febbraio, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, ovvero il Fronte Nazionale, dominata da UMNO, che aveva governato la Malesia per 6 decenni.

Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

Oltre all’incertezza politica, al momento, la Malesia sta affrontando una nuova ondata di contagi di coronavirus, tuttavia politici di più fazioni ed esperti hanno affermato che non ci sia bisogno di uno stato d’emergenza perché vi sono leggi a sufficienza per limitare i movimenti e contenere la diffusione del virus.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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