Guardia Costiera USA schierata nel Pacifico contro la Cina

Pubblicato il 24 ottobre 2020 alle 9:07 in Cina USA e Canada

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Il consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Robert O’Brien, ha dichiarato, il 23 ottobre, che gli USA invieranno pattuglie della propria Guardia Costiera nel Pacifico occidentale per contrastare le attività “destabilizzanti e nocive” della Cina nella regione. Per gli USA, rafforzare la presenza della propria Guardia Costiera nell’Indo-Pacifico farà sì che Washington continui ad essere il partner di riferimento nella regione.

Gli USA modernizzeranno e potenzieranno le capacità sia della propria flotta di imbarcazioni Cutter sia, laddove appropriato, dei propri partner nella regione. A tal fine, la Guardia Costiera statunitense posizionerà strategicamente nel Pacifico occidentale le proprie navi di nuova generazione Fast Response Cutter, costruite in Louisiana. Con tale versione potenziata di imbarcazione, Washington assicurerà la libertà di navigazione, condurrà missioni di sicurezza in mare e e potenzierà la consapevolezza e l’attuazione dei domini marittimi, in collaborazione con i propri partner regionali che hanno capacità di controllo off-shore limitate.

Oltre a questo, per potenziare la presenza statunitense nell’Indo-Pacifico, nell’anno fiscale 2021, che è iniziato il primo ottobre 2020 e si concluderà il 30 settembre 2021, la Guardia Costiera statunitense valuterà la possibilità di far stazionare uno dei propri Fast Response Cutter nella base statunitense delle Samoa Americane, un territorio non incorporato degli USA, nel Pacifico meridionale.

O’Brien ha dichiarato che, essendo gli Stati Uniti una potenza del Pacifico, la loro sovranità, così come quella di altri Paesi, e la stabilità regionale sono minacciate dalla Cina attraverso le sue attività di pesca sregolate, illegali e non dichiarate, così come dalle sue molestie contro imbarcazioni che operano in zone economiche esclusive di altri Paesi nell’Indo-Pacifico. Alla luce di ciò, gli sforzi profusi dagli USA, come l’invio della loro Guardia Costiera, sono fondamentali per opporsi a tali azioni destabilizzanti e nocive.

Gli Stati Uniti hanno ancora una volta ribadito di sostenere una regione dell’Indo-Pacifico libera e aperta, nella quale nazioni accomunate dalle stesse idee sostengono un ordine mondiale fondato su regole. A tal proposito, nel corso della prossima settimana, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, si recherà in visita ufficiale in quattro Paesi in Asia, ovvero in India, Sri-Lanka, Maldive e Indonesia, dove cercherà di ridimensionare l’influenza cinese.

Sempre con lo stesso obiettivo, lo scorso 6 ottobre, il segretario di Stato degli USA si era già recato a Tokyo, dove aveva incontrato i ministri degli Esteri di India, Australia e Giappone, i membri del cosiddetto gruppo Quad, e aveva chiesto loro una maggiore cooperazione per contrastare le crescente influenza regionale della Cina. In tale occasione, Pompeo aveva ribadito la propria linea dura nei confronti del Partito comunista cinese (PCC) affermando che per i quattro Paesi fosse essenziale collaborare per proteggere i rispettivi popoli e partner dallo “sfruttamento del PCC, dalla corruzione e dalla coercizione”, citando ambiti di tensione tra la Cina e altri Paesi e territori asiatici come il Mar Cinese Meridionale, il Mar Cinese Orientale, il Mekong, l’Himalaya e lo stretto di Taiwan.

La Cina ha criticato il gruppo Quad, sostenendo che si tratti di un tentativo di contenimento e di limitazione della propria crescita regionale. A tal proposito, lo scorso 21 ottobre, il premier giapponese, Yoshihide Suga, ha affermato di non voler creare una “NATO asiatica” per contenere alcun Paese nello specifico, ma ha ribadito di opporsi a qualunque tipo di azione volta ad esacerbare le tensioni nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale.

Oltre a cercare di consolidare maggiormente le proprie alleanze nella regione, gli USA vi conducono spesso i cosiddetti esercizi di “libertà di navigazione” con le navi della propria Marina militare, solcando acque rivendicate dalla Cina e da altri Paesi, soprattutto nel Mar Cinese Meridionale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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