Sudan: Israele pronto a concludere l’accordo, l’opposizione è contraria

Pubblicato il 25 ottobre 2020 alle 12:55 in Israele Sudan

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato, il 25 ottobre, che una delegazione israeliana si recherà in visita in Sudan per finalizzare l’accordo di normalizzazione dei legami bilaterali, ma senza fornire dettagli rispetto alle tempistiche. Parallelamente, però, l’opposizione sudanese ha categoricamente respinto l’accordo.

Lo scorso 23 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che il Sudan e Israele hanno deciso di normalizzare le relazioni bilaterali, concludendo così il terzo accordo di pace tra Israele e un Paese arabo nelle ultime sei settimane. Il 25 ottobre, Netanyahu ha ringraziato Trump, il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, e il presidente del Consiglio Sovrano del Sudan, Abd al-Fattah al-Burhan, per la “storica decisione”.

In Sudan, però, la questione della normalizzazione dei rapporti con Israele ha creato numerosi attriti e spaccature sia in seno al governo, per stabilirne i tempi e la portata, sia con l’opposizione che ha invece respinto tale decisione in toto. Il 24 ottobre, la coalizione sudanese di sinistra National Consensus Forces Alliance, un membro chiave dell’alleanza Freedom and Change (FFC) che aveva guidato le proteste contro l’ex-presidente, Omar Al-Bashir, ha duramente criticato l’ultima scelta del governo transitorio sudanese. In una dichiarazione sulla normalizzazione dei rapporti con Israele, la coalizione lo ha accusato di aver violato documenti costituzionali e i principi e gli impegni presi dal Paese con i cosiddetti “tre no”. Il primo settembre 1967, all’indomani della guerra dei sei giorni, proprio a Khartoum, gli Stati della Lega Araba avevano adottato una risoluzione contenente tale principio in base al quale i tre no si riferiscono alla pace, al riconoscimento e ai negoziati con Israele.

Il 24 ottobre, poi, anche l’ex-primo ministro del Sudan, Sadiq al-Mahdi, a capo del maggior partito politico del Paese, il National Umma Party, si è ritirato da una conferenza religiosa organizzata dal governo, in segno di protesta. Per al-Mahdi, l’annuncio della normalizzazione dei rapporti con Israele contraddice la legge nazionale sudanese e contribuirebbe all’eliminazione dei progetti di pace in Medio Oriente, ponendo al contrario le basi per una nuova guerra. Oltre a questo, il patto andrebbe anche ad indebolire il governo transitorio sudanese mettendo a rischio la sua autorità. Infine, al-Mahdi ha anche criticato Trump, sostenendo che sia un razzista nei confronti dei musulmani e delle persone di colore. Anche il Popular Congress Party, un gruppo islamista che sosteneva Bashir, ha criticato egualmente la normalizzazione dei rapporti con Israele.

Al momento, il Sudan è amministrato da un governo transitorio formato da civili e militari che guiderà il Paese fino alle elezioni del 2022 e che è stato istituito in seguito alla deposizione dell’11 aprile 2019 dell’ex-presidente Omar al-Bashir, al potere dal 30 giugno 1989, avvenuta dopo mesi di proteste. Sotto la presidenza di Bashir, tra le altre cose, il Sudan è stato uno dei principali oppositori alla linea dura adottata da Israele contro i palestinesi.

Ad oggi, il Sudan versa in una grave crisi economica caratterizzata da un progressivo aumento dell’inflazione e dalla continua perdita di valore della propria moneta, la sterlina sudanese. Nel Paese mancano beni essenziali quali carburante, pane e medicinali. A tal proposito, durante l’annuncio della normalizzazione dei rapporti con Israele, al Sudan sono stati promessi aiuti per la riduzione del debito, la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico.

Oltre a questo, il raggiungimento dell’intesa con Israele ha consentito al Sudan di essere rimosso dalla lista degli “Stati sponsor del terrorismo” degli USA, nella quale era stato incluso nel 1993, durante la presidenza al-Bashir, in quanto gli Stati Uniti ritenevano che l’allora capo di Stato finanziasse gruppi armati. La presenza del Paese nella lista ha reso difficile al nuovo governo transitorio del Paese accedere a riduzioni del debito e finanziamenti esteri.

Prima del Sudan, sempre grazie alla mediazione di Washington, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein avevano già firmato gli accordi per la normalizzazione dei rapporti con Israele, lo scorso 15 settembre, durante una cerimonia, organizzata alla Casa Bianca.  Il Bahrein e gli UAE erano stati il quarto e il terzo Stato arabo a normalizzare le relazioni con Israele dopo l’Egitto, nel 1979, e la Giordania, nel 1994, e il Sudan si appresta ora a diventare il quinto.

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Camilla Canestri

di Redazione

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