La Grecia definisce “illegali” i Navtex della Turchia

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 11:08 in Grecia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha di nuovo prolungato, fino al 4 novembre, le attività esplorative della sua nave da ricerca sismica, la Oruc Reis, nelle acque contese del Mediterraneo orientale, una mossa che la Grecia ha definito “illegale”.

Le tensioni tra i due membri della NATO, scatenate da una disputa sull’estensione delle loro piattaforme continentali e sulle conseguenti rivendicazioni di risorse di idrocarburi, non accennano a diminuire. Questo nonostante, il 23 ottobre, il Segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, abbia dichiarato che i due Paesi avrebbero acconsentito ad evitare lo svolgimento di esercitazioni militarinelle acque della regione nelle prossime settimane. La notizia, che aveva diffuso un senso di speranza verso una possibile riappacificazione, è stata bruscamente sostituita dall’annuncio con cui Ankara, il 25 ottobre, ha dichiarato che non arresterà le sue ricerche di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

Insieme ad altre due navi, la Oruc Reis opererà a Sud dell’isola greca di Rodi fino al 4 novembre, ha rivelato un Navtex della Marina turca, emesso nella serata di sabato 24 ottobre. Un precedente avviso ai naviganti aveva già esteso le attività dal 22 al 27 ottobre.

Il Ministero degli Esteri greco ha affermato che avrebbe presentato una denuncia nei confronti della Turchia a seguito dei suoi atteggiamenti “provocatori” e dell’emissione di nuovi Navtex. Atene ha dichiarato che il prolungamento delle esplorazioni rappresenta una “mossa illegale”, contrasta con gli sforzi volti ad allentare le tensioni e si oppone alle recenti conclusioni del Consiglio dei capi di governo dell’UE, i quali avevano intimato al governo di Ankara di astenersi dal prendere decisioni unilaterali nel Mediterraneo orientale, minacciando il Paese di possibili sanzioni. La Turchia, ha aggiunto l’UE, si sta comportando “come una potenza che cerca a tutti i costi di destabilizzare la regione”.

“La Grecia condanna apertamente questo comportamento inaccettabile, che si sta sostanzialmente allontanando ancora di più dalla prospettiva di un dialogo costruttivo”, ha affermato il Ministero degli Esteri di Atene, chiedendo la revoca immediata dell’avviso. Dal canto suo, il Ministero degli Esteri turco ha risposto dichiarando che le rivendicazioni greche sono “prive di fondamento” e che “l’area in cui opera la Oruc Reis si trova perfettamente all’interno della piattaforma continentale della Turchia”.

Ankara aveva ritirato la Oruc Reis dal Mediterraneo a metà settembre per “consentire l’inizio della diplomazia” prima di un vertice europeo in cui Cipro chiedeva sanzioni contro la Turchia. Dopo che il blocco aveva stabilito, durante lincontro, di non approvare, almeno per il momento, alcuna misura punitiva nei confronti del governo turco, la nave era stata rimandata indietro, l11 ottobre, provocando la rabbia di Grecia, Francia e Germania. Quest’ultima sta cercando da mesi di mediare nella disputa tra i due vicini nel Mediterraneo orientale e, di recente, ha affermato che se Ankara dovesse continuare con i suoi atteggiamenti provocatori e unilaterali, l’UE potrebbe decidere di introdurre quelle sanzioni che a settembre aveva preferito evitare.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.