Coronavirus, Spagna: stato d’allarme per sei mesi e coprifuoco

Pubblicato il 26 ottobre 2020 alle 13:13 in Europa Spagna

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Il Consiglio dei ministri spagnolo, riunito in seduta straordinaria domenica 25 ottobre ha approvato un nuovo stato di allarme per tutta la Spagna con una durata di 15 giorni, anche se l’intenzione è che possa essere prorogato per i prossimi sei mesi, fino al 9 maggio, se le Cortes lo appoggiassero. Il testo impone un coprifuoco obbligatorio per l’intero paese dalle undici di sera alle sei del mattino. Oltre alla chiusura notturna, viene stabilita la limitazione delle riunioni sociali a sei persone. Alle Comunità autonome è anche data la possibilità di limitare l’ingresso e l’uscita dal loro territorio, salvo giustificati motivi, ma è una decisione che resta nelle mani dei presidenti regionali. Ciò consente, ad esempio, che le comunità possano chiudere i propri confini se i vicini fossero particolarmente colpiti dalla pandemia. La richiesta era stata sollevata in alcune occasioni dalle Comunità confinanti con Madrid, ma che fino ad ora non era stato possibile. Il confino notturno è obbligatorio per i prossimi 15 giorni. Dopo quelle due settimane, a partire dal 9 novembre, il coprifuoco non sarà più obbligatorio su tutto il territorio e la sua eventuale estensione sarà lasciata alle valutazioni dei presidenti di regione.

Il governo lascia le decisioni principali nelle mani delle autonomie, una linea politica già presa a giugn che ora viene confermata, come chiedevano i leader locali. L’autorità delegata nella richiesta dello stato di allarme resta nelle mani dei presidenti regionali, che per il momento possono anticipare o ritardare di un’ora il coprifuoco, ma non eliminarlo. Madrid, ad esempio, voleva chiudere alle 00.00, cosa che il decreto consente. L’organo di co-governance che dirigerà la crisi sarà il Consiglio sanitario interterritoriale, che si riunisce solitamente il mercoledì. La Spagna non chiude i confini e fa eccezione al coprifuoco per le Isole Canarie, una delle comunità con i migliori dati, per salvare il più possibile il turismo.

“Tutta l’Europa sta già adottando misure per limitare la mobilità. La situazione in cui viviamo è estrema” – ha detto il presidente, Pedro Sánchez, per giustificare questa decisione. Il presidente ha chiesto “un sostegno parlamentare massiccio” per questa misura, mettendo così sotto pressione il Partito Popolare (PP). Sánchez ha annunciato di aver chiamato Pablo Casado, leader del PP, per comunicare queste misure e chiedere il suo sostegno e quello degli altri gruppi per garantire il sostegno allo stato di allarme al Congresso. Lo stato di allarme è entrato in vigore nel pomeriggio di domenica, non appena pubblicato sul BOE, la Gazzetta Ufficiale spagnola. La notte tra domenica e lunedì è stata quindi la prima di coprifuoco in tutto il Paese ad eccezione delle Isole Canarie. Sánchez vuole che anche l’estensione venga approvata immediatamente, senza aspettare 15 giorni.

Il governo non dovrebbe avere problemi alle Cortes. I liberali di Ciudadanos hanno già offerto i loro voti; Il Partito Nazionalista Basco è d’accordo perché il Paese Basco è stata la prima comunità a chiedere lo stato di allarme venerdì – con l’autorità delegata al Lehendakari (nome ufficiale del Presidente del governo basco), anche la Catalogna lo aveva richiesto, quindi dovrebbe avere i voti delle due formazioni al governo a Barcellina: Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) e Junts per Catalunya. Tuttavia, il Governo insiste molto per ottenere il sostegno del PP, che governa in cinque autonomie, compresa Madrid, quella che ha mostrato più riluttanza ad applicare nuovamente lo stato di allarme. Il PP assicura che Casado esprimerà il suo parere su questo argomento nel corso della giornata di oggi, 26 ottobre.

L’obiettivo è raggiungere i 25 contagiati ogni 100.000 abitanti, ha spiegato il presidente. Ora la Spagna è sopra i 400. Il presidente ha anche garantito che ci sarà una rianalisi ogni due settimane anche se l’estensione non verrà votata ogni 15 giorni come ad aprile e maggio. Il governo ha già indirettamente ammesso che è stato un errore non estendere l’allarme a giugno, ma lo giustifica in quella pressione di altri gruppi politici, soprattutto del PP ma anche di alleati come ERC, lo ha reso impraticabile.

La Spagna torna così allo stato di allarme sette mesi dopo il Consiglio dei ministri del 14 marzo che lo ha decretato a fronte della prima ondata di pandemia. E lo farà questa volta per molto tempo se i piani del governo saranno realizzati. A marzo era la seconda volta in democrazia che la Spagna faceva ricorso allo stato di allarme, previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Ora è il quarto, poiché tra la prima e la seconda ondata era stato utilizzato per chiudere Madrid. Tuttavia, questo stato di allarme non sarà come quello di marzo, ma più morbido e con l’intenzione che il Congresso lo prolunghi per sei mesi, fino al prossimo maggio.

Un’altra differenza con marzo è che il governo afferma direttamente nel suo decreto la volontà che lo stato di allarme duri sei mesi. Il Governo può approvarlo per il momento solo per 15 giorni, ma il testo del decreto prevede già la necessità di prorogarlo al Congresso di sei mesi. L’Esecutivo non vuole ripetere il complesso iter parlamentare della scorsa primavera, con voti strazianti ogni due settimane, quindi questa volta propone subito una lunga proroga e confida di avere abbastanza sostegno parlamentare perché la Spagna, come l’Italia o la Francia, possa evitare negoziati parlamentari continui durante l’emergenza.

Il Governo ha pensato a un diverso stato di allarme anche in termini legali. Il Governo si è adoperato affinché l’autorità delegata nella richiesta dello stato di allarme e nel varo del confino notturno ricada questa volta sui presidenti regionali, che lo hanno rivendicato in più casi.

Sánchez non ha alcuna intenzione di tornare al blocco totale di marzo e al quasi assoluto stallo economico. Ma crede, come la grande maggioranza delle autonomie locali, che una reclusione notturna – che implica impedire la mobilità da una certa ora durante la notte tranne in casi giustificati e con il controllo della polizia delle strade – possa ridurre le infezioni. Più del 30% dei contagi secondo gli esperti si deve a riunioni sociali nelle case. Tutti i governi regionali stanno rilevando che chiudere i bar a un’ora non basta, perché molte persone, soprattutto i più giovani ma non solo, proseguono gli incontri in casa fino all’alba.

Il contatto prolungato in spazi chiusi senza ventilazione aumenta esponenzialmente il rischio di contagio. Ecco perché la maggioranza dei governi regionali accetta di avere uno strumento che consenta alla polizia di sorvegliare le strade di notte ed evitare assembramenti nelle case, senza però dover intervenire di casa in casa, una misura che tutti i partiti, da destra a sinistra, considerano “inattuabile”.

Le cinque comunità governate dal Partito Popolare finora non hanno dato esplicito sostegno allo stato di allarme. Due regioni in mano ai socialisti, Aragona e Canarie, non l’hanno richiesto, ma lo sostengono. Le restanti 10 (Paesi Baschi, Asturie, Estremadura, La Rioja, Catalogna, Navarra, Cantabria, Comunità Valenciana, Castiglia-La Mancha e Isole Baleari) lo hanno richiesto per iscritto tra venerdì e sabato. Anche il governo liberale di Melilla ha chiesto lo stato di allarme.

Il Governo aveva previsto di approvare questo stato di allarme martedì in Consiglio dei ministri ordinato, dopo averlo maturato politicamente con le autonomie, che giovedì 22 ottobre hanno discusso ampiamente della questione alla riunione della sanità interterritoriale, con tutti gli assessori presenti. La decisione è stata anticipata a questa domenica, anche prima della conferenza dei presidenti di domani, a causa della richiesta a cascata di diverse Comunità autonome da venerdì.

La prima autonomia a chiedere lo stato di allarme è stato il Paese Basco. Il Lehendakari, Iñigo Urkullu, ha fatto un passo avanti dopo che la Corte Superiore di Giustizia dei Paesi Baschi ha abbattuto le restrizioni agli incontri sociali che voleva imporre la Comunità. Nove regioni hanno seguito i baschi. E altre sei sono pronte a seguire. L’unico vero problema politico è Madrid, le altre autonomie del PP già da giovedì 22 ottobre si sono dette a favore del coprifuoco notturno e nessuno ha apertamente respinto lo stato di allarme.

Ad oggi la Spagna fa registrare 1,05 milioni di contagi e oltre 34.000 morti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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