NATO: spese per la Difesa in aumento ma molti Paesi ancora sotto la soglia

Pubblicato il 25 ottobre 2020 alle 6:45 in NATO

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La NATO ha pubblicato i nuovi dati sulle spese militari dei Paesi membri. Nel 2020, l’Italia ha portato gli stanziamenti per la Difesa all’1,43% del Pil, collocandosi tra gli alleati che continuano a spendere meno della soglia del 2%, fissata nel 2014 dall’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord con scadenza nel 2024. Secondo quanto emerso dai nuovi dati, soltanto 10 dei 30 alleati hanno raggiunto l’obiettivo del 2% del Pil in spese militari. Questo nonostante molti di loro abbiano aumentato le spese per la Difesa per il sesto anno consecutivo.

I Paesi membri della NATO avevano tagliato le spese militari negli anni ’90, dopo la Guerra Fredda, ma, dal 2014, in seguito all’annessione, da parte della Russia, della penisola ucraina di Crimea, sono tornati ad aumentare il proprio budget per la Difesa decidendo, proprio in quell’anno, di fissare una soglia minima di spesa, pari al 2% del Pil, almeno fino al 2024.

Oltre agli Stati Uniti, che dedicano alla propria sicurezza un fondo più grande di quello di tutti gli alleati messi insieme, gli altri Paesi che spendono almeno il 2% del loro PIL per la Difesa sono Francia, Norvegia, Gran Bretagna, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. Per il resto degli Stati, la spesa varia da poco meno del 2%, in Bulgaria, Croazia, Macedonia del Nord, Slovacchia e Turchia, a meno dell’1%, ad esempio in Lussemburgo. Il Canada e l’Italia, per quest’anno, hanno previsto un budget di poco inferiore all’1,5%.

Dato che il prodotto interno lordo varia con la crescita economica, l’impatto del coronavirus, che ha devastato le economie mondiali, giocherà un ruolo importante nei prossimi anni sulle scelte di budget dei Paesi membri. La soglia del 2% riguarda i bilanci della difesa nazionale, ovvero quanto ogni Stato spende per soddisfare le esigenze delle proprie forze armate, dunque budget per la Difesa più grandi significano un maggiore impegno collettivo per la sicurezza dei membri dell’Alleanza atlantica.

Da quando è entrato in carica nel 2016, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è concentrato quasi in modo ossessivo sulla spesa per la difesa e ha più volte rimproverato agli alleati di non essere all’altezza. All’inizio del suo mandato, Trump aveva addirittura suggerito che gli Stati Uniti avrebbero potuto decidere di non andare in aiuto di un alleato in difficoltà se il suo budget per la Difesa non fosse stato adeguato.

L’inviato degli Stati Uniti presso la NATO, Kay Bailey Hutchison, ha accolto con favore le nuove previsioni di spesa per l’anno 2020. “Siamo lieti di vedere che questi nuovi obiettivi vanno nella giusta direzione. Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma, negli ultimi sei anni, abbiamo aumentato la spesa dei nostri alleati europei e canadesi di circa 130 miliardi di dollari e sappiamo che i budget continueranno ad aumentare fino al 2024”, ha aggiunto.

Nonostante la crisi del coronavirus, la Germania ha promesso che manterrà saldo l’impegno di fornire “il 10 per cento delle capacità della Nato” e di aumentare “fino al 2031” gli stanziamenti militari. Lo ha affermato, venerdì 23 ottobre, il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenabuer, presidente dimissionaria dell’Unione cristiano-democratica (Cdu).

La NATO raccoglie regolarmente i dati sulla spesa per la difesa degli alleati e li presenta sotto forma di grafici e bilanci. Il Ministero della Difesa di ogni Paese membro dell’Alleanza riferisce ogni anno la spesa militare attuale e stimata. I dati riportati nel documento dell’organizzazione rappresentano i pagamenti che un governo nazionale ha effettuato o deve effettuare, nel corso dell’anno fiscale, per far fronte alle necessità delle proprie forze armate e di quelle dell’Alleanza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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