Immigrazione: ancora un naufragio a largo della Libia

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 20:15 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha reso noto che almeno 11 migranti, tra cui una donna incinta, sono annegati domenica 25 ottobre, a largo della Libia. 

La loro barca si è capovolta al largo delle coste della Libia mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Si è trattato del terzo episodio del genere nel Mediterraneo in una settimana. La portavoce dell’OIM, Safa Msehli, ha dichiarato che le guardie costiere libiche hanno salvato almeno altri 10 migranti con l’aiuto dei pescatori locali, riportandoli in Libia. 

L’episodio precedente si era verificato martedì 20 ottobre, quando almeno 15 persone sono morte in un naufragio al largo delle coste libiche e 5 sono sopravvissute e sono state portate a riva un gruppo di pescatori, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, l’IOM. La loro imbarcazione si è capovolta vicino alla città di Sabratha. Il capo della missione dell’OIM in Libia, Federico Soda, ha aggiunto che altri 70 individui, forse di più, sono stati intercettati e riportati in Libia dalla guardia costiera nei giorni successivi.

Inoltre l’OIM ha riferito che il 22 ottobre altre 5 persone sono morte quando la loro barca si è capovolta vicino all’isola di Lampedusa. Ad oggi, almeno 500 migranti sono deceduti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, secondo i dati dell’Organizzazione. Tuttavia, l’OIM ha affermato che il numero effettivo di morti era probabilmente più alto. Il capo della missione dell’OIM in Libia, Federico Soda, ha affermato che le morti erano direttamente collegate alla mancanza di “operazioni di soccorso in mare complete”.

Il fenomeno migratorio contribuisce enormemente all’instabilità della regione del Mediterraneo. A tale proposito, un report di Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, è stato pubblicato il 23 settembre. Il documento evidenzia le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati soccorsi nel Mediterraneo, che vengono riportati in Libia. Secondo il report, questi individui “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. 

In 58 pagine, il documento analizza la crisi nel Paese Nordafricano e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

In tale contesto, la Commissione Europea ha lanciato una nuova proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti all’interno dell’UE. Il piano è stato presentato il 23 settembre e prevede un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” e una conseguente divisione degli oneri, almeno finanziari, in tale ambito. Tuttavia, la proposta è stato fortemente criticata poiché, per i progressisti, non è abbastanza. Una delle questioni è la possibilità di rimpatriare i migranti, in periodi di emergenza migratoria.

Per alcuni conservatori e per gli Stati più duri sul tema e meno disponibili a venire a patti, la proposta della Commissione è invece eccessiva. Il documento deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo e alcuni Paesi membri, specialmente quelli dell’Est Europa, si sono già opposti. Il nuovo piano per l’immigrazione era stato presentato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento ha lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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