Egitto: al via le elezioni parlamentari, segnate dal “denaro politico”

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 12:10 in Africa Egitto

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In Egitto ha avuto inizio, il 24 e 25 ottobre, il primo round delle elezioni per la Camera bassa del Parlamento egiziano. Secondo alcuni, quanto emerso dai risultati del primo spoglio mostra come anche queste elezioni siano segnate dal “denaro politico” e dall’influenza dell’esercito e dei partiti fedeli al presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

A riferirlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, lunedì 26 ottobre, alla luce dei risultati dello spoglio in corso in alcuni distretti elettorali egiziani. Secondo quanto annunciato dalla sottocommissione della prima circoscrizione del Governatorato di Giza, che comprende le sezioni di Giza, Dokki e Agouza, il numero totale di elettori recatisi alle urne ha raggiunto quota 174.621, su un totale di 653.554 elettori, con un’affluenza pari, quindi, al 26,7%.

Si tratta del secondo turno elettorale per il Parlamento egiziano dalla nomina di al-Sisi a capo del Paese. L’organo legislativo uscente, eletto nel 2015, era composto perlopiù di sostenitori di Sisi e comprendeva un piccolo blocco di opposizione noto come 25/30. In totale, il 24 e il 25 ottobre, più di 62 milioni di egiziani aventi diritto al voto sono stati chiamati a recarsi alle urne in 14 governatorati, tra cui Il Cairo e Alessandria, per esprimere la propria preferenza su 568 dei 596 deputati della Camera bassa del Parlamento egiziano.  Come per il Senato, anche per la Camera, il presidente al-Sisi avrà la possibilità di nominare 28 membri. Sono circa 4.000 i candidati, oltre a 8 liste di coalizione, a competere per aggiudicarsi seggi in Parlamento. Il secondo round, che riguarderà province diverse, è previsto per il 7 e 8 novembre, mentre il ballottaggio finale si terrà, presumibilmente, il 21 e 22 novembre per il primo turno, e il 7 e 8 dicembre per il secondo. Si prevede che i risultati finali saranno annunciati il 14 dicembre.

Le elezioni della Camera giungono dopo quelle del mese di agosto scorso e che hanno riguardato la seconda camera parlamentare, il Senato, di recente formazione. In tale occasione, è stata riportata una netta vittoria del partito Mostaqbal Watan Party, fedele al governo del Cairo e al presidente Abdel Fattah al-Sisi. L’affluenza alle urne è stata pari al 14,23%. Anche per le nuove elezioni, la popolazione egiziana prevede che non vi sarà alcun effetto sorpresa e che, ancora una volta, saranno i fedeli di al-Sisi ad aggiudicarsi la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Circa il primo round del 24 e 25 ottobre, le autorità egiziane avevano avvertito la popolazione circa il rischio di incorrere in sanzioni pari a quasi 30 dollari, nel caso di boicottaggio. Parallelamente, stando ai primi risultati a poche ore dalla chiusura dei seggi, al-Araby al-Jadeed ha riferito che in alcuni distretti elettorali è stata riportata la vittoria di candidati coinvolti nella distribuzione di “tangenti elettorali”, avvenuta grazie anche alla copertura fornita dai membri dell’esercito e delle forze di sicurezza incaricati di garantire il corretto svolgimento del processo elettorale. A detta del quotidiano, pertanto, a farla da padrone è stato nuovamente il “denaro politico”.

Di fronte a tale scenario, per alcuni, il Parlamento è diventato un organismo collegato all’autorità esecutiva, privo di una vera autorità legislativa. Mostakbal Watan comprende uomini d’affari e personaggi pubblici di spicco e, a partire dal 2014, il suo ruolo è cresciuto gradualmente, fino a divenire una delle forze politiche predominanti. Il suo leader, Abdelwahab Abdelrazek, è stato di recente nominato capo del Senato.

Risale al 15 giugno la decisione della Camera dei deputati egiziana, sino ad allora l’unica nel Parlamento egiziano, con cui è stato approvato un primo disegno di legge volto ad istituire la seconda camera parlamentare, il Senato. Quest’ultimo sostituisce il Consiglio della Shura, sciolto nel 2014, e può avanzare proposte volte a promuovere la democrazia e la pace sociale nel Paese, così come il mantenimento dei valori e delle libertà nella società. Il Senato, inoltre, può esprimere il proprio parere su eventuali emendamenti costituzionali, bozze di progetti per lo sviluppo sociale ed economico e accordi di pace e di alleanza. Non da ultimo, il capo di Stato può chiedere il parere di tale organo su questioni relative alla politica generale dello Stato e dei propri affari esteri.

Sia il governo del Cairo sia i diversi candidati e partiti hanno rivolto una grande attenzione alle elezioni e alla formazione del Senato, il quale potrebbe rappresentare un tassello rilevante nel più ampio quadro di riforme ed emendamenti politici già avviati anche per altri organi e istituzioni. Tuttavia, la popolazione egiziana, così come alcuni analisti, credono che una seconda camera sia una “decorazione politica”, in quanto non porterà ad alcun beneficio né svolgerà alcun ruolo significativo all’interno del sistema legislativo del Cairo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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