Grande diga africana: l’Etiopia non accetta minacce

Pubblicato il 24 ottobre 2020 alle 12:46 in Etiopia USA e Canada

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L’Etiopia ha affermato che non cederà ad aggressioni di qualsiasi tipo, il 24 ottobre, dopo che, il giorno precedente, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva affermato che l’Egitto avrebbe potuto distruggere la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) che Addis Abeba sta costruendo sul Nilo Azzurro.

L’ufficio del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che: “Ancora abbondano dichiarazioni occasionali contenenti minacce di guerra per indurre l’Etiopia a soccombere a condizioni inique, le quali rappresentano un affronto alla sovranità etiope, sono fuorvianti e non produttive, nonché chiare violazioni della legge internazionale”. Ciò nonostante, l’ufficio del premier ha ribadito che il Paese non cederà ad aggressioni di qualunque tipo e, oltre a questo, nella dichiarazione, è stato difeso il progetto della GERD, reiterando che l’Etiopia sta lavorando per risolvere le problematiche di lunga data riguardo al progetto con i Paesi a valle, ovvero il Sudan e l’Egitto.

Secondo quanto riferito da The New Arab, una versione separata della dichiarazione redatta in amarico avrebbe contenuto un linguaggio maggiormente vigoroso con affermazioni quali: “Ci sono due questioni che il mondo ha attestato. La prima è che mai c’è stato qualcuno che abbia vissuto in pace dopo aver provocato l’Etiopia e la seconda è che se gli etiopi restano uniti rispetto ad un unico obiettivo è inevitabile che trionferanno.

Seppur non nominandolo, le affermazioni dell’Etiopia sembrerebbero indirizzate a Trump che il giorno precedente, annunciando la normalizzazione delle relazioni tra Israele e il Sudan, si era sbilanciato dalla parte dell’Egitto rispetto alla GERD. Il capo della Casa Bianca aveva dichiarato: “È una situazione estremamente pericolosa perché l’Egitto non potrà lasciar perdere […] e finiranno per far saltare in aria la diga. L’ho detto e lo ripeto: faranno esplodere quella diga”.

L’Etiopia ha spesso descritto il progetto della GERD come un’ancora di salvezza che potrebbe sollevare milioni di africani dalla povertà e vede nel progetto un’opera necessaria per il proprio sviluppo e la propria elettrificazione. Da parte sua, l’Egitto teme invece che la sua messa in opera possa inficiare la disponibilità di risorse idriche per la propria popolazione, che dipendono per oltre il 90% dalle acque del Nilo, il cui maggior affluente, insieme al Nilo Bianco, è proprio il Nilo Azzurro, sul quale è stata edificata la GERD. Anche le riserve idriche del Sudan dipendono da tale fiume e Khartoum ha quindi cercato di far giungere gli altri due Paesi ad una mediazione, dopo il fallimento di un tentativo di negoziati a guida statunitense dello scorso febbraio.

Il naufragio dell’iniziativa statunitense era giunto proprio dopo che l’Etiopia aveva accusato gli USA di aver favorito l’Egitto. Nel mese di settembre, Washington ha poi tagliato parte dei finanziamenti destinati all’Etiopia, citando insufficienti progressi nei negoziati riguardo la “decisione unilaterale etiope” di iniziare a riempire la diga. Al momento, i negoziati sono in corso sotto la supervisione dell’Unione Africana.

La GERD dovrebbe diventare il più grande sistema idroelettrico africano, in grado di generare oltre 6.000 megawatt di elettricità. Per la sua realizzazione, al momento arrivata al 70%, è stato previsto l’impiego di 4,6 miliardi di dollari. Prima che la diga venga messa in funzione, l’Egitto vuole assicurarsi l’implementazione di un accordo legalmente vincolante in grado di garantire l’assicurazione di un flusso minimo e la creazione di un meccanismo di risoluzione di eventuali dispute che potrebbero emergere in futuro. L’Etiopia, invece, rivendica diritto assoluto sul Nilo Azzurro, in quanto il suo corso nasce e attraversa il proprio territorio.

Due trattati stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959 regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. In base ad essi, all’Egitto spetta il diritto sul 75% dell’afflusso idrico annuale del fiume nonché il diritto di veto su qualsiasi progetto riguardante i suoi affluenti, anche in altri Paesi. Il  Nilo Azzurro si origina nell’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana e si unisce al Nilo Bianco in Sudan, formando il Nilo. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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