Afghanistan: ucciso membro chiave di Al-Qaeda, attentato dell’ISIS a Kabul

Pubblicato il 25 ottobre 2020 alle 11:00 in Afghanistan Asia

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Le Forze di Sicurezza dell’Afghanistan hanno ucciso Abu Muhsin al-Masri, un importante membro di Al-Qaeda inserito nella lista dei terroristi più ricercati del Federal Bureau of Investigation(FBI) degli USA, secondo quanto riferito dall’intelligence afghana il 24 ottobre. Nella stessa giornata, 18 persone sono state uccise e altre 57 sono state ferite in un attacco suicida in un centro di formazione a Kabul, rivendicato poi dallo Stato Islamico. Parallelamente, a Est della capitale afghana, altre 9 persone sono morte a causa dell’esplosione di una bomba lungo la strada che ha colpito l’autobus sul quale viaggiavano le vittime. In questo caso, le autorità hanno incolpato i talebani.

Il National Directorate of Security (NDS) dell’Afghanistan ha dato l’annuncio dell’uccisione di Al-Masri nella sera del 24 ottobre, specificando che il tutto è avvenuto durante un’operazione speciale condotta nella provincia di Ghazni, nell’Afghanistan centrale. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, Al-Masri era ritenuto “il secondo al comando di Al-Qaeda”,  era di origine egiziana ed era noto anche con il nome di Husam Abd-al-Ra’uf. Gli Stati Uniti avevano emanato un mandato d’arresto nei suoi confronti nel dicembre 2018, accusandolo di cospirazione per l’uccisione di cittadini statunitensi e di aver fornito sostegno materiale e risorse ad un’organizzazione terroristica straniera.

Il direttore dello US National Counter-Terrorism Center, Chris Miller, ha confermato la notizia della morte di al-Masri aggiungendo che la sua “rimozione dal campo di battaglia” sia stata un duro colpo per l’organizzazione terroristica, che sta continuando a subire perdite strategiche anche grazie agli USA e ai suoi partner. Miller ha poi sottolineato come la perdita di al-Masri ha messo in luce il declino dell’efficacia dell’organizzazione terroristica. Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva di recente rivelato che, al momento, in Afghanistan, sarebbero attivi meno di 200 membri di Al-Qaeda.

Per quanto riguarda, invece, l’attacco a Kabul del 24 ottobre, il portavoce del Ministero degli Interni afghano, Tareq Arian, ha specificato che un attentatore suicida ha cercato di entrare in un centro di formazione nella zona occidentale di Kabul ma, quando è stato individuato dalle guardie della struttura, si è fatto esplodere causando 18 morti, gran parte dei quali erano studenti di età compresa tra i 15 e i 26 anni. Qualche ora dopo l’attacco, lo Stato Islamico ha rivendicato la propria responsabilità per l’episodio tramite Telegram, senza però fornire prove. I talebani, invece, hanno negato qualsiasi forma di responsabilità rispetto a tale episodio. Nell’area occidentale di Kabul vivono numerose comunità della minoranza sciita Hazara e sono spesso tra gli obiettivi colpiti dagli estremisti sunniti dell’ISIS. Già in passato erano stati presi di mira altri centri di formazione dell’area Ovest di Kabul.

Al momento sono in corso negoziati di pace tra i talebani e il governo afghano, iniziati a Doha, in Qatar, lo scorso 12 settembre. Ciò nonostante, i combattimenti tra governo e talebani in più province e gli episodi di violenza interni al Paese sono aumentati, come dimostra l’attacco con bomba del 24 ottobre. L’inviato speciale per l’Afghanistan degli USA, Zalmay Khalilzad, il 25 ottobre, ha rivolto un ulteriore appello alle parti affinché riducano le violenze in corso e promuovano il processo di pace.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anch’esso a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul.

Raggiungere una pacificazione interna all’Afghanistan è una necessità sempre più urgente per il Paese. Ad oggi, si stima che il conflitto intra-afghano, giunto al suo 19esimo anno, solamente nel 2019, abbia causato la morte di 10.000 persone e che nell’ultimo decennio abbia procurato 100.000 vittime. Oltre alle morti, la guerra in Afghanistan ha distrutto anche l’economia del Paese dove il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha di recente affermato che, al momento, sono gli aiuti stranieri, il cui principale donatore è Washington, a tenere in piedi il bilancio del Paese.

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Camilla Canestri

di Redazione

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