Erdogan: “Macron necessita di cure mentali”, Parigi richiama l’ambasciatore in Turchia

Pubblicato il 25 ottobre 2020 alle 9:15 in Francia Turchia

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La Francia ha richiamato il proprio ambasciatore in Turchia per consultazioni dopo “commenti inaccettabili” espressi dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sul proprio omologo francese, Emmanuel Macron, il 24 ottobre. Poche ore prima della decisione di Parigi, Erdogan aveva affermato che Macron avesse bisogno di cure mentali vista la sua attitudine verso l’Islam e i musulmani.

Il 24 ottobre, parlando delle recenti politiche adottate dalla Francia per contenere l’estremismo islamico, il capo di Stato turco aveva dichiarato: “Che problemi ha l’individuo chiamato Macron con l’Islam e con i musulmani? […] Macron ha bisogno di cure mentali”. Erdogan aveva poi aggiunto che non ci fosse altro da a aggiungere su un capo di Stato che non capisce la libertà di credo e che si comporta così con milioni di persone che vivono nel suo Paese e che hanno una fede diversa dalla sua.

Dopo tali esternazioni, la presidenza francese ha rilasciato una dichiarazione in cui ha annunciato che l’ambasciatore francese in Turchia sarà richiamato ed è stato specificato che: “Parigi ha riunito i propri partner europei che condividono le richiesta francese alla Turchia di interrompere le proprie avventure pericolose nel Mediterraneo e nella regione”. L’ufficio di Macron ha poi specificato che la Turchia avrà due mesi di tempo per rispondere o dovrà affrontare le misure che saranno adottate nei suoi confronti.

Un membro del team presidenziale francese, rimasto anonimo, ha comunicato ad AFP citata da The New Arab che l’ambasciatore francese in Turchia sarà richiamato per consultazioni e per in parlare con Macron della situazione. L’uomo ha affermato che: “I commenti del presidente Erdogan sono inaccettabili. L’eccesso e la maleducazione non sono un metodo. Chiediamo ad Erdogan di cambiare l’indirizzo della sua politica perché è pericolosa sotto ogni suo aspetto”. Infine, il membro del team presidenziale francese ha fatto notare che da Ankara non è arrivato alcun messaggio di condoglianze per l’ultimo attentato subito dal Paese lo scorso 16 ottobre, quando un insegnante è stato decapitato da un 18enne ceceno simpatizzante dell’estremismo islamico per aver mostrato in classe caricature del Profeta Maometto.

Di recente, Macron ha lanciato una campagna per “combattere il separatismo islamico” in seguito ad un intensificazione di episodi di terrorismo di matrice islamica, l’ultimo dei quali è avvenuto appunto lo scorso 16 ottobre. In particolare, il precedente 2 ottobre, Macron aveva annunciato una nuova legge contro il “separatismo” religioso che, secondo quanto specificato da Parigi, punterebbe a liberare il Paese dall’islamismo radicale e che sarà presentata in Parlamento il prossimo dicembre. Successivamente, dopo l’uccisione dell’insegnate francese, il 19 ottobre, la Francia ha annunciato l’espulsione di 231 sospetti estremisti, inseriti in una lista di controllo del governo con l’accusa di convinzioni religiose radicali e, il giorno successivo, Macron aveva annunciato lo scioglimento di un gruppo pro-Hamas, attivo in Francia, accusato di essere “direttamente implicato” nell’omicidio dell’insegnante decapitato.

Erdogan è un fedele musulmano che ha riportato l’aspetto religioso nella politica turca e che si era già scontrato con Macron sull’argomento. Per il leader turco, in Francia e in Europa vi sarebbe una “crescente islamofobia” e, a tal proposito, sempre il 24 ottobre, Erdogan ha accusato anche Paesi come la Germania di parlare di secolarismo per celare tale attitudine. Erdogan ha quindi citato un raid della polizia tedesca avvenuto lo scorso 22 settembre in una moschea di Berlino e in alcune aziende sospettate di aver richiesto in modo fraudolento sussidi per il coronavirus. Per Erdogan, tale episodio è stato ingiustificabile ed eseguito in modo irrispettoso. Il presidente turco ha ricordato che ogni caso di islamofobia in Europa è anche un atto di ostilità contro i turchi perché “per un occidentale un musulmano è un turco e un turco è un musulmano”.

Quest’ultimo episodio è andato a sommarsi ad un quadro di generali tensioni tra Ankara e Parigi, entrambe membri della NATO ma divise su più questioni quali i diritti marittimi nel Mediterraneo Orientale e i conflitti in Libia, Siria e nel Nagorno Karabakh.

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Camilla Canestri

di Redazione

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